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Crisicococcus pini: si diffonde l’allerta in Europa

Origine e diffusione dell’insetto. Il primo ritrovamento in Italia risale al 2015 ed è stato effettuato nel territorio di Cervia, in Emilia Romagna. Le piante interessate appartenevano alle specie Pinus pinaster e Pinus pinea, le quali si trovavano distribuite sia lungo le alberate stradali che in giardini privati. Si aggiunge così un altro insetto, potenzialmente molto pericoloso, capace di colpire le numerose conifere che caratterizzano il paesaggio italiano ed europeo. Proprio per questo gli esperti di EPPO hanno preso la decisione di inserire C. pini nella Alert List. Lo scopo principale della lista di allerta è quello di evidenziare quali sono gli organismi nocivi che potrebbero costituire un serio rischio per i Paesi dell’area EPPO. La lista non è comunque un elenco di quarantena e non prescrive alcuna raccomandazione fitosanitaria specifica.
L’insetto è di origine asiatica e fu descritto in letteratura per la prima volta da uno studioso giapponese. Al di fuori del suo areale di origine compare in California (dove si è poi diffuso) e in un ritrovamento isolato nel Distretto di Columbia, sempre negli Stati Uniti. L’insetto è presente anche in Cina, Corea, Giappone e nell’area orientale della Russia. All’interno della regione Eppo viene segnalato per la prima volta nel 2006, a Monaco, su Pinus pinaster situati nel giardino giapponese cittadino.
Sembra che la sua alimentazione sia limitata alle pinacee. Nella lista di ospiti possiamo trovare P. densiflora, P. halepensis, P. koraiensis, P. massoniana, P. nigra, P. coulteri, P. radiata, P. tabuliformis, P. thunbergii,P. parviflora, P. pinaster e P. pinea. Alcune fonti citano anche Abies come possibile ospite ma le conferme sono molto limitate.
Il danno si evidenzia in seguito alla nutrizione e allo sviluppo dell’insetto sugli aghi in accrescimento. Questi mostrano, dopo l’attacco, ingiallimenti e parziali necrosi dei tessuti. L’emissione di melata favorisce inoltre la comparsa di fumaggini. Le necrosi tendono ad estendersi sulla chioma e portano, come segnalato anche a Cervia, le piante alla morte. Purtroppo i dati sulla biologia e sull’ecologia dell’insetto sono ad oggi scarsi e frammentati.La diffusione dell’insetto è da imputarsi quasi esclusivamente al trasporto di materiale vegetale infetto, vista la scarsa mobilità dimostrata dalla cocciniglia. Rami tagliati e commercio di piante sono quindi i fattori da osservare più attentamente, se si vuole limitare la diffusione delle infestazioni.

Il caso di Cervia.
Per quanto riguarda la situazione nel nostro Paese, è importante ricordare che sono state adottate tempestivamente tutte le misure relative al controllo del parassita, partendo proprio dalle aree interessate dalle prime segnalazioni. Sono due le difficoltà principali incontrate nell’adozione delle pratiche di lotta: la prima è rappresentata dall’assenza di formulati registrati per questa avversità, la seconda è la limitazione dei trattamenti nelle zone non agricole dettata dal PAN (Piano di Azione Nazionale per l'uso sostenibile dei prodotti fitosanitari).
Dopo aver individuato con precisione l’area infestata e la relativa zona cuscinetto, si è proceduto all’abbattimento di diversi esemplari compromessi, corrispondenti a poco più di un centinaio di piante di pino.
In seguito è stato possibile effettuare dei trattamenti endoterapici a base di abamectina, su circa mille alberi adulti. Il formulato, derivato da un microrganismo del terreno (Streptomyces avermitilis), è stato autorizzato in emergenza grazie a un Decreto ministeriale del 2016. Questi trattamenti sono stati in grado di mostrare la loro efficacia, in quanto hanno fermato l’avanzata dei disseccamenti, permettendo una certa ripresa vegetativa delle piante colpite.
All’interno della zona cuscinetto sono stati applicati i principi della lotta biotecnica, individuando dei possibili antagonisti naturali del parassita. La scelta è ricaduta su Cryptolaemus montrouzieri, una coccinella australiana, nota predatrice, nel suo areale di origine, della cocciniglia. In totale sono stati lanciati nel corso della campagna di lotta circa 50.000 esemplari adulti. 
Il monitoraggio è ancora in corso ma i risultati già ottenuti sono decisamente soddisfacenti ed efficaci nel fermare l’avanzata del parassita nel territorio italiano e in Unione Europea.

Fonte1
  
Fonte2

Foto da pagina EPPO, per concessione del Servizio Fitosanitario di Bologna.

La cocciniglia cotonosa del pino è stata inserita nella EPPO Alert List all’inizio del 2019. Le pratiche per limitarne la diffusione.

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