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Un approccio alternativo per contrastare gli stress abiotici

Il cambiamento climatico e il riscaldamento globale non sono fenomeni di immediata comprensione. L’innalzamento delle medie di temperatura non è facilmente percepibile e, anche per questo, si incontrano non poche difficoltà nello spiegare accuratamente le conseguenze di tali gravissimi e costanti, mutamenti.
Queste modifiche del clima non si esprimono però solamente nei termini di un riscaldamento globale ma anche nell’aumento degli eventi metereologici estremi. Risulta difficile però dimostrare questa affermazione visto che la scienza non ha ancora fornito una correlazione univoca, ma è innegabile come un innalzamento delle temperature possa legarsi al mutamento dei fenomeni atmosferici.
Temperature medie più alte possono avere un’influenza diretta sull’evapotraspirazione (aumentando la possibilità di periodi siccitosi) e l’innalzamento della temperatura degli oceani ha un effetto diretto sulla formazione, e sull’energia rilasciata, degli uragani.
Le problematiche da affrontare, derivate da questi fenomeni, sono molteplici anche per il settore agricolo. È infatti la produzione di piante, soprattutto a scopi alimentari, a essere la prima attività colpita. La regimazione delle acque meteoriche, il contrasto agli stress idrici, la scarsa resistenza delle colture al caldo estivo sempre più soffocante sono i problemi più comuni che gli agricoltori si trovano ad affrontare ogni giorno.

Vivaismo e mutamenti climatici.
Il settore vivaistico può e deve cercare di arginare i danni causati dai cambiamenti climatici. È necessario ricordare che le piante ornamentali rivestono un ruolo fondamentale nello stoccaggio dell’anidride carbonica e nella depurazione dell’aria oltre alla fornitura di svariati servizi ecosistemici come per esempio il contrasto al fenomeno dell’urban heat island.
Le piante allevate in vivaio risentono però dei cambiamenti climatici, forse anche in maniera più accentuata rispetto alle piante coltivate in campagna, a causa dell’elevata antropizzazione dei sistemi aziendali moderni, sempre più automatizzati e orientati alla coltivazione delle specie in contenitore.
Per proteggere le piante dagli estremi climatici non è più pensabile di andare a intervenire in emergenza con somministrazioni di prodotti con danno già evidente: si deve cercare di ripensare la coltivazione in vaso seguendo i dettami di un approccio olistico.
In altri termini, quando si presenta, ad esempio una malattia fungina non si deve pensare all’esclusivo contrasto al patogeno ma è necessario anche domandarsi perché la pianta colpita sia stata così compromessa.
Il lavoro più importante non è quello che viene fatto dopo il danno, ma quello che viene fatto prima. La salute della pianta, intesa nella maniera più ampia possibile, deve essere il fondamento di base sul quale poi poggiare l’impianto di tutte le operazioni colturali.
Il substrato di coltivazione, la fornitura adeguata di acqua, una corretta messa a dimora che rispetti la buona pratica agricola, l’utilizzo in quota parte di fertilizzanti organici possono senz’altro contribuire a far sviluppare delle piante in grado di contrastare meglio gli estremi climatici.
Questi fenomeni generano svariati effetti sulle coltivazioni; i più evidenti sono senz’altro le esplosioni nella riproduzione di insetti fitofagi, gli sviluppi anomali di malattie fungine e danni, scarsamente contrastabili, alla fisiologia della pianta. È proprio a quest’ultimo aspetto che un vivaista deve sempre pensare: una pianta in salute ha più possibilità di resistere alle avversità abiotiche e biotiche che le possono arrecare danni.

Strategie di difesa.
Tra le più importanti componenti dell’asse fisiologico dei vegetali si trovano gli ormoni, i regolatori che determinano lo sviluppo dell’intero sistema di crescita.
È proprio sugli ormoni che sia le strutture pubbliche come le Università, che le aziende private di produzione di fertilizzanti e prodotti di protezione stanno volgendo la loro attenzione anche in relazione al contrasto dei cambiamenti climatici.
Questi prodotti sono già in commercio sotto la dicitura di biostimolanti e si collocano a cavallo tra il settore della nutrizione e quello della protezione. È molto difficile generalizzare poiché si tratta di prodotti derivati dalle matrici più disparate, accomunate però sempre da una componente organica di partenza (acidi umici, estratti d’alga, amminoacidi vegetali, mix di microrganismi). La loro azione è fitostimolante, sinergica ai fertilizzanti: non nutrono le piante in senso stretto ma riescono a fornire al vegetale un ambiente di sviluppo ottimale, migliorando per esempio l’assorbimento dei nutrienti, stimolando la formazione di un volume maggiore di capillizio radicale.

Il caso del silicio.
  Alcuni prodotti stimolanti già in commercio possono contenere microelementi in tracce, oppure elementi difficilmente disponibili per le piante come il silicio. Quest’ultimo è un componente della parete della cellula vegetale ed è uno degli elementi più abbondanti presenti nel terreno, in forma però non assimilabile dalle radici. Fornire questo elemento in forma assimilabile, in formulati aggiunti di ormoni, presenti tipicamente nei preparati biostimolanti (auxine e citochinine in larga parte) rende le piante capaci di dotarsi di una parete cellulare più resistente agli stress come i colpi di calore. Un altro effetto che sembra derivare dalla somministrazione di silicio assimilabile è lo stimolo alla produzione di fitoalessine, dei composti tossici per i funghi, che vanno ad accumularsi principalmente nelle zone della pianta aggredite da un patogeno permettendone il naturale contrasto da parte dell’organismo vegetale.
Avere in vivaio piante più resistenti e in salute da un punto di vista fisiologico non è un vantaggio solo per il vivaista, che riuscirà a terminare il ciclo di coltivazione riducendo l’utilizzo di prodotti di protezione, ma anche per il cliente finale che andrà ad acquistare una pianta più sana che avrà meno problemi di affermazione e adattamento al nuovo ambiente.

Ripensare le pratiche di difesa in agricoltura considerando la complessità dei sistemi vegetali e delle loro relazioni con l'ambiente

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