La produzione di piante ornamentali di fronte al problema dei cambiamenti climatici

Lo stato dell'arte della coltivazione di piante ornamentali e le strategie messe in atto nei confronti del global change. Una panoramica completa e puntuale delle prospettive e delle opportunità.

1. Introduzione

 Prima di iniziare a parlare di Clima e Cambiamenti climatici, risulta necessario fare una breve premessa per distinguere due problematiche completamente diverse:

  • da un lato, c’è il fenomeno del cambiamento del clima a livello globale, con l’innalzamento delle temperature medie, lo scioglimento dei ghiacciai, l’innalzamento del livello dei mari, lo “spostamento” delle diverse specie vegetali e animali verso maggiori latitudini e altitudini s.l.m. etc., tematica affrontata da esperti climatologi, botanici e naturalisti (per la definizione del problema e delle sue cause) e dal mondo della politica (per l’adozione delle misure necessarie a risolvere il problema);
  • dall’altro, vi sono i problemi causati dai cambiamenti e dagli eccessi climatici alla vita dell’Uomo e alle sue diverse attività produttive (nel nostro caso specifico, il florovivaismo), verso i quali è rivolta l’attenzione di ricercatori, agronomi, forestali, biologi (per lo sviluppo di nuove varietà tolleranti gli stress, utilizzo di specie resilienti, metodi e tecnologie avanzate idonee a contrastarne gli effetti) e degli imprenditori e operatori agricoli (per l’adozione delle tecniche più opportune ed economicamente sostenibili per le proprie produzioni).

2. Gli eccessi climatici 

L’attività florovivaistica negli ultimi anni si è trovata a dover affrontare gravi problematiche di origine esterna alla stessa attività produttiva, come il CoVid, le guerre e gli estremi climatici.

Quest’ultima problematica è stata sempre affrontata dagli imprenditori e operatori florovivaistici, dato che proprio il clima è uno dei principali fattori di produzione in tutti i settori dell’agricoltura. Tuttavia, i cambiamenti climatici registrati negli ultimi 30 anni pongono nuovi ostacoli a chi aveva impostato le proprie tipologie produttive e le relative sistemazioni ambientali (approvvigionamento idrico per l’irrigazione, sistemazione dei terreni per la regimazione delle acque in eccesso etc.) su condizioni climatiche precedentemente stabili nel tempo, mentre ora ci si deve confrontare con l’aumento costante delle temperature medie giornaliere e, soprattutto, l’aumento della frequenza di eventi termici e piovosi estremi.

Il termine “estremo” si riferisce a un evento che, in una determinata località e per un periodo abbastanza lungo (20-30 anni), avviene con una frequenza estremamente bassa. Statisticamente, riportando per esempio su un grafico in ascissa (asse X) le temperature (T°) registrate in un determinato periodo in una certa località e in ordinata (asse Y) le frequenze di accadimento delle varie classi di T°, si ottiene una curva “gaussiana” dalla classica forma a campana, come quella esemplificativa riportata in Fig.1.

Fig.1 – Distribuzione attorno alla Media (M) delle frequenze delle temperature registrate in un lungo periodo (30 anni) in una determinata zona

La distribuzione delle frequenze delle T° in quella ipotetica zona viene descritta da due valori: la Media M (che nel nostro caso ipotetico è =20°C) e la Deviazione Standard σ, o sigma (che nel nostro caso ipotetico è = 5°C). Quest’ultimo valore statistico, σ, è un indice del grado di oscillazione dei dati rilevati nella popolazione attorno al valore medio M. I valori di T° compresi tra M ± σ (quindi, nel nostro caso, tra 20°C ± 5°C, cioè tra 15 e 25°C) rappresentano le temperature nella media per quella zona; i valori compresi tra M ± σ e M ± 2σ (cioè tra 10 e 15°C e tra 25 e 30°C) e quelli compresi tra M ± 2σ e M ± 3σ (cioè tra 5 e 10°C e tra 30 e 35°C) rappresentano rispettivamente le temperature superiori alla media e quelle molto superiori alla media; infine, i valori di temperatura che noi consideriamo estremi sono quelli situati oltre i valori di M ± 3σ che, nel caso ipotetico considerato, sono i valori inferiori a 5°C e quelli superiori a 35°C, che hanno una frequenza molto bassa (evidenziata anche dal loro basso valore sull’asse delle Y).

