di Maurizio Antonetti*
*Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’Economia Agraria, Centro di ricerca Orticoltura e Florovivaismo. Via dei Fiori 8 - 51017 Pescia (PT).
Il fascino delle orchidee ha radici antiche quanto l’umanità, che affondano nel mito e suscitano emozioni legate alla sfera dell’eros, come nel mito di Orchis, sospeso tra passione e tragedia, che spiega anche l'etimologia della famiglia. Secondo il mito greco, Orchis, figlio di una ninfa e di un satiro, osò sfidare gli dèi tentando di sedurre una sacerdotessa durante una festa in onore di Dioniso. Condannato a morte, fu trasformato in un’orchidea: le foglie maculate di alcune specie di Dactylorhiza richiamano simbolicamente il sangue versato dal giovane, mentre il fiore rappresenta fragilità e rinascita (Fig. 1). E proprio il genere Dactylorhiza, insieme ad altri come Ophrys, Serapias, Anacamptis e Orchis, potrebbe presto diventare una risorsa ecologicamente importante per il verde urbano. Se è universalmente riconosciuta l’importanza delle cultivar tropicali nel mercato del fiore reciso e delle piante ornamentali da appartamento, meno noto è il patrimonio rappresentato dalle orchidee spontanee dei nostri territori. Più discrete nelle dimensioni, ma non meno sorprendenti per forme, colori e strategie biologiche, queste specie trovano spesso condizioni favorevoli negli ambienti urbani, dove possono contribuire ad arricchire la biodiversità cittadina e rappresentare una preziosa risorsa per una concezione più sostenibile e naturalistica del verde urbano. La presenza di orchidee spontanee è infatti il risultato di delicati equilibri ecologici che coinvolgono funghi simbionti, indispensabili per la germinazione e lo sviluppo, e insetti impollinatori spesso altamente specializzati. È per questa ragione che le orchidee spontanee sono considerate indicatori di una biodiversità e di un'ecologia del suolo perfettamente integre (Bianco, 2012; Schneider, 2013). La scomparsa di uno di questi “partner”, causata anche dalle pressioni dell’agricoltura intensiva e dall’uso di prodotti chimici, può compromettere la sopravvivenza delle popolazioni naturali. A ciò si aggiunge la crescente minaccia esercitata dai cinghiali, che scavano e si nutrono di rizotuberi, mettendo a rischio specie rare ed endemiche. In risposta a tali pressioni, ricerche recenti dimostranoche alcune specie di orchidee europee sono capaci di colonizzare con successo ambienti creati dall'uomo, come città (Fig. 2), aree archeologiche (Fig. 3), cave dismesse, rotonde, scarpate ferroviarie e persino tetti verdi. Queste osservazioni stanno cambiando il modo di interpretare il ruolo delle infrastrutture verdi urbane, non più viste soltanto come elementi ornamentali, ma come possibili rifugi per la biodiversità.
Uno dei lavori più significativi è la review di Rewicz e collaboratori (2017), che ha raccolto dati provenienti da 42 città europee. Gli autori hanno documentato la presenza di ben 70 specie di orchidee in habitat antropici, dimostrando che molte specie autoctone riescono ad adattarsi a contesti urbani e degradati quando trovano condizioni ecologiche favorevoli. Lo studio conclude che questi ambienti possono rappresentare veri e propri habitat sostitutivi per specie minacciate dalla scomparsa dei loro ecosistemi naturali (Rewicz et al., 2017).
Un interesse crescente riguarda i tetti verdi estensivi. Ricerche internazionali mostrano che, con il passare degli anni, questi sistemi vengono progressivamente colonizzati da specie spontanee, spesso più adatte delle specie inizialmente impiantate. La componente spontanea contribuisce in modo determinante alla biodiversità dei tetti verdi e può favorire la presenza di specie rare o minacciate, come per esempio Anacamptis laxiflora (Madre et al., 2014), (Fig. 4). I risultati suggeriscono che una progettazione orientata alla conservazione della biodiversità debba valorizzare anche i processi naturali di colonizzazione, limitando gli interventi di manutenzione e mantenendo substrati poveri e ben drenati, simili agli habitat naturali delle orchidee. L'aumento della diversità vegetale migliora il funzionamento ecologico di queste infrastrutture, incrementando la resilienza degli ecosistemi urbani e la capacità di ospitare flora e fauna autoctone (Cook-Patton et al. 2012).
