La maiscoltura in Calabria: normativa, casi di studio e prospettive future

L'applicazione di soluzioni innovative su colture tradizionali permette di massimizzare rese e produttività. L'esperienza tecnica come guida verso sostenibilità ed efficientamento delle risorse
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Il mais, uno dei cereali più coltivati al mondo potrebbe essere nuova fonte di investimento per il Sud Italia. Siamo in Calabria, precisamente a Candidoni, provincia di Reggio Calabria. Una delle pianure della terra bagnata dai due mari, dove circa 2000 anni fa vi si stanziarono colonie greche, i cui resti ancora oggi sono in mostra in diversi musei ed apprezzati nel mondo.

La Fattoria della Piana, azienda agricola e fiore all’occhiello calabrese, ad indirizzo zootecnico foraggero, lattiero-caseario e agro-energetico, ha voglia di migliorarsi. Ce lo racconta Zeeshan Wadiwala, Responsabile di Produzione aziendale, 27enne brillante con migliaia di idee e con lo sguardo rivolto al futuro. Nel nostro incontro mi presenta anche Vincenzo, la persona che cura da anni la gestione della coltivazione di mais.

L’azienda si sviluppa su circa 220 ha (tra mais, frumento e foraggere), investiti a mais da insilato, proprio per soddisfare il fabbisogno del grande allevamento di bovine da latte, costituito da circa 900 capi, distinti in Frisona Olandese e una piccola percentuale di Bruna Alpina.

Durante la visita aziendale la mia attenzione viene catturata da diversi aspetti: l’integrazione tra diverse etnie, il rispetto delle norme sul benessere animale. Mi dirigo verso i box parto dove vengo accolto da Luciano, domenicano d’origine con il sorriso che lascia trasparire la sua serenità e l’attaccamento all’azienda. Scambiamo due chiacchere ed entriamo subito in sintonia.

La Fattoria della Piana realizza il vero ciclo chiuso, grazie ad un impianto di Biogas, alimentato con il letame dell’allevamento, sansa di olive, pastazzo di agrumi, dei co-prodotti da implementare.

All’uscita il digestato viene raccolto per poi essere utilizzato come ammendante nei suoli, che tra l’altro assolve alla funzione di vero e proprio fertilizzante nelle semine di mais.

Lo scopo del presente lavoro è stato quello di monitorare le rese di un ibrido di mais mediante somministrazione di digestato in terreni sabbiosi (con scarso tenore in sostanza organica e carbonio organico) nel Sud Italia.

Normativa e descrizione del digestato. Nell’impianto di digestione anaerobica le biomasse agricole e/o agroindustriali in entrata vengono degradate per via biologica e i prodotti in uscita (quelli che si ottengono) sono:

  • Il biogas, ossia una miscela gassosa costituita in prevalenza da metano, anidride carbonica e in piccole quantità acido solforico, mercapatani ecc.;
  • Il digestato, il quale rispetto alle materie costitutive si presenta omogeneo, con un tenore di umidità più elevato perché molta della sostanza secca costitutiva è stata degradata dai batteri per la produzione di biogas. Pertanto, la sostanza organica che ne deriva sarà più stabile e arricchita di elementi fertilizzanti.

Il Decreto 25 febbraio 2016 (“Criteri e norme tecniche generali per la disciplina regionale dell’utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento e delle acque reflue, nonché́ per la produzione e l’utilizzazione agronomica del digestato” – G.U. n. 90 Suppl. Ord. N. 9 del 18.04.16) ne prevede l’applicazione agronomica.

La quantità di digestato da utilizzare per ettaro è in funzione delle sue caratteristiche chimiche nonché della normativa riguardante i terreni ricadente nelle “zone vulnerabile nitrati”.

Nella tabella 1 sono riportate le caratteristiche chimiche (valori medi) di diverse tipologie di digestati.