Come si diceva sopra, negli ultimi anni si sta verificando uno spostamento verso destra della distribuzione dei dati (e quindi un aumento della temperatura media) e, soprattutto, un appiattimento della curva con aumento dei valori di σ (Deviazione Standard), quindi una maggiore oscillazione delle temperature attorno alla media (Fig.2): ciò ha spinto l’estremità destra (M + 3σ) ancora più a destra, rendendo così più probabile l’accadimento di eventi che nel “vecchio” clima erano definiti «caldi estremi» ma che, nella nuova situazione, diventano degli eventi solamente «più caldi della media»!

Fig.2 – Cambiamenti nella distribuzione delle frequenze di accadimento delle varie temperature in un lungo periodo (30 anni) in una determinata zona, in seguito ai cambiamenti climatici

Lo stesso avviene, grosso modo, con gli eventi piovosi: nel nostro clima mediterraneo, le precipitazioni totali medie annue non sono cambiate sensibilmente, viceversa è cambiata in modo drammatico la distribuzione delle piogge nel corso dell’anno! In particolare, da un lato è aumentata la frequenza degli eventi piovosi estremamente intensi e, dall’altro lato, è aumentata la frequenza con cui si verificano lunghi periodi di siccità (spesso correlati a temperature estremamente elevate). Ad aggravare la situazione, una pioggia estremamente intensa che segue un lungo periodo di siccità trova un terreno praticamente impermeabile, con una ridottissima capacità di percolazione dell’acqua dato che la porosità di un terreno secco è occupata da aria, per cui una grande massa d'acqua che arriva sul suolo in seguito a una forte precipitazione non consente all'aria di fuoriuscire rapidamente e di lasciare percolare l’acqua stessa. Ne abbiamo avuta una tragica dimostrazione proprio lo scorso anno, in Romagna, quando tre giorni di piogge eccezionalmente intense seguirono un periodo siccitoso eccezionalmente lungo e, conseguentemente, l’intera regione andò sott’acqua a causa dell’incapacità delle opere di drenaggio e smaltimento delle acque in eccesso di far fronte ad un evento così eccezionale e calamitoso che, purtroppo, seminò morte e distruzione in quel territorio.

Quindi, gli eccessi climatici che interessano il florovivaismo, e che verranno trattati in questo lavoro, riguardano principalmente le temperature troppo elevate, i lunghi periodi di siccità e gli eventi piovosi eccezionalmente intensi.

3. L’attività florovivaistica

Nel riferirci al nostro settore, dobbiamo innanzitutto distinguere le diverse situazioni climatiche che devono affrontare i diversi comparti del florovivaismo: Floricoltura, Vivaismo e Verde Urbano.

La Floricoltura (comprendendo con questo termine la produzione di fiori, foglie e fronde recise, vasi verdi e vasi fioriti) si svolge fondamentalmente in serra e, quindi, i cambiamenti climatici hanno un effetto decisamente modesto su un ambiente già di per sé protetto e condizionato climaticamente (temperatura, umidità, rifornimento idrico, fotoperiodo, radiazione luminosa).

Il Vivaismo (sia ornamentale che orticolo, viticolo, frutticolo, olivicolo e forestale), invece, si svolge fondamentalmente in pien’aria per cui gli eccessi climatici (temperature elevate, siccità, piogge eccessive, tornadi) si ripercuotono direttamente sulle piante coltivate che vanno in qualche modo salvaguardate per fornire un reddito e non subire danni rilevanti.

Infine, il Verde Urbano viene realizzato anch’esso all’aperto, come il vivaismo, ma, per propria natura, questo ambiente risulta estremamente antropizzato, energivoro, inquinante e inquinato: in questo caso, quindi, gli effetti degli estremi climatici si aggiungono a condizioni ambientali già di per sé problematiche in cui si trovano a dover vivere o, meglio, a sopravvivere gli alberi, gli arbusti e le piante erbacee inserite negli allestimenti a verde in città.