Anche in Italia non mancano esempi di come le orchidee si dimostrino perfettamente in grado di adattarsi ad ambienti urbani. Nel parco delle mura di Lucca, per esempio, grazie a una corretta calendarizzazione degli sfalci, nel 2022 sono state censite ben 15 specie di orchidee, alcune delle quali rare ed endemiche, tutelate dalla Direttiva Habitat 92/43/CEE (Figg. 5-7). L’assenza di diserbi chimici, la protezione dai cinghiali e il rispetto dei cicli naturali hanno creato un equilibrio virtuoso tra piante, funghi simbionti, insetti impollinatori e attività umane. Un esempio concreto di “manutenzione gentile” capace di valorizzare la biodiversità urbana, a vantaggio, oltre che dei cittadini, di un emergente turismo green, sempre alla ricerca di città a misura d’uomo nel rispetto dell’ambiente (Antonetti et al. 2023 a, b). Altri esempi di aree verdi urbane con presenza di orchidee spontanee correttamente gestite sono i giardini dell’Ospedale Villamarina a Piombino (LI), in cui la presenza delle orchidee è stata individuata e salvaguardata da parte dei volontari della WBA (Fig. 8); il Parco pubblico di San Carlo, nel comune di San Vincenzo (LI), che annovera nella sua flora diverse specie rare ed endemiche (Fig. 9); i prati e il tetto verde del CNR di Pisa, a cura della Dott.ssa Francesca Bretzel (Fig. 10), le aree verdi dei Centri di ricerca ENEA di Trisaia di Rotondella a Matera e di S. Teresa Pozzuolo a Lerici (Dott.ssa Stefania Moliterni e Dott. Ivo Rossetti in verbis ).
In conclusione, per quanto riguarda le orchidee mediterranee, le esperienze sono ancora limitate e riguardano soprattutto la colonizzazione spontanea piuttosto che l'introduzione programmata. Il principale ostacolo non è rappresentato tanto dal substrato quanto dalla presenza dei funghi micorrizici, indispensabili per la germinazione dei semi e spesso determinanti anche per la sopravvivenza delle piante adulte. Per questo motivo, la semplice messa a dimora di esemplari propagati in vivaio raramente garantisce il successo a lungo termine se non è accompagnata dal ripristino delle corrette relazioni ecologiche. Oltretutto le normative vigenti (Convenzione di Washington sul commercio internazionale di specie di fauna e flora selvatiche minacciate di estinzione in primis) regolamentano severamente il commercio di tutte le specie di orchidee spontanee.
Le prospettive di ricerca sono tuttavia molto promettenti. Presso la sede di Pescia del CREA Centro di ricerca Orticoltura e Florovivaismo, è in atto un programma per la valorizzazione di specie di orchidee spontanee italiane, nell’ambito del trattato internazionale F.A.O. sulle risorse genetiche vegetali per l’alimentazione e l’agricoltura (RGV-FAO). Il Programma annovera tra i suoi obiettivi la messa a punto di protocolli di germinazione asimbiotica in vitro (svincolata, cioè, dalla presenza dei funghi simbionti), per la coltivazione su piccola e media scala di specie di orchidee per produzioni alimentari (Figg. 11, 12). Tali protocolli, tuttavia, possono essere utilizzati anche per la produzione di orchidee ornamentali da destinarsi al verde urbano.
La disponibilità di protocolli di propagazione in vitro, unita alle conoscenze sempre più approfondite sulle micorrize e sulla progettazione ecologica dei tetti verdi, apre la possibilità di sperimentare nuove strategie di conservazione attiva. In questo contesto, molte specie di orchidee spontanee del Mediterraneo potrebbero diventare protagoniste di progetti pilota capaci di trasformare tetti verdi, parchi urbani e altre infrastrutture verdi in autentici "corridoi ecologici" per la conservazione della flora spontanea europea, con importanti ricadute sia scientifiche sia divulgative (Schrieke et al. 2021).
Riferimenti bibliografici:
Antonetti M, Bertolini VC and Chines A (2023) (a). Le orchidee delle Mura di Lucca: un esempio virtuoso di ecologia urbana da non abbandonare. GIROS Orchidee Spontanee Europee 66(2): 165–176.
Antonetti M, Bertolini VC and Chines A (2023) (b). Lo spettacolo delle orchidee in fiore sulle mura di Lucca. In: L'Agenda della Giardiniera 2024. Nicla Edizioni. ISBN: 978-8894587883.
Bianco PM (2012). Le orchidee come indicatori di qualità degli habitat. Biologi Italiani 42(6): 35–48.
Cook-Patton SC, Bauerle TL (2012). Potential benefits of plant diversity on vegetated roofs: A literature review. Journal of Environmental Management 106: 85–92. doi: 10.1016/j.jenvman.2012.04.003.
Madre F, Vergnes A, Machon N and Clergeau P (2014). Green roofs as habitats for wild plant species in urban landscapes: First insights from a large-scale sampling. Landscape and Urban Planning 122: 100–107. doi: 10.1016/j.landurbplan.2013.11.012.
Rewicz A, Bomanowska A, Shevera MV, Kurowski JK, Krasoń K and Zielińska KM (2017). Cities and Disturbed Areas as Man-made Shelters for Orchid Communities. Not. Bot. Horti Agrobot. Cluj-Napoca 45(1): 126–139. doi: 10.15835/nbha4511051.
Schrieke D, Lönnqvist J, Blecken G-T, Williams NSG and Farrell C (2021). Socio-Ecological Dimensions of Spontaneous Plants on Green Roofs. Front. Sustain. Cities 3:777128. doi: 10.3389/frsc.2021.777128.

