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Xylosandrus compactus, emergenza fitosanitaria per le piante ornamentali

Xylosandrus compactus (Eichhoff), è un coleottero scolitide di origine asiatica che vive a spese di molte piante legnose di interesse agrario e forestale. La femmina è lunga 1,3-1,8 mm, presenta corpo cilindrico di colore bruno nerastro, il maschio è lungo circa 0,8-1,1 più arrotondato e di colore bruno-rossiccio. 
Nelle aree di indignato e di introduzione X. compactus risulta particolarmente dannoso a colture da reddito come caffè, tè, mango, avocado e cacao. Fra le oltre 220 specie ospiti conosciute, si citano Acer spp., Celtis laevigata Willd., Cercis canadensis L., Cornus florida L., Liquidambar styraciflua L., Magnolia grandiflora L., Malus pumila Mill., Ostrya virginiana (Mill.) K. Koch, Platanus occidentalis L., Quercus laurifolia Michx., Q. nigra L., Salix sp., Sambucus simpsonii Rehder, Eucaliptus spp., Hibiscus, Vitis, Azalea, e Ficus spp. (Ngoan et al., 1976; Wood, 1982; Dixon et al., 2003; Rabaglia et al., 2006). 

Segnalazioni in aumento. La specie, segnalata per la prima volta in Italia dal Servizio fitosanitario della Campania nel 2011 su Quercus ilex, Laurus nobilis e Viburnum sp., è attualmente in fase di espansione in Toscana dove è stata rinvenuta nel 2012 su siepi di alloro in varie località nel comune di Pietrasanta (LU) e di Forte dei Marmi (LU). Data la polifagia della specie gli attacchi possono verificarsi anche piante di lauroceraso e varie altre ornamentali (fra le quali magnolia, olmo betulla, catalpa, salice, tiglio etc.) e coltivate (fra le quali rientra anche l’olivo), interessando con i suoi attacchi piante in giardini pubblici e privati sulle quali causa diffusi disseccamenti dei rametti apicali. 

Cenni di bioecologia. I danni alla pianta ospite sono causati dall’attività di scavo della femmina nei rametti della pianta ospite per la formazione di una breve galleria che si allarga in una camera di allevamento irregolare che può raggiungere i 3 cm di lunghezza dove avviene l’ovideposizione. Tale camera viene successivamente ampliata per facilitare lo sviluppo delle larve. L’attività di scavo è generalmente visibile all’esterno grazie alla rosura espulsa dalla femmina attraverso il foro di penetrazione che si presenta rotondo e con un diametro di circa 0,8 mm. Le larve si nutrono essenzialmente a spese di funghi dell’ambrosia presenti all’interno delle gallerie materne. I propaguli di detti funghi vengono trasportati dalle femmine, stoccati all’interno di strutture particolari del corpo dette micangi e disseminati nella galleria di prolificazione per assicurare l’alimentazione e lo sviluppo della prole.  

La sex-ratio della specie è fortemente spostata a favore delle femmine. I maschi nascono per partenogenesi arrenotoca, sono aploidi e atteri, si accoppiano con le sorelle all’interno delle gallerie di allevamento e hanno vita molto breve; le femmine volano alla ricerca di nuovi siti di ovideposizione (Wood, 1982). X. compactus sverna come adulto nei rametti attaccati (Ngoan et al. 1976; Wood, 1982); il ciclo di sviluppo in condizioni favorevoli può completarsi anche in soli 28 giorni.
Nei nostri climi compie almeno due generazione all’anno. X. compactus è un fitofago primario che può trovare nei nostri ambienti condizioni favorevoli alla sua diffusione e prolificazione. Al danno diretto dello xilofago dovuto all’attività di scavo delle femmine si aggiunge il trasporto sulla pianta ospite di funghi in grado di causare disseccamenti periferici sui rametti colonizzati. 

Misure di controllo. Da dicembre a febbraio è opportuno eseguire la potatura dei rametti che presentano disseccamenti e fori d’entrata dello scolitide. Il taglio deve essere effettuato sulla porzione verde del rametto a 10 cm sotto la parte disseccata. La risulta della potatura deve essere immediatamente bruciata in loco o trasportata in sicurezza (insacchettata al fine di evitare dispersione di adulti svernanti all’interno dei rametti secchi) in appositi luoghi dove verrà immediatamente bruciata.
Da evitare la triturazione del materiale perché gli adulti (lunghi meno di 2mm) possono sfuggire a questo trattamento. Dalla primavera all’autunno si devono effettuare controlli sulla vegetazione delle piante potenzialmente ospiti al fine di individuare i primi sintomi di avvizzimento e disseccamento ed intervenire come sopra riportato. 
Qualsiasi tipo di trattamento chimico o endoterapico curativo non assicura il controllo della specie perché i principi attivi non vengono efficacemente traslocati nei tessuti deperienti o disseccati per l’attacco dell’insetto. A questo va aggiunto che, data la polifagia della specie, non è pensabile di effettuare trattamenti preventivi indiscriminati sul verde urbano sia pubblico sia privato per l’alto rischio che ciò comporta per la salute umana, per la sopravvivenza degli insetti utili e l’inquinamento ambientale. 


Articolo scritto da Valeria Francardi e Fabrizio Pennacchio (CRA-ABP, Consiglio per la Ricerca e la 
Sperimentazione in Agricoltura, Centro di ricerca per l' AgroBiologia e la Pedologia di Firenze). 

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