4. Innovazione e ricerca per fronteggiare i cambiamenti climatici

La tecnologia digitale

Lo sviluppo della tecnologia digitale nel florovivaismo, realizzatosi soprattutto negli ultimi 10 anni, ha avuto come obiettivo principale quello di massimizzare la sostenibilità aziendale mediante l’impiego di tecniche come:

  • proximal sensing, basato sull’utilizzo di sensori per monitorare la traspirazione o l’attività fotosintetica delle piante e/o il contenuto in clorofilla, o per stimare il potenziale idrico fogliare, o di strumenti per analizzare gli scambi gassosi della pianta, in particolare l’Ossigeno (O2) e l’Anidride carbonica (CO2) correlati alla fotosintesi o alla respirazione;
  • remote sensing, un approccio spettro-radiometrico basato su telecamere termiche o a infrarossi, o a sensori di tipo multispettrale o iperspettrale per l’analisi della fluorescenza, della riflettanza, della assorbanza etc., correlate a stati di stress delle piante;
  • la messa a punto di reti di monitoraggio ad hoc per le colture;
  • la raccolta di grandi serie di dati (Big Data) per la messa a punto di sistemi di allerta di stati di stress biotici o abiotici, modelli previsionali per la comparsa di fitopatie o diffusione di parassiti, sistemi di gestione da remoto dei processi produttivi;
  • Sistemi di Supporto Decisionali (SSD), basati sull’utilizzo di dati, generati dalle macchine, dai sensori e dalla rete, per fornire suggerimenti gestionali (meteo, mercati, trattamenti, trasporto etc.);
  • utilizzo di droni in grado di trasportare telecamere termiche, NIR, multi- o iper-spettrali, per rilievi effettuati dall’alto sulle colture allo scopo di valutare in tempo reale lo stato di salute della pianta, rilevare precocemente l’insorgenza di stress biotici e abiotici, prevedere possibili futuri attacchi di patogeni o stress fisici alle colture stesse.

Lo sviluppo di queste tecnologie riguarda fondamentalmente la gestione dello stato nutrizionale, idrico, fitosanitario delle piante e i relativi interventi colturali da programmare (concimazioni, potature, sfalci, trattamenti fitosanitari etc.) ma, indirettamente, queste tecnologie costituiscono anche dei potenti mezzi per contrastare i cambiamenti climatici in quanto possono essere utilizzate per la gestione del fabbisogno irriguo (dipendente dalle precipitazioni), della temperatura, del fattore luce (intensità della radiazione luminosa e fotoperiodo), dell’umidità nell’aria e nella zona radicale (Fig.3).

Fig.3 – Stazioni meteorologica e rilevatori di temperatura e umidità dell’aria, del suolo e intra-canopy, in campo e in serra, presso il CREA Orticoltura e Florovivaismo di Pescia (PT)

Queste tecniche avanzate risultano già oggi molto utilizzate nel florovivaismo, soprattutto in serre ad elevata tecnologia in cui operano contemporaneamente sistemi di controllo del clima, di screening precoce di stati di stress biotico e abiotico, modelli previsionali o sistemi di allarme per la comparsa di malattie, sistemi di supporto decisionale, tecnologie innovative per la disinfezione degli ambienti di crescita (tecnologia non thermal plasma, NTP), sensoristica per il controllo della fertirrigazione, telecamere per il monitoraggio della coltura, il controllo e la gestione degli impianti da remoto (wireless), impianti di riscaldamento basale a basso consumo (pompe di calore) che utilizzano fonti di energia rinnovabile (fotovoltaico o biomasse).

A un ulteriore livello evolutivo di tecnologie, ritroviamo le piattaforme di fenotipizzazione multispettrale 3D, in grado di effettuare in tempo reale analisi non distruttive e automatizzate delle caratteristiche morfologiche e funzionali di un numero elevato di piante (Fig.4), e gli impianti di agricoltura verticale (vertical farming) che, pur a fronte di costi di investimento da 4 a 10 volte più alti, rispetto alle colture protette tradizionali, e di elevati consumi di energia elettrica, consentono rese per unità di terreno utilizzato elevatissime e costanti tutto l’anno, una riduzione nell’uso di prodotti chimici, un limitato uso di suolo, una migliore efficienza d’uso di acqua e nutrienti, l’adattabilità a diversi ambienti climatici o terreni degradati, una logistica semplificata, una riduzione degli scarti, catene alimentari corte, minori costi di conservazione dei prodotti alimentari e, cosa importante nell’ambito della tematica di questo articolo, una indipendenza quasi totale da eventi climatici estremi (Gianquinto, 2024).