Tabella 1. Caratteristiche chimiche (valori medi) dei digestati di diversa provenienza campionati presso impianti a biogas che trattano varie matrici (dati C.R.P.A)

 

Matrice in Ingresso

pH

ST

SV

NTK

N-NH₄+

 

%

% ST

g/kg Tq

% NTK

Liquame suino

7,9

6,8

65,0

4035

53,2

Liquame bovino

7,8

6,1

76,6

3305

60,2

Liquame bovino chiarificato

7,9

3,3

55,3

2642

65,3

Liquame bovino + scarti agro industriali

8,3

3,0

51,6

3869

76,5

Liquame bovino+colture energetiche+scarti agro industriali

7,8

4,3

66,0

3800

61,5

Colture energetiche + scarti agro industriali

8

9,8

76,5

5260

24,9

 

L’ibrido scelto e le caratteristiche del terreno. L’ibrido utilizzato in azienda è il DKC6752 (Dekalb), ideale su tutti i tipi di terreno, con un potenziale produttivo di trinciato e da granella in tutte le condizioni. La densità di semina è di 7,5 semi/m2. Il terreno è di tipo sabbioso con scarso tenore in sostanza organica e carbonio organico.

Nella foto 1 sono raffigurate alcune delle fasi fenologiche salienti del mais coltivato nella azienda in oggetto.

 

L’impianto di biogas e la gestione del digestato. L’impianto di produzione di biogas della Fattoria della Piana ha una potenza elettrica di 998 kW, in modo totalmente ecosostenibile. Viene alimentato integralmente dagli “scarti” dell’industria agroalimentare e zootecnica: letame e liquami delle stalle, nonché dal siero residuo delle lavorazioni del caseificio. L’impianto viene alimentato anche da sansa di olive e dal pastazzo di agrumi conferito direttamente in azienda.

Il digestato che fuori esce dalla fermentazione anaerobica è in forma liquida, il quale viene raccolto in vasche di accumulo per poi essere utilizzato come ammendante/fertilizzante sui terreni di proprietà. Il suo spandimento avviene (in presemina) mediante utilizzo di una efficientissima macchina operatrice (Hydro Trike) dotata di una botte di notevoli dimensioni che mediante dei convogliatori irrora sul terreno il digestato che successivamente interra mediante frangizollatura.

Effetto del digestato sulle proprietà del suolo. La digestione anaerobica è la degradazione di sostanze organiche in biogas tramite una comunità microbica di circa 4 gruppi funzionali che agiscono progressivamente durante il processo: batteri idrolitici, batteri acidogenici, batteri acetogenici e gli archea metanogenici. L’uso del digestato come fertilizzante organico sembrerebbe essere uno dei migliori collocamenti di questo materiale derivante dal processo di digestione di co-prodotti dell’agricoltura, visto il suo contenuto significativo in carbonio organico e nutrienti utili per le piante.

Nel recente lavoro di Valentinuzzi F. et al. (2020) è stata effettuata la valutazione di digestati ottenuti da piante adatte ad un impianto di biogas e sulla dose fertilizzante, sia nella frazione liquida che solida (in formato pellet). È stata valutata la risposta sulla fertilità dei suoli, la crescita della pianta e lo stato nutrizionale delle differenti specie coltivate. I dati ottenuti hanno mostrato che entrambe le forme di digestato hanno mostrato un potenziale fertilizzante in funzione delle specie usate e dalla dose fertilizzante. Nella frazione liquida è aumentato il peso fresco dei germogli alla dose minima nel cetriolo. Al contrario, nel mais, il pellet (da digestato) ha aumentato il peso fresco degli steli ad alte dosi fertilizzanti. Inoltre, il digestato liquido ha dato una rapida risposta fertilizzante (es. azoto), ma il suo stoccaggio ha rappresentato il principale svantaggio, a causa della volatilizzazione dell’ammonio. Infatti, la pellettizzazione del digestato potrebbe migliorare la stoccabilità del concime oltre alla disponibilità del nutriente per le piante (come fosforo e potassio), la biomassa delle piante e la qualità biochimica del suolo (biomassa microbica).

