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Agrilus planipennis: non solo danni alle piante ospiti

Il danno causato dal minatore smeraldino del frassino (Agrilus planipennis) non è solo diretto alla pianta. Gli effetti determinati dalla morte dei milioni di frassini si ripercuotono sul cambiamento del paesaggio urbano, sul microclima, sull’ aumento dei consumi energetici, sulla percezione delle piante in certe aree e, soprattutto, sull’incidenza di alcune patologie cardiovascolari e del tratto respiratorio.
Pur essendo il parassita al momento confinato negli Stati Uniti e in Canada, i suoi effetti non sono diversi da altre pandemie avvenute nel passato (si pensi al cancro del castagno, alla grafiosi dell’olmo, ecc.) e, purtroppo, non si può certo escludere che il suo sbarco in Europa sia scongiurato.

L’Agrilus planipennis è un insetto esotico, originario dell'Asia orientale e introdotto accidentalmente in America del Nord intorno al 1990, molto probabilmente in imballaggi di legno (pallet o casse). Dal punto di vista sistematico è un membro della famiglia dei coleotteri Buprestidi e ha provocato e sta provocando gravissimi danni ai frassini americani, ma anche i frassini europei risultano suscettibili (Fraxinus excelsior e F. angustifolia). In Cina, attacca F. chinensis mentre F. mandshurica appare più resistente probabilmente grazie alla presenza nel floema di numerosi composti fenolici, fra cui le idrossicumarine e altri composti che potrebbero rappresentare dei meccanismi di resistenza al parassita e che, in una ricerca effettuata circa 10 anni fa, risultarono presenti solo nella specie mandshurica e non nelle altre testate e che risultano molto più suscettibili.
Come detto l’Agrilus è originario della Cina, Giappone, Taiwan, Corea, Mongolia e l'Estremo Oriente russo e, dalla sua introduzione accidentale, ha ormai invaso gran parte dell’America Settentrionale. In Asia  spostandosi verso Ovest ha raggiunto la regione di Mosca diffondendosi alla velocità di oltre 40 km l’anno.
L’infestazione del minatore smeraldino è di solito difficile da rilevare fino a quando i sintomi diventano gravi. Gli alberi mostrano un ingiallimento generale e fogliame più piccolo, seccumi diffusi, tipicamente dall'alto verso il basso. Gli alberi più giovani possono essere uccisi in un anno, mentre per gli alberi più grandi possono anche sopravvivere per 4 anni prima di morire. La presenza di germogli epicormici, di piccole fessure longitudinali nella corteccia, o i fori del picchio possono indicare la presenza coleottero.
 
I sintomi dell’infestazione dell’Agrilus sono simili a quelli causati da una varietà di marciumi radicali e del colletto che possono causare ritardi nel germogliamento, microfillia e un generale deperimento che porta alla morte. I frassini sono attaccati in Europa anche da un fungo (Chalara fraxinea) che ha sintomi simili di deperimento. Questo fungo, innocuo nel paese di origine, questo fungo ha dimostrato un notevole impatto in termini di rapidità di diffusione e aggressività sull’ospite, tanto da guadagnarsi l’inserimento nella lista d’allerta della EPPO (European and Mediterranean Plant Protection ed Organization).  Alberi con la sintomatologia suddetta devono essere subito segnalati all’autorità competente.
 
