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Gli aceri: descrizione di alcune specie dell'areale mediterraneo

In un precedente articolo (clicca QUI per leggerlo) furono affrontate le origini, la diffusione e l'etimologia del genere Acer. Oggi passiamo in rassegna alcune delle tante specie dell'areale mediterraneo di interesse ornamentale. Le situazioni locali, caratterizzate da differenze climatiche e pedologiche, o da fattori intrinseci al luogo d’impianto, possono portare a giudizi notevolmente diversi sulle specie e cultivar descritte nel presente articolo. È perciò necessario, come sempre, un apporto critico derivato dalle osservazioni personali degli operatori del settore. 

Acer monspessulanum (Acero di Montpellier, Montpellier maple)(Acero minore, cestuccio, acero trilobo, falso loppo, castracane). 
La variabilità di questa specie è enorme in termini sia geografici, sia interni alla specie. Cresce dalla Germania e Svizzera, fino al Sud della Spagna e in Marocco e in tutta l'area mediterranea medio-orientale fino all'Iraq. I tassonomi lo dividono in 8 sottospecie, ma molte non sono in coltivazione. Le foglie sono cuoiose e trilobate, ricordano quelle dell'A. campestre, anche se di dimensioni minori. In genere A. monspessulanum è un albero piccolo, densa­mente ramificato con chioma rotondeggiante e piacevole appa­renza. L'altezza finale varia fra i 6 ed i 10 m. Molte forme sono cespugliose e di lenta crescita. Generalmente, il colore autunna­le non è eccezionale. I frutti (disamare) sono di un bel rosso attraente e presentano ali quasi parallele e con un angolo molto acuto. Un’altra caratteristica interessante di questa specie è rappresentata dal legno che si presenta più duro, più pesante e con duramen più scuro di quello dell’acero campestre.

Pur non essendo una specie ornamentale fra le più apprezzate, alcune selezioni disponibili in coltivazione, che preferiscono esposizioni soleggiate, calde e climi secchi, sono ritenute eccellenti candidati per alberature stradali, come albero di terza grandezza e per la formazione di siepi, per rimboschimenti e recuperi naturalistici, soprattutto perché tollerano il calcare e la siccità.

Dal punto di vista vivaistico questa specie presenta dei problemi di produzione dovuti alla difficoltà di ottenere semi, poiché negli ambienti naturali le giovani piante di acero minore, come del resto quelle di Acer hyrcanum (vedi in seguito), rappresentano una fonte di cibo per gli animali al pascolo e ciò impedisce il raggiungimento delle forme adulte. 

Acer cappadocicum
Questa specie, di origine caucasica o medio-orientale, virtualmente sconosciuta dal punto di vista commerciale, meriterebbe maggiore considerazione per la sua elevata adattabilità a condizioni ambientali, quali quelle di alcune nostre zone, alquanto avverse. Albero di limitate dimensioni (in genere meno di 10 m), con foglie penta o eptalobate, di un bel verde brillante che vira al giallo in autunno. Al germogliamento esse si presentano spesso di color rosso bordeaux che talvolta permane nella zona apicale anche durante la stagione. La fioritura è, come nella gran parte delle specie appartenenti a questo genere, incospicua e non ornamentale. Talvolta la corteccia si esfolia.

A livello botanico-descrittivo sono anche conosciute due cultivar, ‘Aureum’, con foglie gialle al germogliamento che virano al verde a maturità e, infine, si presentano beige in autunno; ‘Rubrum’ cultivar di dimensioni più elevate e con foglie di un rosso più cupo al germogliamento rispetto alla specie-tipo; dello stesso colore si presenta la parte distale germogli durante la stagione vegetativa.


Acer cappadocicum


Acer sempervirens (Acero di Creta)
Questa specie presenta un aspetto alquanto variabile, potendo presentarsi nelle zone di origine sia come un arbusto, piccolo, policormico, molto compatto (2-3 m), sia come un albero a fusto unico, alto 10-12 m, con chioma diffusa. Le foglie sono trilobate o intere, piccole, di color verde brillante su entrambe le superfici e hanno una consistenza cuoiosa. È botanicamente vicino ad Acer monspessulanum dal quale differisce per le dimensioni (generalmente più ridotte, simili a quelle di un arbusto) e per il fogliame sempreverde. Il suo areale è generalmente più meridionale rispetto all’acero trilobo.

Analogamente ad altre specie del genere, le piante mantengono le foglie fino all’inizio dell’anno successivo, anche se il colore autunnale non è particolarmente attraente. A causa della elevata variabilità morfologica della specie, alcune varietà botaniche come A. creticum e A. orientale sono state classificate a parte, ma la maggior parte dei botanici sono concordi nell’assegnarle ad A. sempervirens.

Acer hyrcanum
Specie mediterranea apprezzata per la sua tolleranza alla siccità (soprattutto in un ecotipo greco, classificato come A. reginae-amaliae), ma di ridotto interesse ornamentale. Si presenta, infatti, come un piccolo albero (5-7 m), con un habitus variabile e foglie verde brillante superiormente e glauche inferiormente. È una specie che può trovare utilizzo sia nei giardini per la realizzazione di zone informali, sia nei rimboschimenti. Alcuni tassonomi lo indicano come sinonimo di A. coriaceumA x martinii.