La pellettizzazione del prodotto consentirebbe un migliore stoccaggio del digestato, rappresentando una possibile risorsa di minerali anche in applicazione nel lungo periodo.

Risultati. In accordo con Riva C. et al. (2013) in cui l’uso agronomico del digestato come unità fertilizzante ha garantito sia l’apporto di elementi nutrizionali (sostituendo i concimi minerali), sia la chiusura del ciclo del carbonio e dei nutrienti, anche nel caso dell’azienda in oggetto è stato possibile sostituire integralmente l’utilizzo di concimi di sintesi, inoltre grazie agli alti tassi di sostanza organica è stato possibile integrarne il suo contenuto. Come avviene nell’utilizzo dei concimi organici, anche il digestato ha conferito dei benefici sulle proprietà chimico-fisiche del suolo, dove grazie ai colloidi organici e alla loro azione cementificante è stata possibile la formazione di glomeruli, un aumento del potere assorbente del suolo, una lenta cessione dei nutrienti con un contenimento delle perdite per lisciviazione.

L’azienda produce mais da circa 20 anni, ma negli ultimi anni grazie alla scelta di ibridi innovativi, all’assistenza tecnica della Bayer Cropscience, uso efficiente delle acque irrigue nonché del digestato è riuscita ad aumentare esponenzialmente le rese, che sono passate dai 200 q.li ettaro fino a quasi 800 q.li ha. Inoltre l’azienda si è avvalsa dell’ulteriore supporto alle decisioni, il Fieldview, piattaforma di precision farming (di proprietà Bayer Cropscience) che ha permesso di generare mappe di prescrizione, come ad esempio sulla semina o la fertilizzazione, nonché il monitoraggio delle colture mediante utilizzo di mappe satellitari per valutarne la vigoria, lo stress idrico, ecc. Ciò ha consentito un risparmio di seme, fertilizzazioni mirate e risparmio idrico.

In termini di qualità sono stati ottenuti alti valori nutrizionali che comprendono l’energia immagazzinata nell’amido e nella fibra, nonché la digeribilità nelle pareti cellulari, fattori chiavi di successo per l’imprenditore. È risaputo che un silomais di qualità soddisfa il fabbisogno nutrizionale dell’animale, evitando costi aggiuntivi per integrare la razione alimentare con altro foraggio concentrato che assicuri il fabbisogno giornaliero del bestiame.

Grazie al mantenimento dello statygreen fino ad oggi è stato possibile massimizzare rese e redditività.

Un risultato eccellente ed eccezionale in una regione non vocata alla coltivazione del mais come potrebbe essere il Nord Italia. Ci auguriamo rese e traguardi sempre più in alto con l’auspicio che la tenacia e la lungimiranza di questa azienda possa essere da volano per una terra in continua crescita nonostante le difficoltà del settore agricolo.

Prospettive future. La Fattoria della Piana è in continua evoluzione, alla ricerca di tecnologie ecocompatibili e di soluzioni innovative in agricoltura. Gli obiettivi futuri saranno: uso di ibridi di qualità, efficientamento delle risorse irrigue e nutrizionali, la sostenibilità ambientale e salvaguardia del benessere animale.

 

Bibliografia

  • Riva C., Carozzi M., Orzi V., Sommariva F., Acutis M., Boccasile G., Adani F. L’uso del digestato in campo sostituisce i concimi chimici. L’Informatore Agrario 9/2013.
  • Valentinuzzi F., Cavani L., Porfido C., Terzano R., Pii Y., Cesco S., Marzadori C., Mimmo T.  The fertilising potential of manure-based biogas fermentation residues: pelleted vs. liquid digestate. Heliyon 6 (2020) e03325