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Città verdi: un ossimoro o una futura conquista?

Negli scenari urbani che molti prospettano per il futuro e dei quali abbiamo ripetutamente parlato, la presenza di zone verdi e di spazi che richiamino un concetto di “naturalità”, può svolgere un ruolo fondamentale per il miglioramento della qualità della vita e per il raggiungimento di una soglia minima di benessere per l’essere umano per il quale è divenuta imperiosa la necessità di rigenerare sia il corpo, sia lo spirito. Infatti, della nostra vita quotidiana di abitanti di grandi città, che cosa possiamo dire di più accettabile e scontato, se non che la viviamo con acuto affanno, senza la necessaria serenità e dedicando limitatissimo tempo alla meditazione? Quante volte, parlando del ritmo e delle condizioni in cui la conduciamo, abbiamo usato i termini «tensione», «morsa», «ingranaggio», «velocità», «frastuono», «smog», ecc., lamentandone gli aspetti più pesanti da sopportare, più corrosivi per lo spirito, più nocivi per la salute? Quante volte abbiamo pensato o parlato, o udito parlare e letto di possibili rimedi a questi mali, concludendo, invariabilmente, che essi rappresentano logiche conseguenze o inevitabili concomitanze di situazioni da cui, tuttavia, otteniamo molti vantaggi? Quante volte, dunque, tutto ciò ci è parso praticamente irrimediabile?

Eppure è, e resta vero, che non pochi degli aspetti negativi e lamentati della nostra esistenza potrebbero essere eliminati, o attenuati nella loro gravità, se maggiore attenzione fosse posta da ciascuno di noi, nella sfera di attività che svolge e per l'autorità che personalmente riveste, alla costituzione e alla cura dei parchi, dei viali e dei giardini nelle città.

A tale riguardo emerge chiaramente l’enorme divario che separa l’Italia dagli altri paesi cosiddetti “sviluppati” e le nostre città dalle città straniere (soprattutto inglesi, francesi, tedesche e scandinave), nelle quali è evidente come lo sforzo delle società coscienti dei problemi del nostro tempo sia tutto teso a rendere sempre migliore la vita urbana, reintroducendo quel contatto con la natura che le sconvolgenti trasformazioni cui esse sono state sottoposte da oltre un secolo rischiavano di eliminare. Infatti, nei programmi urbanistici delle maggiori città straniere il verde viene accuratamente proporzionato e distribuito in base a norme precise, messe a punto da studi di igienisti, sociologi e urbanisti, insieme a ecologi, agronomi e forestali: come detto in precedenti articoli, ciò che deve essere pianificato e realizzato non solo realizzando spazi verdi che risultano poi isolati, ma è necessario costruire una maglia di spazi fra loro interconnessi e collegati da viabilità dolce che penetri profondamente nell’abitato, in modo da servire il maggior numero di cittadini e per le più svariate attività creative.

Purtroppo, nonostante anni di studi e proposte, sono ancora pochi in Italia gli esempi di una corretta pianificazione, progettazione e realizzazione di aree verdi concretizzati sui pochi summenzionati principi. Ci siamo piuttosto lasciati travolgere da un’esplosione edilizia incontrollata, basato su un arcaico ed esasperato concetto della proprietà privata dei suoli (agli italiani piacciono solo le famose riforme NIMBY, Not In My BackYard, non nel mio cortile) e ispirata, spesso, dalla speculazione edilizia dove le amministrazioni comunali hanno usato il suolo come un vero e proprio bancomat per affrontare la riduzione delle risorse e dove i privati hanno cercato di massimizzare il proprio profitto a tutto vantaggio del bene materiale personale (teoria del vantaggio a breve termine).

Da decenni, all’estero, il verde urbano è invece considerato e realizzato come un autentico servizio pubblico, al pari degli acquedotti, delle scuole, delle fognature, delle strade: essenziale alla vita degli uomini, al loro equilibrio, al gioco ed alla attività sportiva di giovani e adulti, al riposo degli anziani, alla ricreazione di massa, all’impiego del tempo libero. Per questo e per la sua decisiva funzione contro l’inquinamento atmosferico, il verde si presenta come una garanzia essenziale per la salute pubblica.

Allora se i benefici delle aree verdi sono noti perché alcune città in crescita subiscono o addirittura accelerano il degrado ambientale, mentre altre sono in grado di conservare o addirittura migliorare la loro qualità ambientale? Negli ultimi anni molto del lavoro in economia ambientale si è concentrato su questa questione. Anche se l'economia è chiamata la "scienza triste" e sembra una materia lontana dalle tematiche ambientali, gli economisti tendono a essere ottimisti circa le conseguenze della crescita economica e, a mio parere, il loro contributo potrà risultare fondamentale nell’indirizzare le politiche pianificatorie e di sviluppo per le città del futuro

Comprendere il rapporto tra sviluppo economico e qualità ambientale urbana non è un mero esercizio accademico. Quasi l’80 per cento della popolazione europea vive in aree metropolitane, e la crescita urbana sta avvenendo in tutto il mondo. Non dobbiamo scordarcelo. Ecco perché avere città verdi non dovrà essere più un ossimoro, ma la realtà nella quale potremmo vivere nel prossimo futuro. 

Francesco Ferrini, presidente della Scuola di Agraria dell'università di Firenze

Nonostante anni di studi e proposte, sono ancora pochi in Italia gli esempi di una corretta pianificazione, progettazione e realizzazione di aree correttamente alberate. Rimediare non è impossibile.

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