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Il forteto mediterraneo, esempio di coesistenza tra grandi arbusti

Man mano che gli arbusti della macchia crescono, le piante che hanno nel loro corredo genetico la capacità di giungere ad uno stadio di alti arbusti, a poco a poco schermano dai raggi del sole quelle di minori dimensioni e ne determinano la scomparsa (abbiamo già sottolineato che il “nemico” per le piante eliòfile e termòfile è la scarsità di luce): non è raro, ad esempio, vedere ginestre (Spartium junceum) alte 4-5 metri, ridotte ad un fusto privo di rami salvo alla sommità, ornata (si fa per dire) da un ciuffetto di parti verdi: è chiaro che, a questo punto, il loro ruolo quali componenti della macchia è giunto ad esaurimento.

Coesistenza tra arbusti. Abbiamo già visto che, in tempi lunghissimi, i favoriti in questa particolare forma di competizione sono l’olivo spinoso e il carrubo, gli unici in grado di giungere ad un portamento quasi arboreo (clicca QUI per leggere). In realtà per lungo tempo diversi alti arbusti tendono a coesistere, in particolare corbezzolo ed erica arborea: si parla, allora, di macchia alta o “forteto”.
Agli arbusti possono aggiungersi piante lianose come lo strappabraghe (Smilax aspera, nella foto) e vari caprifogli (Lonìcera implexa, Lonicera etrusca, Lonicera caprifolium - quest’ultima, però, presente anche a quote maggiori -). Tali specie sfruttano la possibilità che hanno i fusti, simili a liane, di aggrapparsi alla chioma degli arbusti per salire in alto ed esporre le foglie ai raggi del sole.

Ripresa dopo incendi. Spesso, purtroppo, gli aridi colli marittimi sono interessati da incendi più o meno ricorrenti. Subito dopo il passaggio del fuoco l’aspetto dei pendii è squallido e deprimente: nerastro e devegetato. Se però nella zona non sono presenti piante infestanti (rovi, felci aquiline, clemàtidi come la vitalba, la fiàmmola, la clematide eretta e così via), in breve si verifica una ripresa delle forme spontanee svolgenti un ruolo corretto nel dinamismo vegetazionale: sia i suffrùtici della gariga sia gli arbusti della macchia destano gemme dormienti in corrispondenza del colletto: un singolo fusto, scheletrito e annerito, viene progressivamente celato da numerosi polloni basali verdeggianti.

Infestante favorita. Abbiamo già sottolineato che è il corbezzolo ad ostentare il maggiore e più rapido rigoglio vegetativo e riproduttivo dopo il passaggio del fuoco; anche mirti, alaterni, filliree, però, mostrano un metabolismo accelerato nel riprendere a costituire una nuova chioma. Purtroppo si sviluppa celermente anche lo strappabraghe, che tende a ricoprire gli arbusti vicini con i suoi fusticini relativamente flessuosi e ricchi di spine. A volte il suo sviluppo è tale da compromettere, per fortuna su superfici non troppo estese, la transitabilità dei siti (sempre necessaria dove si verifichino frequenti passaggi del fuoco). Il discorso delle infestanti favorite dagli incendi verrà adeguatamente approfondito in seguito.

La così detta macchia alta è composta anche da piante lianose come lo "strappabraghe"

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