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La riduzione degli agrofarmaci in viticoltura

Microrganismi che combattono le malattie fungine, predatori dei fitofagi, feromoni che disturbano l’accoppiamento: queste tecnologie rappresentano i nuovi strumenti di difesa a disposizione dell’agricoltura moderna per coltivare in maniera sostenibile.

Alcune scelte possibili. L'utilizzo di questi metodi alternativi può ridurre i rischi ambientali e sanitari associati ai pesticidi chimici, ma sono necessari ulteriori passi avanti per permetterne un utilizzo su larga scala.
L'uva (Vitis spp.) è una delle colture più importanti del mondo. Tuttavia, per raggiungere elevati standard qualitativi, spesso richiede un'applicazione intensiva di agrofarmaci, in particolare fungicidi per combattere malattie come le muffe (causate per esempio da Plasmopara viticola ed Erysiphe necator) e la muffa grigia (Botrytis cinerea). Gli insetticidi sono usati meno spesso, anche se possono essere necessari fino a 10 interventi all'anno sulla frutta da mensa.I rischi ambientali e sanitari connessi agli agrofarmaci di sintesi  hanno stimolato la ricerca di metodi alternativi di gestione dei parassiti.
Per ridurre la necessità di utilizzo di questi prodotti, i viticoltori hanno bisogno di utilizzare una combinazione di strumenti, ad esempio l’aiuto dei ricercatori, oltre a un ritorno a quelle che sono le buone pratiche agricole pensate per ridurre l'incidenza della malattia (ad esempio la massimizzazione del flusso d'aria intorno alle viti, l’igiene del materiale di partenza e la rimozione immediata delle piante malate).

Specie resistenti. In una recente revisione condotta per l’Unione Europea, vengono descritti i metodi più promettenti per l'applicazione delle nuove tecnologie a disposizione in Europa, prendendo in considerazione il mercato dominante dei vini tipici di alcuni regioni, prodotti da varietà tradizionali. Ad esempio, alcune strategie come l’apposizione di barriere o coperture in plastica non sono ben accettate in Europa, in parte a causa del loro negativo impatto visivo, ma anche perché non si adattano alla coltivazione delle varietà tradizionali.
Coltivare varietà di uva resistenti alle muffe è una soluzione per ridurre la dipendenza dai fungicidi, anche se non è sufficiente. Questa tipologia di varietà è stata ottenuta principalmente dall'ibridazione di specie europee e americane di Vitis. In passato, tali ibridi davano un sapore sgradevole al vino, ma gli sforzi congiunti di coltivatori e ricercatori hanno permesso l'identificazione dei geni responsabili di questi sapori e ora si stanno compiendo notevoli passi in avanti. La modifica genetica inoltre consente di trasferire la resistenza da parenti selvatici. Un elenco di varietà resistenti alle malattie sono state pubblicate in un catalogo europeo nel 2011, ma non sono state ancora molto utilizzate poiché, in alcuni casi, queste varietà non sono proprio consentite a causa delle limitazioni legislative e dei disciplinari di produzione.

Microrganismi e stimolanti. I biopesticidi, compresi i biofungicidi, a base di ingredienti vegetali o microrganismi, rappresentano un altro intervento che può essere utilizzato (anche se l'UE non fa distinzioni tra l'origine sintetica o naturale dei principi attivi nella legislazione CE 1107/2009). Un gran numero di questi prodotti è stato testato sulla vite, ma pochi hanno dimostrato di potersi sviluppare commercialmente per la protezione ad esempio, contro la peronospora (Plasmopara viticola).
Il bicarbonato di potassio, gli estratti di alghe e il chitosano (prodotto trattando i gusci chitinosi di gamberi e altri crostacei) possono essere applicati contro oidio (Erysiphe necator) come alternativa allo zolfo e ai fungicidi chimici. La loro adozione è stata però fino ad oggi abbastanza limitata, in  parte a causa del loro costo, della loro bassa persistenza e della minore efficacia a parità di  interventi rispetto alle sostanze convenzionali.
L'uso di microrganismi antagonisti è però una strada promettente. Il fungo Trichoderma ha dimostrato di essere efficace contro le malattie del tronco (ad esempio contro i cancri) e il batterio Bacillus thuringiensis può essere usato contro Lobesia botrana, con percentuali di successo paragonabili a quelle dei pesticidi sintetici, ma il suo uso in viticoltura è attualmente limitato, poiché la sua efficacia dipende da una tempistica di applicazione decisamente stringente.

Semiochimici e altre molecole. La ricerca ha dimostrato che l'azadiractina, estratta dall'albero del neem (Azadirachta indica) e il caolino possono lavorare selettivamente su degli insetti target.
La ricerca sul controllo biologico contro i parassiti, usando predatori o parassitoidi, è limitata in relazione alla viticoltura. L’inerbimento tra i filari, in particolare con piante da fiore, può aumentare il numero di predatori naturali di animali nocivi, ad esempio Chrysopidae e Dermaptera, mentre i parassitoidi come Campoplex capitator, Phytomyptera nigrina, Dibrachys cavus e D. afinis sono risultati efficaci contro lepidotteri dannosi. Ci sono stati tentativi di combattere i lepidotteri dannosi liberando una piccola vespa parassitoide, il Trichogramma, ma risultano essere poco efficaci nei climi caldi e secchi.
I metodi di controllo dei parassiti basati sui semiochimici, che comportano il rilascio di feromoni, sono un altro metodo sotto attenta indagine. Queste sostanze possono impedire l'accoppiamento interrompendo la comunicazione tra insetti, ma il metodo non funziona al meglio su popolazioni molto dense. Convenienti ed efficaci, i dispensatori di feromoni sono in fase di sviluppo, mentre l'applicazione su grandi aree è da diversi anni considerata molto efficace.

Mezzi fisici. L'accoppiamento può anche essere impedito da mezzi non chimici. Nei test in campo, le vibrazioni trasmesse attraverso i vigneti hanno impedito l'accoppiamento del 90% di Scaphoideus titanus, un parassita significativo, in quanto diffonde il fitoplasma della flavescenza dorata (Candidatus Phytoplasma vitis).
Gli erbicidi sono ampiamente utilizzati per controllare le piante indesiderate al fine di ridurre la loro concorrenza, specialmente dove la disponibilità di acqua è il fattore limitante. La pacciamatura rappresenta una alternativa agli erbicidi, insieme al  controllo meccanico delle infestanti.

Alcune considerazioni. In conclusione, i ricercatori notano che gli strumenti di supporto decisionale che raccolgono e analizzano le informazioni sulle colture possono aiutare i coltivatori a percorrere le strade più appropriate per quanto riguarda l’utilizzo degli agrofarmaci. Ad esempio, vite.net® aiuta i coltivatori a calcolare le dosi e i tempi ottimali, a seconda delle condizioni, riducendo le applicazioni di fungicidi fino al 44% nei test. Unendo tali sistemi di supporto alle decisioni con gli altri strumenti menzionati in questo articolo, si potrebbe ridurre notevolmente l’uso degli agrofarmaci in viticoltura. Tuttavia, i ricercatori affermano che un controllo di sintesi è ancora necessario soprattutto per nematodi, batteri, fitoplasmi e malattie virali e potenzialmente, anche per le specie esotiche invasive.

Fonte: http://ec.europa.eu/

 

Una coltivazione sostenibile grazie alla grande varietà di alternative oggi utilizzabili nei vigneti

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