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Le virtù terapeutiche della Cinchona calisaya

La Cinchona calisaya, o China calisaya, è una pianta arborea appartenente alla famiglia delle Rubiaceae diffuso in origine nelle Ande e noto per l'utilizzo in farmacopea degli alcaloidi presenti nella corteccia. Quella della C. calisaya è nota come corteccia peruviana ed è stata utilizzata fino ai primi decenni del Novecento per l'estrazione del chinino, sostanza utilizzata nella prevenzione della malaria. Il nome del genere deriva da Ana de Osorio, contessa di Chincon e moglie del viceré del Perù, che scoprì su sé stessa le virtù della corteccia di china, guarendo da febbri malariche e decidendo l'importazione in Europa nel 1639.
Cinchona è un genere importante e comprende un gran numero di alberi sempreverdi e arbusti, con fiori bianchi e rosati disposti in panicoli fiorali, molto profumati e di interesse ornamentale. Non tutte le specie producono china (che significa corteccia in peruviano). La più importante è chiamata appunto calisaya o corteccia di colore giallo.

Il suo grande valore come tonico e febbrifugo dipende da un alcaloide, la Quina (chinino) presente principalmente nei tessuti cellulari della corteccia in combinazione con acidi chinico e tannico. La china calisaya produce la più grande quantità di questo alcaloide di tutte le altre specie - spesso fino al 70-80% del totale degli alcaloidi contenuti nella corteccia che non è raccolta da alberi spontanei, ma da quelle coltivate nelle piantagioni.
La corteccia per il commercio è classificata in due categorie: la corteccia del farmacista, e quella destinata all’industria che ha un prezzo più basso. La grande massa del commercio è ad Amsterdam, e la corteccia venduta proviene principalmente dall’Isola di Giava. La corteccia matura ha un aspetto squamoso, che denota alta qualità. È molto amara, astringente e inodore.

La pianta è stata a lungo utilizzata nella medicina tradizionale degli indigeni del Sud America per trattare la febbre e una serie di altre alterazioni. La corteccia infatti contiene chinino, un antimalarico (chinino alcaloide) e febbrifugo. Il liquido estratto è utile come una cura per ubriachezza. Ha effetti sul battito cardiaco rallentandolo (la chinidina alcaloide). Può essere realizzata in varie preparazioni, come compresse, estratti liquidi, tinture e polveri. È anche usato come gargarismo per trattare il mal di gola. In erboristeria è utilizzato per contrastare gli effetti negativi della pressione bassa e in cosmetica si impiegano gli estratti per frizioni contro i capelli grassi.

Nei primi anni del XVII° secolo, gli europei divennero consapevoli dell’efficacia della corteccia di questo albero nel trattamento della malaria e, nel corso dei successivi 200 anni, gli alberi spontanei sono stati sottoposti a intenso sfruttamento fino a quando non sono state realizzate a Giava le prime piantagioni su larga scala.
 
In gran parte sostituito da medicine sintetiche nella seconda metà del XX° secolo, il chinino è tornato a essere molto importante nel trattamento della malaria a causa dei vari ceppi che hanno sviluppato resistenza ai medicinali di sintesi. Ora è coltivata in molte aree tropicali.
L’uso che ne è stato fatto nel secolo scorso e la sua efficacia hanno dato vita non solo a una serie di prodotti commerciali noti a tutti (Ferrochina Bisleri, China Martini, Elisir di China, Barolo chinato, ecc.), ma anche a detti popolari (un classico in Toscana è “Per i malati c'è la china ma pè grulli un c'è medicina” proprio a sottolineare le virtù terapeutiche dell’estratto che proprio non può far diventare intelligenti!).
Bisogna tuttavia fare attenzione nell'uso di questo estratto poiché può causare una serie di effetti collaterali tra cui il cinconismo (che si manifesta con disturbi vari: vertigini, convulsioni, confusione mentale, disturbi acustici, turbe visive, nausea, vomito ecc.), mal di testa, eruzioni cutanee, dolore addominale, sordità e cecità.
La corteccia, in particolare sotto forma di chinino alcaloide estratto, è soggetto a restrizioni legali in alcuni paesi
Fra le curiosità di questa pianta possiamo ricordare la Tagliatella (tajadea in veneto) è il nome di un liquore prodotto alla Distilleria Nardini di Bassano del Grappa, in Veneto il cui curiosi nome nasce dal fatto che è ottenuta dal "taglio" della grappa di vinaccia con un infuso alcolico di corteccia di china (Cinchona calisaya), succo di marasca, buccia di arancia, chiodi di garofano e zucchero. La tagliatella è nata quasi per caso, mescolando i fondi degli sgocciolatoi delle giare della Grapperia Nardini che contenevano diversi tipi di liquore; inizialmente era dunque un modo di riutilizzare dei residui che non sarebbero stati commercializzabili, e veniva consumata dai carrettieri addetti al trasporto della grappa. Visto il gradimento, iniziò ad essere prodotta e la ricetta fu affinata migliorandone la qualità.

 

 

Dalla cura della malaria al mal di gola. Sono tante le proprietà farmaceutiche di una pianta che, si dice, allevii anche l’ubriachezza.

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