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Phoenix park di Dublino, una riserva naturale in piena città

Con i suoi oltre 700 ettari e un perimetro che si estende per circa 11 km, il Phoenix Park a Dublino è, insieme al Parco della Villa Reale di Monza, uno dei più grandi parchi urbani cintati da mura del mondo. La sua superficie è addirittura maggiore di quella di tutti i parchi di Londra messi assieme.

Storia. La sua storia inizia nel XII secolo quando il Primo Barone di Castleknock donò la terra ai Cavalieri di St. John of Jerusalem, un ordine devoto alla cura dei poveri e degli ammalati. Nel 1537 Enrico VIII soppresse l’ordine e da quel momento l’area divenne proprietà della corona inglese. Nei due secoli che precedettero l’apertura alla cittadinanza, avvenuta nel 1747, l’area fu utilizzata come residenza dei rappresentanti della Corona Inglese e come area di caccia al cervo.
I maggiori interventi paesaggistici furono realizzati fra il 1832 e il 1840 dal paesaggista Decimus Barton, il quale produsse una serie di relazioni e progetti per il parco di eccezionale rilievo. Nel 1860 il parco fu posto sotto il controllo della Commissione dei Lavori Pubblici Irlandese e dal 1925 è governato dal “Phoenix Park Act” che afferma in un suo passo che “La Commissione manterrà il parco come un parco pubblico con lo scopo generale di ricreazione e di divertimento della cittadinanza”.
Nel 1986 il Parco fu designato come Parco Storico Nazionale ed attualmente di trova sotto la giurisdizione del "National Monument and Historic Properties Service" dell’ "Ufficio dei Lavori Pubblici". All’interno del parco sono presenti alcuni edifici storici come la Viceregal Lodge, costruita nel 1752 e destinata a ospitare per quasi due secoli il vicerè britannico; di più antica costruzione è sicuramente l’Ashtown Castle, databile all’inizio del 1600, ma probabilmente realizzato su un edificio preesistente. Di grande effetto scenografico sono invece il Wellington Testimonial (con i suoi 63 m è il monumento più alto d’Irlanda), completato nel 1861 e la Croce Papale, alta 35 m, costruita per la visita di Papa Giovanni Paolo II nel 1979, quando nel prato dei "Fifteen Acres", la superficie non alberata di maggior dimensione situata all’interno del parco, si radunarono oltre un milione di persone. All’interno del Parco si trovano anche altri edifici storici e un giardino zoologico aperto nel 1831.

Cervi al pascolo. Il Phoenix Park è famoso per il suo senso di tranquillità ed è considerato 'naturale' per la maggior parte di pubblico. La visita offre, infatti, molteplici contatti con la natura poiché sono presenti numerosi animali, alcuni dei quali, come i cervi, richiedono un controllo per la loro eccessiva pressione sul patrimonio vegetale che, soprattutto nelle prime fasi dopo l’impianto o la nascita spontanea, deve essere necessariamente protetto dal pascolo. Per tale ragione vengono poste delle protezioni agli alberi in modo che essi risultino protetti per 35 anni (!), durante i quali i danni provocati dai cervi potrebbe essere letali. L’osservazione degli animali, possibile nelle aree aperte dove è comune vedere mandrie di cervi al pascolo o nelle aree arborate, dove la presenza di scoiattoli e volpi e facilmente visibile, è comunque uno delle maggiori attrazioni del parco

Vegetazioni bella e tormentata. Al momento attuale il parco risulta coperto per il 28% da vegetazione arborea (circa 200 ha con approssimativamente 20.000 alberi) e le principali specie presenti sono farnia, frassino, acero montano, betulla e leccio. Sono presenti anche esemplari (talvolta monumentali) di cedro, cipresso di Lawson e larice. Fra gli arbusti e i piccoli alberi molto diffuso è il biancospino particolarmente attraente in primavera e i cui frutti sono fonte di cibo per gli animali. Differenti ecotipi di tasso sono presenti in prossimità dell’Ashtown Castle, dove si trovano anche alcuni cedri e una meravigliosa sequoia. La strada principale che taglia il parco (purtroppo molto trafficata, anche se è in corso un processo volto a limitare al massimo la circolazione veicolare all’interno del parco e già alcune strade sono state chiuse al traffico) è piantata con tre linee di alberi parallele (ippocastani, faggi e tigli) su entrambi i lati.
Purtroppo il pur meraviglioso patrimonio arboreo del Phoenix Park fu fortemente danneggiato da una grande tempesta nel 1903, quando 2942 alberi furono abbattuti dal vento. Più recentemente, oltre 2000 olmi sono stati uccisi dalla grafiosi. Per far fronte alla passate e future perdite, è in atto, da qualche anno, un grande progetto di impianto di alberi che prevede il rimpiazzo degli alberi morti, malati o senescenti. Il progetto è aderente al disegno originale con la piantagione delle specie già presenti, soprattutto faggi, querce, tigli, castagni, aceri montani, frassini e biancospini.

Piano di gestione per il futuro. I numerosi sentieri percorribili a piedi o in bicicletta fanno sì che il parco sia massicciamente frequentato, anche se, grazie alla sua enorme estensione, è sempre possibile trovare un angolo per rilassarsi e godere dell’ombra e della particolare atmosfera creata da alcuni meravigliosi patriarchi vegetali.Nel settembre 2011 è stato approvato ed è entrato nella piena fase di attuazione il nuovo Piano di Gestione il cui scopo è quello di fornire linee guida, insieme a una serie di azioni specifiche, per la gestione del Phoenix Park per le generazioni future, per affrontare le necessità della generazione attuale nel contesto di un Parco storico nazionale. Questo piano di gestione annulla e sostituisce il Piano di Gestione Phoenix Park del 1986. Esso mira proteggere, conservare e migliorare questo patrimonio all’insieme paesaggistico, ambientale, ecologico, faunistico, architettonico e storico con politiche attive e creative per facilitare un accesso più ampio e aumentare le opportunità di divertimento, informazione, istruzione e ricreazione attuali e future. 

Famoso per il suo senso di tranquillità, permette contatti con molti animali. I numerosi sentieri e spazi aperti lo rendono altamente frequentato

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