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La distribuzione dei funghi in ambiente urbano

I vantaggi della biodiversità. I tetti verdi sono diventati sempre più popolari nelle aree urbane, in quanto forniscono un certo numero di servizi ecosistemici che attenuano gli effetti dell'urbanizzazione, come il miglioramento del deflusso delle acque, una maggiore efficienza energetica degli edifici e una riduzione dell'effetto “isola di calore urbana”.
Un ulteriore vantaggio  che non è stato pienamente esplorato è il potenziale effetto serbatoio di habitat per specie residenti o in migrazione attraverso la città. Come i parchi e gli altri spazi verdi urbani, i tetti verdi possono fornire isole di vegetazione che gli uccelli, gli insetti e altri organismi possono utilizzare all'interno della matrice urbana.
Capire come mantenere la biodiversità è utili anche per la gestione dei sistemi come i tetti verdi, con l'obiettivo di massimizzare le loro prestazioni e contemporaneamente ridurne al minimo la manutenzione.

L'indagine sui green roof di New York. La maggior parte dei tetti verdi del Nord-America è piantata con specie di Sedum non native, poco adatte se l'obiettivo che ci si pone è quello di mantenere la biodiversità locale.
Una delle sfide nella piantagione di specie autoctone è che esse devono essere capaci di resistere al difficile ambiente e dimostrare di ottenere performance migliori delle monocolture di Sedum. Particolare attenzione deve essere rivolta al concetto di “comunità” presenti sui tetti verdi: non solo le piante abitano questi ecosistemi. Il diverso assemblaggio delle specie vegetali può generare una diversa colonizzazione da parte dei funghi (come i simbionti), artefici anch'essi della buona riuscita e della longevità degli impianti.

Uno studio statunitense cerca di rispondere ad alcune domande:
  • Possono i tetti verdi a New York ricoprire il ruolo di serbatoio di riserva per la biodiversità dei funghi?
  • Esistono prove di una distribuzione spaziale ordinata delle comunità fungine nella città?
  • La composizione vegetale specifica influenza lo sviluppo di determinati funghi?
  • Esistono analogie fra le comunità fungine che abitano i tetti verdi e quelle ritrovate nel terreno dei parchi pubblici?
La ricerca è stata condotta su dieci tetti verdi e su cinque parchi rappresentativi di cinque distretti cittadini, i campioni raccolti tra il 13 e il 18 giugno 2011, a un anno dall'impianto. Ogni tetto è stato diviso in 12 sezioni indipendenti allestite con diversi mix di substrati e specie vegetali. Le piante utilizzate sono state precedentemente allevate in substrato di coltura sterilizzato con la vaporizzazione, in modo da avere in ogni sezione il medesimo carico di inoculo di partenza.
I campioni sono stati analizzati da un punto di vista microbiologico e i funghi trovati riconosciuti tramite procedure di estrazione e sequenziamento del DNA. Tutti i dati raccolti sono stati poi sottoposti a analisi statistica.

Le conclusioni. I tetti verdi costituiscono un'importante riserva di biodiversità e i dati ottenuti rendono valida questa affermazione anche per i funghi. Mostrano un'elevata e diversificata presenza di specie fungine, nonostante le estreme condizioni ambientali.
I più abbondanti taxa fungini isolati dai tetti verdi sono risultati essere quelli noti per risiedere in suoli molto disturbati dall'attività umana, come la Pseudallescheria fimeti.
Lo stesso fungo è stato rinvenuto, in misura minore, anche nei parchi esaminati.
I funghi di questo tipo possono essere correlati anche a una certa attività di biorisanamento dei terreni, metabolizzando sostanze potenzialmente tossiche per l'uomo. Sono però necessarie ulteriori ricerche per determinare se questi microrganismi sono semplicemente presenti in città poiché resistenti agli inquinanti o se sono attivamente coinvolti in pratiche di degradazione e accumulazione.
L'elevata ricchezza e l'abbondanza della Glomeromycota suggerisce che le piante sui tetti verdi mantengono le loro associazioni simbiontiche, ulteriore vantaggio per la biodiversità.
Mentre questo fenomeno di elevata diversità specifica si osserva sui tetti, nei parchi una maggior omogeneità delle specie degli impianti e una sostanziale quantità di nutrienti più bassa, hanno fatto si che si ritrovassero meno specie fungine e più ricorrenti.
Ulteriore osservazione fatta dai ricercatori è che lo studio è stato effettuato solamente a un anno di distanza dalla data di impianto. Col passare del tempo e con l'aumentare delle superfici coperte con tetti verdi si potrebbe osservare un superamento delle barriere al trasporto delle spore con conseguente aumento della biodiversità anche nelle aree verdi come i parchi.
Non è stata notata alcuna correlazione fra la scelta delle specie vegetali con colonizzazioni caratteristiche, anche questo, forse a causa del poco tempo intercorso fra l'impianto e la raccolta dei dati.
In conclusione i ricercatori affermano anche che, nonostante la sostanziale omogeneità delle specie fungine trovate nei parchi, siano questi ultimi, per la loro vastità e la grande quantità di suolo, a costituire importanti riserve per la sopravvivenza dei funghi in ambiente urbano.
 

Per la prima volta i tetti verdi sono stati considerati come stazione di conservazione di specie fungine. La biodiversità risulta essere più elevata rispetto ai parchi pubblici

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