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L’influenza dell’irrigazione sulla scarsità idrica

L’effetto dell’attività antropica. È comune irrigare utilizzando il pompaggio dell’acqua dalle falde acquifere. Questa pratica può però influenzare negativamente i processi atmosferici, interferendo con il normale svolgersi del ciclo dell’acqua e accentuando il fenomeno della scarsità idrica durante i periodi molto caldi.
All’interno del ciclo dell’acqua, la terra assume una funzione di serbatoio, riassorbendo dall’atmosfera l’umidità persa attraverso l’evapotraspirazione. Questo assorbimento netto genera un flusso di acqua verso i corpi idrici, superficiali e sotterranei. L’estrazione di acque sotterranee, sia essa operata per il consumo umano che per scopi agricoli o industriali, provoca un’alterazione nei normali processi naturali generando un incremento dell’evapotraspirazione.
L’acqua utilizzata per l’irrigazione delle colture per larga parte evapora invece di ritornare nei corpi idrici, generando un aumento dell’umidità atmosferica. Questo fenomeno influenza conseguentemente la temperatura del terreno, riducendola sensibilmente, e la riflessione dei raggi solari.
In base alle condizioni locali, l’impatto finale di questi processi può ridurre o aumentare le piogge e lo stoccaggio di acqua nel terreno. Si possono quindi osservare fenomeni su larga scala e problematiche che possono riguardare anche quei luoghi che non sono direttamente interessati da grossi prelievi di acqua, con implicazioni sulla disponibilità idrica.
Gli effetti risultano più marcati quando le temperature aumentano, generalmente insieme alle richieste di acqua per l’irrigazione. I recenti software di modellizzazione hanno permesso a un gruppo di ricercatori di esaminare qual è la connessione tra l’utilizzo dell’acqua sotterranea e le variazioni a livello atmosferico, prendendo in esame come area di studio l’intera Europa.

Uno scenario possibile.
Lo studio si è concentrato sull'anno 2003, durante una forte ondata di caldo. Le temperature anomale di questa particolare annata sono state scelte proprio per studiare il fenomeno in condizioni estreme, uno degli scenari plausibili in un contesto di cambiamento climatico.
Per l’intero anno sono stati ipotizzati tassi di prelievo giornalieri da acque sotterranee realistici per uso domestico, industriale e agricolo, usando dati derivati da studi precedenti.
I risultati suggeriscono che il pompaggio e l'irrigazione che utilizzano come fonte le falde acquifere hanno portato ad un aumento del rilascio di acqua dalla terra all'atmosfera mediante l’incremento dell’evapotraspirazione. Questo fenomeno ha ridotto lo stoccaggio netto tra 0,7 e 3,2 millimetri all'anno in tutta Europa (al confronto di uno scenario “naturale”, nel quale non sono stati previsti prelievi dai corpi idrici). Questa gamma di cifre riflette un’elevata incertezza nella stima. Tuttavia, i dati mostrano chiaramente che c’è una riduzione e che questa può influire sul mantenimento della disponibilità idrica. Gli effetti rimangono incerti ma mostrano un potenziale danno al ciclo dell’acqua, soprattutto nelle aree già note per avere equilibri particolarmente delicati come la Penisola iberica e l’area dei Paesi mediterranei. Gli effetti sono di più difficile valutazione nei Paesi dell’area centro-europea, caratterizzati comunque da prelievi idrici molto più bassi rispetto a quelli operati nelle zone caratterizzate da climi più caldi.
I ricercatori suggeriscono che il ridotto stoccaggio continentale, causato dalla stretta connessione tra l'uso dell'acqua e l'atmosfera, ha contribuito alla diminuzione dell’acqua presente nei bacini idrografici nel sud Europa nel 2003. Ciò solleva non poche preoccupazioni socioeconomiche, poiché indica che gli effetti dei massicci prelievi dai corpi idrici si evidenziano sia sullo stoccaggio che sull’atmosfera, generando come conseguenza una potenziale amplificazione della scarsità idrica, soprattutto nelle regioni già interessate da problematiche di disponibilità.

In uno scenario di modificazione del clima le politiche di tutela delle acque diventeranno sempre più centrali. I risultati di una nuova ricerca europea

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