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Il pino miracoloso di Rikuzentakata

Nelle prossime settimane partiranno i lavori per la costruzione di una scultura commemorativa, allo scopo di tramandare ai posteri la storica sapienza giapponese. Come il pino di Rikuzentakata, resistere e andare avanti è l’unico modo di affrontare la vita con dignità; così insegna il vecchio proverbio giapponese: “Nana korobi, ya oki” (“Sono caduto sette volte e otto volte mi sono rialzato”).

Tradizione. A Rikuzentakata, graziosa cittadina nella prefettura di Iwate, nord della regione del Tohoku, c’era una vasta pineta, nata anche per contrastare eventuali tsunami, dato che tutta la costa è altamente a rischio. Il pino giapponese è considerato l’albero che maggiormente rappresenta lo spirito, il cuore del popolo nipponico. Il motivo è che cresce forte e rigoglioso anche nei luoghi più impervi e meno ospitali, un po’ come la gente giapponese è riuscita ad abitare una terra non facile, sempre scossa da terremoti e battuta dai tifoni più violenti. Ciononostante, il Giappone è diventato lo Stato che ben conosciamo: tra le prime forze economiche, Paese dall’unica, profonda e millenaria cultura, popolato da divinità shintoiste e al tempo stesso fermamente buddista; il sincretismo è la chiave di lettura per poter davvero comprendere l’unicità di questo Paese.

Simbologia.
Il pino giapponese (ben diverso da quello mediterraneo che ben conosciamo) già rappresentato nelle pitture medievali in tutto il suo contorto splendore, è un albero nodoso, pieno di crepe provocate da decenni di vento di mare che non lascia scampo ad altre forme di vita. Ecco perchè regalare un pino in Giappone è sinonimo di augurio di sana e lunga vita, questo spiega il motivo di una tradizione diffusa: durante il capodanno nipponico, si trovano solo rami di pino a decorare ingressi, portoni, centri commerciali, templi e strade; insomma, non c’è miglior augurio per l’anno nuovo.

Il coraggio della natura. L’11 Marzo del 2011, il terribile terremoto e tsunami del Tohoku ha spazzato via migliaia di vite in pochi minuti. Anche la foresta di Rikuzentakata è stata duramente colpita e dei 70.000 esemplari di pino solo uno è rimasto in piedi. Il giorno dopo, in mezzo a tutta quella desolante disperazione, il grande pino vegliava su tutta la regione, come un vecchio e testardo guerriero che nonostante la battaglia sanguinosa, nonostante le mortali ferite, continuava a resistere, per loro, per gli abitanti di Rikuzentakata, per la sua terra. Ne è nato un caso. Nei giorni seguenti su tutti i giornali tronava l’immagine tragica e al tempo stesso commovente di una natura che non vuole morire. Di un popolo che è abituato al dolore, come il grande pino, maestro di coraggio e di vita, anche nella morte.

L'albero dei miracoli è caduto dopo mesi di lotta contro le ferite provocate dal mare.

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