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Acidi organici come bioerbicidi

I diserbanti chimici rappresentano uno degli aspetti più critici dell'attività vivaistica e sono anche un argomento sensibile discusso dall'opinione pubblica e dagli addetti ai lavori. Le grandi quantità distribuite in campo, nei contenitori, sui fossi e ai lati delle strade di collegamento generano un innegabile impatto ambientale. È, però, impensabile evitare di trattare le malerbe visto l'ingente danno economico derivato dall'abbassamento del valore estetico e quindi del prezzo di vendita delle ornamentali.

Le piante in contenitore che vedono la presenza di infestanti nel vaso non possono essere vendute. Le infestanti, inoltre, entrano in competizione con le piante coltivate, soprattutto con quelle più giovani, per l'assorbimento dei nutrienti aumentando la necessità di praticare fertilizzazioni spinte.
La solubilità dei diserbanti li rende particolarmente mobili in ambiente acquoso e quindi potenzialmente molto pericolosi.
Diversi studi, condotti anche a Pistoia, dimostrano che è possibile l'utilizzo di altri prodotti a basso impatto ambientale.

Alcune alternative. Prima di prendere in esame i vari preparati in oggetto, è necessario mettere in evidenza che l'utilizzo di mezzi fisici è sempre preferibile alle altre opzioni. È evidente che queste, come ad esempio il diserbo manuale, però sono poco utilizzabili in un tipo di agricoltura come quella vivaistica, caratterizzata da elevatissimi volumi di produzione. Una soluzione interessante è rappresentata, ancora in settori troppo limitati della produzione, dall'utilizzo dei dischi pacciamanti in fibra di cocco. Questi permettono di abbassare la percentuale di erbicidi nel substrato con vantaggi economici e ambientali. Anche sfruttare le caratteristiche allelopatiche (antagonismo radicale) di alcune specie di malerbe è una strada, forse poco percorribile in ambito vivaistico, ma interessante nel più ampio ambito agricolo.

I principali sostituti dei diserbanti chimici sono i bioerbicidi derivati dagli acidi organici.
I due più utilizzati, adesso non più solamente in via sperimentale, sono l'acido acetico e l'acido pelargonico.

Acido acetico.
L'acido acetico (CH3 COOH) è un acido carbossilico largamente presente in natura, è il prodotto finale della fermentazione dell'etanolo. Questa molecola è quella che conferisce all'aceto il suo odore caratteristico, a temperatura ambiente è liquido e trasparente.
È stato oggetto anche a Pistoia di numerose sperimentazioni (Benvenuti, Stohrer, Pardossi, Marzialetti), visto il crescente interesse del settore vivaistico verso nuove soluzioni sostenibili (dal punto di vista economico e ambientale) per il diserbo. Presso il CeSpeVi, nell'ambito del progetto ViS vivaismo sostenibile, è stata condotta una ricerca utilizzando due diversi dosaggi di acido acetico (0,1 ml/mq e 0,3 ml/mq) nei confronti di 25 specie di infestanti. L'acido acetico agisce per contatto e ha dimostrato un'azione erbicida immediata nei confronti di tutte le specie in esame. Questo prodotto non è però riuscito a impedire fenomeni di resilienza (ripresa vegetativa in seguito a un danno). Tuttavia, al dosaggio più elevato, sono solamente tre, e tutte perenni, le specie che hanno ripreso a vegetare: Cynodon dactylon, Sonchus oleraceus e Taraxacum officinalis. I ricercatori hanno poi messo in guardia l'elevata perdita di efficacia in cado di diluizioni. Le performance del prodotte sono strettamente legate alla sua acidità (pH di circa 2) che permette il danneggiamento delle membrane cellulari.Non essendo inquinante, questo prodotto potrebbe essere utilizzato non solo nell'ambito dell'attività agricola, ma anche per la gestione delle infestanti in ambito pubblico (parcheggi, lati stradali).

Acido pelargonico. L'acido pelargonico, isolato per la prima volta da foglie di Pelargonium roseum, è un acido monocarbossilico alifatico saturo a nove atomi di carbonio (C9H18O2). Presente in natura come olio essenziale, può anche essere ottenuto dalla demolizione ossidativa dell'acido oleico. Scarsamente solubile in acqua, appare incolore. Agisce per contatto principalmente come disseccante fogliare, si utilizza quindi in post-emergenza. Non presenta attività residuale quindi non inquina e non ha ad oggi rivelato alcuna azione fitotossica su ornamentali e ortive.
Risale al 1998 (Covarelli & Contemori) una delle prime sperimentazioni italiane volta a provare l'efficacia dell'acido pelargonico. Il preparato è stato utilizzato in varie concentrazioni confrontandolo con l'azione dei principali diserbanti presenti sul mercato come Glyphosate e Glyphosinate ammonio. Il prodotto a base di acidi grassi ha dimostrato un'azione più rapida rispetto ai concorrenti chimici. Tuttavia alcune malerbe come Cirsium arvense, Convolvulus arvensis e Portulaca oleracea sono state in grado di riprendere a vegetare, dopo aver subito un quasi totale disseccamento della parte aerea. I migliori risultati sono stati quelli ottenuti dalla miscelazione di acido pelargonico e Glyphosate, in quanto all'azione immediata del primo seguiva quella più lenta ma più duratura dell'erbicida sistemico, che impedisce la formazione di nuova vegetazione dalle piante trattate.

Da tempo l'acido acetico è stato testato con risultati soddisfacenti. L'acido pelargonico è stato inserito in commercio come disseccante in alcuni paesi della comunità europea

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