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Emissioni, UE: calo nel 2013, ma troppe le quote in eccedenza

La quasi totalità della comunità scientifica internazionale è ormai concorde nell’affermare che il cambiamento climatico attualmente in atto è in gran parte dovuto alle esternalità negative prodotte dalle attività economiche umane. All’interno di tale ambito occorre inserire anche l’agricoltura, la quale, sebbene in maniera inferiore rispetto ad altri settori, come ad esempio l’industria, risulta essere una rilevante fonte di produzione di gas serra inquinanti (in particolare di protossido di azoto ed di metano, risultanti rispettivamente dall’uso intensivo di fertilizzanti e dai processi di digestione dei ruminanti; le emissioni agricole di gas serra costituiscono all’incirca il 10% delle emissioni totali dell’UE.
In particolare in agricoltura i maggiori produttori di Co2 sono (fonte FAO, 2014):
-          Bovini (a causa delle rispettive fermentazioni enteriche) per il 40%,
-          Concime rilasciato nei pascoli per il 16%,
-          Fertilizzanti sintetici per il 13%,
-          Risaie per il 10%,
-          Produzione di concimi per il 7%,
-          Desertificazione della savana per il 5%,

Necessarie riduzioni. Il riscaldamento globale sta gradualmente provocando lo scioglimento delle calotte polari e dei ghiacciai, aumentando il livello di mari e rischiando così di compromettere irreversibilmente la biodiversità e l’equilibrio degli ecosistemi nei quali viviamo, al punto da portare all’inondazione di parte rilevante delle terre emerse. Il concetto, a questo punto, appare tanto semplice quanto lampante: l’equilibrio naturale del Pianeta e la sopravvivenza stessa della specie umana sono fortemente a rischio, occorre fare qualcosa.
Per lottare contro tale minaccia l’Unione Europea, ha così deciso di prolungare il famoso trattato internazionale noto come Protocollo di Kyoto (firmando nel dicembre del 2012 l’Accordo di Doha), per tentare di ridurre tra 2013 al 2020 le emissioni di anidride carbonica emesse dai paesi firmatari di un ulteriore 20% rispetto ai livelli del 1990.
 
Il sistema delle quote. Al fine di raggiungere questi obiettivi ha così elaborato un “Sistema di scambio di quote emissione dell’UE” (European Union Emissions Trading Scheme): dal primo gennaio 2005 gli impianti grandi emissori di CO2 possono infatti funzionare solamente se in possesso di un’autorizzazione alle emissioni di gas serra; ogni impianto autorizzato deve poi compensare annualmente le proprie emissioni con delle quote (European Union Allowances e EU Aviation Allowances, equivalenti a 1 tonnellata di CO2 equivalente), le quali possono essere comprate e vendute.
In questa cornice l’ammontare totale delle quote in circolazione viene definito a livello comunitario in funzione degli obiettivi prefissati ed i vari impianti emissori di CO2 possono acquistare (o vendere) quote di emissione nell’ambito di aste pubbliche europee o direttamente sul mercato.
A tal proposito, i dati per il 2013 relativi all’ammontare delle emissioni di gas serra provenienti da impianti che aderiscono a tale sistema parlano di una diminuzione di almeno il 3% delle stesse (nel 2013 le emissioni verificate di gas serra provenienti da impianti fissi ammontavano a circa 1 895 milioni di tonnellate di CO2 equivalente).

Il rispetto delle normative. Solamente meno dell'1% degli impianti che hanno dichiarato il proprio ammontare delle emissioni rilasciate nel 2013 non ha restituito le quote corrispettive entro il termine prestabilito del 30 aprile 2014 e soltanto circa il 3% degli impianti fissi assoggettati al sistema nel 2013 non aveva dichiarato le proprie emissioni al 30 aprile 2014 (termine stabilito per la restituzione delle quote corrispettive), il che dimostra quanto all’interno dell’UE ci sia stato un salutare e diffuso rispetto delle normative.

Nuova regolamentazione delle quote. Il sistema elaborato presenta tuttavia alcune criticità. L'eccedenza cumulata delle quote di emissioni ha inoltre continuato ad aumentare, passando da quasi 2 miliardi alla fine del 2012 a più di 2,1 miliardi nel 2013, creando nuove ed ingombranti problematiche: un'eccedenza di quote rischia infatti di determinare un abbassamento del prezzo della CO2, con il rischio di far tornare a crescere il livello di inquinamento; potrebbe infatti diventare più conveniente acquistare titoli deprezzati rispetto all’effettuare investimenti che favoriscano l’efficienza energetica dei poli produttivi (i quali porterebbero invece ad una diminuzione delle emissioni inquinanti).
Per ovviare a tale inconveniente nel gennaio 2014 la Commissione europea ha così presentato una proposta legislativa volta a istituire una riserva stabilizzatrice del mercato all'inizio del prossimo periodo di scambio, nel 2021 (il periodo di scambio attuale è iniziato nel 2013 e si concluderà nel 2020), un meccanismo che migliorerebbe inoltre  la capacità di tenuta del sistema di fronte a gravi shock, adeguando in base alle esigenze l'offerta di quote da mettere all'asta. 
Per ulteriori informazioni consultare i seguenti siti:

Comunità europea

Ministero dello sviluppo economico

Il sistema di controllo della produzione di anidride carbonica sta dando buoni risultati. Necessaria, però, una nuova regolamentazione per il mercato delle quote

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