Dopo la morte di milioni di olmi avvenuta fra gli anni ’60 e ’70, i frassini sono stati ampiamente piantati nelle città americane e sono economicamente importanti anche per la produzione di legname commerciale. Dalla prima individuazione di piante infette si calcola che il parassita abbia già direttamente ucciso almeno 10 milioni di piante (ma si parla addirittura di 25 milioni) e minaccia di uccidere la maggioranza degli 8,7 miliardi di frassini presenti in nord America, con costi ambientali ed economici devastanti, sia diretti (mancata produzione di legno, necessità di rimozione e distruzione delle piante), sia indiretti per i mancati servizi ecosistemici conseguenti alla morte delle piante.
Il parassita non è ancora stato individuato in Europa ma il monitoraggio, soprattutto nel Regno Unito, è continuo. In Italia è stata più volte segnalata la sua presenza, ma in realtà si è sempre trattato di uno scambio con la Cantaride (Lytta vesicatoria), nota per la produzione di cantaridina, afrodisiaco, antinfiammatorio, ma anche come veleno. Di aspetto simile all’Agriles vive anche essa sui frassini, in questo caso europei (Fraxinus excelsior e Fraxinus angustifolia ma non sul Fraxinus ornus), sul sambuco, sull'acero, sul pioppo e su altri alberi (compresi quelli oggetto di coltivazione) di cui rode le foglie. Talvolta si evidenzia che tale insetto può nutrirsi anche di foglie di olivo (Olea europaea): in tal caso arreca danni soprattutto sulle giovani piante di cui danneggia, irrimediabilmente, i germogli compromettendo lo sviluppo delle stesse piante. Tuttavia i danni da essa causati sono limitati  facilmente controllabili.
La perdita di un così numero elevato di piante, come dicevamo, non ha solo effetti immediati, ma anche nel lungo termine. Questi effetti finora sono stati sottovalutati nel calcolare l’impatto di questo parassita ma, dal punto di vista della salute umana e dell’impatto economico relativo, potrebbero essere rovinosi.
Per esempio è stato calcolato che se il solo Wisconsin perdesse i suoi circa 5 milioni di frassini presenti nelle aree urbane dovrebbe affrontare un costo intorno ai 3 miliardi di dollari per la rimozione e il reimpianto degli alberi e di circa 270 milioni di dollari per anno in servizi ecosistemici persi riguardo alla riduzione dell’inquinamento, ai maggiori costi di riscaldamento e, soprattutto, di condizionamento e, non ultimo, alla gestione delle precipitazioni eccessivo e del conseguente deflusso.
Una simulazione effettuata sui 25 stati americani dove è presente l’Agrilus ha stimato le perdite in oltre 10 milioni di alberi e un costo intorno agli 11 miliardi di dollari per trattamenti, rimozione e reimpianto.
I danni, come suddetto, non sono solo legati all’abbattimento, al conferimento in discarica speciale e al reimpianto, ma anche alle problematiche sanitarie che potrebbero aggravarsi in conseguenza della perdita degli alberi. Recenti ricerche hanno evidenziato riflessi sulla salute e sul benessere che acuiscono ancor di più il problema. C'è stato, infatti, un aumento della mortalità correlata alle malattie cardiovascolari e alle patologie del tratto respiratorio inferiore nelle aree infestate da questo insetto. L'entità di questo problema è risultata aumentare col progredire dell’infezione ed è apparsa più marcata nelle aree abitate da persone con un reddito familiare superiore alla media. Nei 15 stati degli Stati Uniti in cui è stata effettuata la ricerca, i danni prodotti dal coleottero sono stati associati a 6113 decessi causati da malattie del tratto respiratorio inferiore e a 15.080 decessi conseguenti a problemi cardiovascolari.
Per queste ragioni il minatore smeraldino del frassino rappresenta sicuramente una minaccia reale non solo per quanto riguarda il paesaggio di un continente e per i costi diretti e indiretti, ma anche un problema di sanità pubblica a livello che potrebbe diventare mondiale. La gestione del parassita necessita dunque la massima collaborazione tra gli Stati coinvolti e quelli che potrebbero presto esserlo. Le epidemie, anche nel mondo vegetale, sono come un incendio: si possono controllare quando sono un fuocherello, mentre quando divampano è quasi impossibile spegnerle, poiché i numeri salgono in modo esponenziale.

Molti frassini muoiono in seguito all'attacco del minatore smeraldino del frassino. Tutto ciò causa effetti indiretti di carattere ecologico, paesaggistico e anche sanitario.

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