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Scenari di miglioramento ambientale per il vivaismo ornamentale

Partendo da un’analisi del ciclo di vita  del prodotto vivaistico effettuata in cinque aziende modello situate nella provincia di Pistoia si sono potute trarre alcune conclusioni decisamente rilevanti.
Osservando i dati emerge chiaramente quali sono le voci più pesanti nell’impatto ambientale della fase di coltivazione in contenitore: il substrato e il vaso.
Il substrato classico utilizzato fino ad oggi nel vivaismo ornamentale è composto da materiali di estrazione (torba e pomice) che necessitano di un elevato costo ambientale per essere prodotti e conferiti al luogo di utilizzo.
Il materiale che compone invece i vasi è il polietilene ad alta densità (HDPE), un polimero plastico prodotto da materiale fossile. Si stima che per produrre 1 kg di HDPE siano necessari circa 1.75 kg di petrolio. C’è da considerare che è comunque un materiale che può essere riciclato sotto la forma, ad esempio, di truciolato plastico riutilizzabile nei processi di produzione di tubature e altri materiali. In questo caso specifico viene però preso in considerazione esclusivamente come materiale di consumo in un processo di produzione vivaistico.

Conoscere le alternative.
Utilizzando lo schema di un’analisi LCA è possibile andare a sostituire gli input che concorrono all’attuale processo produttivo con altri ipotetici fattori di produzione.
È ipotizzabile quindi sostituire il substrato attualmente in uso con altri mix composti da materiali diversi. La stessa procedura è attuabile con i vasi, andando a utilizzare materie plastiche con un impatto ambientale minore in termini di emissioni di CO2e.
Andando a effettuare queste sostituzioni di input è possibile generare alcuni scenari alternativi, che, per quanto puramente ipotetici e finalizzati esclusivamente alla riduzione delle emissioni di CO2e, diano in qualche modo una indicazione di un “percorso di miglioramento” da applicare alle aziende di settore.
Dopo aver elaborato i possibili scenari è facile effettuare un calcolo percentuale sui valori limite delle emissioni. Considerando quindi il valore attuale di ciascun metodo produttivo come il più impattante e il valore di scenario come quello a impatto ridotto.
In questo specifico caso il mix del substrato classico (torba:pomice 50:50) è stato sostituito combinando in diverse percentuali cocco (fibra e midollo, considerati scarti di produzione), lolla di riso (risultante dal processo di sbramatura del chicco)  e compost (inteso come un compostato generico di scarti organici); per quanto riguarda i vasi è stato ipotizzato di utilizzare contenitori in plastica riciclata oppure in plastica biodegradabile (acido polilattico – PLA) in sostituzione del polietilene ad alta densità, attualmente utilizzato.
Si riporta di seguito una tabella contenente i valori percentuali di una possibile riduzione di emissioni.

 

Valore emissione attuale

(kg CO2e/ha)

Valore emissione scenario

(kg CO2e/ha)

Differenza %

A – produzione vaso 13

68030

45650

-33

B – produzione vaso 24

28020

16279

-42

C – produzione vaso 24

74910

42949

-44

D – produzione vaso 24

62786

32343

-48,5

E – produzione mastello 130l

41120

22809

-44,5

media

54975

32006

-41

 
Come si osserva nella tabella, il vaso 24 è stato analizzato in tre diverse aziende (azienda B, C, D). Questo ha permesso di osservare come, nonostante la medesima tipologia di prodotto, l’emissione finale possa risultare profondamente diversa in base ai differenti metodi adottati. Gli input che concorrono al risultato finale sono infatti molteplici e, in base alle scelte gestionali di ciascuna azienda, contribuiscono in maniera differente al risultato finale.
È chiaro a questo punto che andare a modificare fattori importanti come substrato e contenitore sia il metodo più veloce per ottenere un beneficio ambientale immediato, in termini di emissioni di CO2e.
Le riduzioni nelle emissioni, andando a utilizzare plastica biodegradabile e substrati composti da materiali di risulta, sono comprese tra il 33% e il 44% mostrando un risparmio medio annuo di quasi 23 tonnellate per ettaro di CO2e (con un abbassamento medio delle emissioni pari al 41%).

Dalla teoria alla pratica.
Questi dati fanno decisamente riflettere ma è necessario chiarire alcuni punti.
Lavori di questo genere contribuiscono a arricchire il quadro delle informazioni disponibili sui metodi di coltivazione del vivaismo ornamentale, facendo chiarezza su alcuni punti di elevato interesse ambientale.
La quantificazione delle emissioni e la creazione di scenari di miglioramento possono rappresentare un punto di partenza per delle successive valutazioni di carattere agronomico, che possono essere intese come stime integrative per conoscere l’impatto di metodologie già messe in atto.
Il concetto di sostenibilità risulta essere quindi centrale nella valutazione globale di un ciclo di produzione, non solo vivaistico. Utilizzare substrati a bassi livelli di emissione ma che non garantiscono uno sviluppo ottimale della pianta non è certo una strada percorribile, come, allo stesso modo, continuare a utilizzare input ad alto impatto ambientale pur avendo la possibilità di testare delle alternative.
Le elevate competenze tecniche maturate dal settore vivaistico ornamentale permettono oggi di affrontare queste problematiche con professionalità e visione del futuro, cercando di coniugare le esigenze produttive a un abbassamento delle emissioni del prodotto vivaistico, che, ricordiamo essere comunque un mezzo di accumulo di anidride carbonica e non solamente fonte di emissioni.

Dott.ssa Milena Meniconi
Prof. Francesco Nicese
Dott. Alessandro Gnesini

Bibliografia
Cappellaro F., Masoni P., Scalbi S., 2008 – “The Italian Network on LCA“ Int J Life Cycle Assess 13 (7) 523-526.
COM 38., 2004 – “Incentivare le tecnologie per lo sviluppo sostenibile: piano d‟azione per le tecnologie ambientali nell‟Unione europea” ETAP (Environmental Technologies Action Plan)
Lazzerini, G., S. Lucchetti, and F. P. Nicese. "Green House Gases (GHG) emissions from the ornamental plant nursery industry: a Life Cycle Assessment (LCA) approach in a nursery district in central Italy." Journal of Cleaner Production 112 (2016): 4022-4030.
UNI EN ISO 14040:2006– Gestione ambientale, Valutazione del ciclo di vita, Principi di riferimento.
UNI EN ISO 14048:2002– Gestione ambientale, Valutazione del ciclo di vita, Formato documentazione dei dati.

Per leggere la prima parte riguardante l'analisi LCA: http://www.aboutplants.eu/

Portare le performance dei vivai più vicino alla sostenibilità intervenendo sui fattori della produzione di piante in vaso

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