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Particolato e ictus: il ruolo degli alberi

L'ictus è la seconda causa più comune di morte nel mondo. Importante è anche il ruolo che riveste nel procurare disabilità. Può essere provocato da una varietà di fattori, tra cui il fumo, alta pressione del sangue e obesità. Sebbene svariati studi abbiano fatto collegamenti tra l'esposizione a lungo termine all'inquinamento atmosferico e l'ictus, una nuova ricerca fornisce una visione inedita degli impatti anche su breve termine questo tema.
Gli autori di una ricerca svolta in California hanno condotto un'analisi completa di 94 studi per un totale di 28 diversi paesi, che identificavano i livelli di inquinamento dell'aria fino a sette giorni prima si episodi di ictus. Tra gli inquinanti esaminati troviamo il monossido di carbonio, il biossido di zolfo, il biossido di azoto e il particolato (sia il PM2.5 che il PM10).
Tutti questi inquinanti si trovano comunemente nelle emissioni correlate alle combustioni, come quelle dei veicoli e delle industrie.

Il monossido di carbonio, il biossido di zolfo e il biossido di azoto aumentano significativamente il rischio di ictus nel giorno di massima esposizione all'inquinamento atmosferico, con una riduzione nei giorni successivi, dimostrando una chiara associazione a breve termine. Tuttavia, l'esposizione al PM2.5 è stata considerata la più pericolosa, creando un elevato rischio di ictus fino almeno due giorni dopo l'esposizione. Queste particelle sono sufficientemente piccole per diffondersi dai polmoni nel flusso sanguigno, dove possono provocare problemi cardiovascolari.
Gli studi analizzati provengono da tutto il mondo, ma quelli creati con paesi a reddito medio-basso hanno mostrato i più alti livelli di inquinamento atmosferico, con i collegamenti più forti agli ictus. Tuttavia, i ricercatori hanno anche notato che il numero di studi in questi paesi risulta minore rispetto a quelli ad alto reddito, forse a causa dei bassi finanziamenti.

Questo è motivo di preoccupazione, poiché, visto l'alto tasso di inquinamento, proprio in questi paesi sarebbe necessario aumentare la ricerca.
Gli autori hanno riconosciuto che è molto difficile raggiungere una piena coerenza nelle misure dell'esposizione all'inquinamento atmosferico, a causa dell'estrema varietà di tipologie di dati.
La direttiva sulla qualità dell'aria UE 2008/50/CE mira a ridurre al minimo tutto l'inquinamento atmosferico, ma presta particolare attenzione al controllo degli inquinanti con effetto dannoso sulla salute. Il particolato costituisce la più grande minaccia per la salute umana provocando un aumento della mortalità e un aggravamento condizioni croniche come l'asma. Questo studio può aiutare i responsabili politici a sviluppare i giusti controlli per queste sostanze nocive.
 
Ci troviamo a notare ancora una volta l'importanza centrale che riveste il verde nella difesa dell'essere umano contro l'inquinamento. Numerosi studi dimostrano come gli alberi ad alto fusto riescano a fornire una consistente barriera alla diffusione del particolato, intrappolandolo nella chioma. Aumentare il verde in città consentirebbe un abbassamento dei livelli di PM2.5 libero in atmosfera, impedendone la respirazione da parte degli abitanti. Ciò verrebbe tradotto in una diminuzione dell'insorgenza di ictus, patologia molto diffusa nei paesi industrializzati.
Come più volte affermato, per massimizzare i benefici delle alberature in ambiente urbano, si passa da una gestione puntuale e accurata, che tenga conto delle esigenze della pianta. Gli alberi in città potrebbero fornire molti più benefici di quelli attuali, se solo fossero gestiti in modo razionale da parte delle amministrazioni.
 

L'inquinamento atmosferico è una delle prime cause di malattie cardiovascolari. Il verde in città ha una funzione di filtro naturale

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