Fig.1 – Foglie con la caratteristica maculatura porpora e infiorescenza di Dactylorhiza maculata (l.) Soó subsp. fuchsii (Druce).

Fig.2 - Abbondante fioritura spontanea di Ophrys maritima Pacifico & Soca subsp. maritima (Pacifico & Soca) Kreutz, orchidea endemica del centro Italia, sulle cortine delle mura di Lucca.

Fig.3 - Fioriture invernali di Barlia robertiana (Loisel.) Greuter nel parco archeologico di Selinunte (TP).

Fig.4 - Anacamptis laxiflora (Lam.) R.M.Bateman, Pridgeon & M.W.Chase.

Fig.5 – Particolare dell’infiorescenza di Anacamptis papilionacea (L.) R.M.Bateman, Pridgeon & M.W.Chase, una tra le orchidee più belle presenti sulle mura di Lucca.

Fig.6 – Fioriture autunnali di Spiranthes spiralis (L.) Chevall. sulle cortine delle mura di Lucca.

Fig.7 - Ophrys speculum Link, la più rara tra le orchidee presenti nella flora spontanea delle mura di Lucca.

Fig.8 - Ophrys incubacea Bianca, una delle orchidee messe in sicurezza nelle aiuole dell’Ospedale Villamarina di Piombino (LI).

Fig.9 - Ophrys exaltata Ten. subsp. montis-leonis (O.Danesch & E.Danesch) Soca, un’orchidea rara ed endemica del centro Italia, che ha trovato il suo habitat ideale nei giardini di San Carlo (LI).

Fig.10 - Serapias neglecta De Not. perfettamente ambientata nei tetti verdi sperimentali realizzati al CNR di Pisa.

Fig.11 – Protocormi allo stadio globulare di Ophrys shegodes Mill. subsp. tarquinia (P.Delforge) Kreutz germinati in vitro, senza la presenza dei funghi simbionti, presso i laboratori del CREA di Pescia (PT).

Fig.12 – Piante in vaso di Anacamptis morio (L.) R.M.Bateman, Pridgeon & M.W.Chase ambientate ex-vitro nell’ambito del programma RGV-FAO.