Cover cropping: un’esperienza italiana

Testato in un frutteto biologico siciliano l’utilizzo dell’inerbimento controllato con Trifolium subterraneum. I risultati della ricerca sono incoraggianti.
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Negli ultimi decenni ricercatori di tutto il mondo hanno dato numerosi allarmi per quanto riguarda la perdita di materia organica e l’abbassamento della biodiversità negli ecosistemi. L’intensificazione dell’agricoltura e l’aumento nell’utilizzo di prodotti di sintesi hanno incrementato la lisciviazione di nitrati e l’erosione del suolo nei terreni coltivati, con conseguenze leggibili anche a livello di macroaree, come quella del bacino del Mediterraneo.

L’area mediterranea, con basse precipitazioni e temperature estive elevate, è particolarmente soggetta alla perdita di sostanza organica e gli agroecosistemi stanno al momento affrontando un abbassamento della qualità dei suoli unito a un aumento della pressione delle infestanti.

Tali questioni hanno bisogno di un approccio organico per essere affrontate, ed è per questo che le politiche agricole dell’area insistono nell’incoraggiare l’utilizzo di metodologie a basso impatto, tra le quali un ruolo centrale è assegnato al regime biologico.

In biologico è noto che non si possa ricorrere al metodo chimico per la gestione delle infestanti e sono consentite solamente le pratiche di diserbo meccanico; per questo si è particolarmente diffuso l’utilizzo della pacciamatura, che racchiude in sé numerose tecniche applicabili ai vari casi specifici.

Tra queste è anche possibile utilizzare colture di copertura con la tecnica dell’inerbimento controllato, specialmente nella coltivazione di piante legnose che non risentono della competizione come nel caso dei frutteti.

Un nuovo studio ha esaminato l’utilizzo del Trifolium subterraneum come coltura di copertura, confrontando due suoi metodi applicativi: interrando o non interrando il materiale organico derivato dallo sfalcio.

Come campo di prova è stato scelto un frutteto coltivato ad albicocco in Sicilia, sfruttando un periodo di 3 anni. Gli scienziati hanno valutato la dinamica dell’azoto nel terreno e la presenza di erbe infestanti, utilizzando come testimone un frutteto analogo coltivato in regime convenzionale, con 4 cicli di lavorazione del terreno all’anno.

Sono state registrate le quantità di nitrati, di ammoniaca e di azoto totale oltre alla valutazione della presenza di Nitrosomonas europaea e Azotobacter vinelandii (batteri coinvolti nel ciclo dell’azoto).

I terreni inerbiti con trifoglio hanno ridotto del 70% il numero di specie e la quantità di erbe infestanti rispetto al convenzionale, senza differenze significative tra interramento e non interramento.

Molto positivi sono stati anche i risultati sul pool batterico del terreno: +109% di N. europaea e +145% di A. vinelandii. L’azoto nel terreno è, come è facile intuire, molto più alto nei terreni coltivati con trifoglio, evidenziando un aumento del 478% dei nitrati presenti.

L'approccio del cover cropping con T. subterraneum ha conferito un notevole miglioramento della qualità del suolo e vantaggi contro le infestanti in un frutteto di albicocche siciliane. Questo approccio ecologico, se adottato da parte dei frutticoltori mediterranei, ridurrebbe l'uso di erbicidi sintetici e dei fertilizzanti minerali, garantendo al contempo un impatto minimo sull’ambiente rispetto alle pratiche convenzionali.

La questione del benessere dei suoli diventerà sempre più importante nel corso dei prossimi anni, soprattutto nelle aree più fragili come quella del bacino mediterraneo. Approfondire la conoscenza delle tecniche alternative è fondamentale per tutti gli agricoltori che si troveranno ad affrontare nuovi contesti, ambientali e normativi, nel prossimo futuro.

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