Acer syriacum (Acer obtusifolium)
Nativo delle zone medio-orientali del mediterraneo, questa specie si presenta come un albero cespuglioso alto 3-5 m, con foglie intere o solo leggermente lobate, di colore verde scuro sulla pagina superiore e verde oliva su quella inferiore. Queste persistono fino al germogliamento dell’anno successivo, rendendo la pianta praticamente sempreverde.

Acer opalus (Acer obtusatum)(opalo, loppo)
Questa specie è largamente distribuita nell’Europa Centro meridionale e, specialmente nell’ecotipo italiano, si presenta come un albero di discrete dimensioni (15-20 m), con fusto dritto e corteccia che si stacca in placche, con foglie piuttosto larghe (>15 cm), pentalobate con i due lobi basali appena accennati, morfologicamente simili a quelle dell'Acer pseudoplatanus, sono tomentose nella pagina inferiore. La fioritura è, rispetto alle altre specie, alquanto ornamentale e piuttosto precoce, con una profusione di fiori giallo-pallido. In autunno le foglie assumono una colorazione rossastra.

Grazie alla struttura fogliare e all’abilità dell’apparato radicale di assorbire acqua in terreni con potenziali idrici piuttosto elevati, questa specie si è dimostra alquanto tollerante alla siccità. È, comunque, preferibile, per sfruttare al massimo questa caratteristica, mettere a dimora piante non innestate, a meno che il portinnesto non sia dichiaratamente adatto alle zone aride. Dal punto di vista paesaggistico può essere utilizzato sia in piantagioni formali, sia come pianta isolata con portamento libero; per le sue notevoli doti di rusticità, potrebbe essere maggiormente realizzato per la realizzazione di alberature.


Acer opalus


Acer lobelii (Acer cappadocicum subsp. Lobelii)(acero di lobelius, acero napoletano). Specie endemica nel sud Italia, ove è reperibile nella zona appenninica, morfologicamente simile all’Acer platanoides, tanto da essere stato considerato, per molto tempo, una varietà o una sottospecie di quest’ultima, mentre altri la considerano una sottospecie di A. cappadocicum. Si differenzia per il portamento colonnare e per le foglie di colore verde scuro, che presentano dei bordi arcuati sulla parte prossimale al picciolo ed una lamina con lobi terminali a punta. Presenta una fioritura precoce di un bel giallo carico, molto attraente, ma raramente questa specie è coltivata al di fuori di collezioni o giardini botanici.

Acer obtusatum (Acer opalus subsp. obtusatum, A. aetnense, a. opalus var. ambiguum) (acero d’Ungheria, loppo)
Il nome latino di questa specie è dovuto alla forma delle foglie, che si presentano corte ed ottuse, mentre il nome comune deriva dal fatto che i primi esemplari descritti provenivano dalla Croazia che allora faceva parte del regno d’Ungheria dove, invece, questa specie cresce solo sporadicamente. Dal punto di vista morfo-estetico si presenta molto simile ad A. opalus con il quale spesso viene confuso, tanto che, spesso, viene classificato come A. opalus subsp. obtusatum. Caratteristica saliente è la colorazione rossa delle foglie in autunno.

Acer neapolitanus (Acer opalus subsp. neapolitanum)
Questa specie si presenta come arbusto o, più frequentemente come albero alto 10-15 m, con caratteristiche simili a quelle di A. obtusatum, da cui differisce per la maggior dimensione delle foglie e per il picciolo più allungato. Tuttavia le differenze fra le due specie non consentono una distinzione certa. A. neapolitanus cresce nei boschi d’alto fusto e su terreni compatti come il Fagetum; il secondo, invece si presenta frequentemente insieme all’Ostrya carpinifolia su terreni calcarei.

Acer opulifolium (A. opalus, A. italicum, A. rotundifolium)(Acero alpino)
Morfologicamente simile all’A. obtusatum questa specie può avere anche dimensioni elevate (10-20 m). È sporadicamente presente nei boschi di latifoglie di delle regioni europee occidentali.

Acer tataricum.
Specie con foglie cordate e trilobate, quasi intere, piccioli rossicci e fiori pure rossastri in grappoli lassi; ha aspetto di piccolo albero, alto sino a 10-15 m (ma più spesso inferiore a 10 m), o di arbusto a chioma rotonda; specie originaria dell’Europa meridionale e orientale, molto frondosa e adattabile a diversi tipi di suolo anche se predilige, al pari di gran parte delle specie di questo genere, terreni umidi e freschi. Il fogliame ha una tessitura fine, è di colore verde chiaro, da rosso a giallo in autunno. La velocità di crescita non è elevata e, a maturità, l’albero presenta un habitus eretto e una chioma ellittica.


(Nella foto di copertina: Acer monspessulanum) 

 

La grande diffusione ha portato differenze morfologiche. Tanti gli aspetti di interesse ornamentale

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