Fig.4 – Piattaforma di fenotipizzazione multispettrale 3D Phenospex, presso il CREA Orticoltura e Florovivaismo di Pontecagnano (SA)

La gestione dell’acqua a livello nazionale

L’aumento della frequenza con cui avvengono periodi prolungati di siccità (ben più lunghi dei tipici 40-60 giorni di siccità estiva che caratterizzano il nostro tipico clima mediterraneo, a cui si sono adattate le piante del nostro ambiente e in base ai quali sono state progettate e realizzate le grandi opere di alimentazione degli impianti di irrigazione e quelle per il drenaggio e smaltimento delle acque in eccesso) ha comportato una implementazione delle pratiche atte a ridurre gli sprechi di acqua, a ottimizzare l’efficienza d’uso dell’acqua irrigua e a conservare l’acqua in eccesso per utilizzarla nei periodi di maggiore necessità. In particolare, è divenuto fondamentale:

  • salvaguardare il suolo dall’erosione, dall’impermeabilizzazione e dall’inquinamento, dato che proprio nel suolo è presente il 95% dell’acqua dolce allo stato liquido disponibile per i nostri usi (civili, industriali, agricoli) (Corti, 2024);
  • recuperare il più possibile suolo permeabile, eliminando costruzioni e infrastrutture impermeabili non più utilizzate (vecchi edifici, strade, complessi industriali o artigianali) e permettere così la ricarica delle falde durante i periodi di pioggia;
  • sviluppare e adottare sistemi agricoli che siano in equilibrio con le condizioni pedoclimatiche e con le esigenze dei luoghi in cui si realizzano, al fine di risparmiare l’uso di acqua irrigua (il 70% dell’acqua totale consumata in Italia è destinato all’irrigazione in agricoltura), e ridurre allo stesso tempo i consumi idrici industriali (20% del consumo nazionale), urbani e familiari (10%), che sempre più entrano in conflitto con l’utilizzo irriguo (Corti, 2024);
  • recuperare acque reflue, di origine piovana, agricola, industriale e urbana, dopo trattamento e affinamento per l’uso in agricoltura e nella cura del verde urbano e dei parchi;
  • intercettare l’acqua piovana e conservarla costruendo invasi capienti che siano oggetto di cura e manutenzione: basti pensare che in Italia piovono mediamente ogni anno circa 300 Km3 di acqua piovana, ma noi riusciamo a raccoglierne e conservare appena il 4% (12 Km3) (Corti, 2024);
  • ridurre gli sprechi e le perdite d’acqua: basti pensare che di 33 Km3 di acqua prelevata ogni anno dal suolo in Italia, in media il 22% viene persa o sprecata ancora prima di essere utilizzata (in certe zone si arriva addirittura al 50% di perdite prima dell’utilizzo!) (Corti, 2024).

La gestione dell’acqua per irrigazione a livello aziendale

Per contrastare il fenomeno della siccità e della carenza d’acqua nella stagione colturale, le principali aziende florovivaistiche stanno da tempo adottando diverse soluzioni volte a risparmiare, recuperare, riutilizzare e conservare l’acqua. Le principali azioni risultano essere:

  • realizzazione di invasi di piccole e medie dimensioni (da 1000 a 10.000 m3) nelle stesse aziende, per stoccare acqua piovana, acqua di falda, o acqua recuperata da drenaggio aziendale (Fig.5);

Fig.5 – Bacini di piccole (375 m2 x 3 m di profondità = 1.125 m3, sopra) o medie (1700 m2 x 5 m di profondità = 8.500 m3, sotto) dimensioni per la conservazione di acque di drenaggio o di falda, presso l’azienda Giorgio Tesi Group (Pistoia)

  • reti drenanti poste nel sottosuolo, a profondità di 2 m (tra le porche nelle file di alberi e arbusti coltivati a terra) o di 30-40 cm (sotto le superfici impegnate con vasetteria su ghiaia e telo anti-alga) per recuperare acqua da trattare e poi riutilizzare direttamente per l’irrigazione oppure per stoccarla negli invasi aziendali di cui si è detto sopra;
  • recuperare acqua dalle coperture di serre e magazzini aziendali;
  • adottare impianti di irrigazione localizzata (a goccia, a spruzzo), al posto della classica irrigazione per aspersione, per ridurre le perdite di acqua irrigua per evaporazione o per scorrimento superficiale;
  • utilizzare vasi più chiari o con superficie riflettente per ridurre la temperatura a livello radicale e, allo stesso tempo, l’evaporazione di acqua dal substrato colturale (Fig.6);

Fig.6 – Uso dell’irrigazione a goccia e di vasi con superficie riflettente ottenuta dal riciclo dei contenitori TETRAPAK, finalizzato al risparmio idrico, presso l’azienda Giorgio Tesi Group (Pistoia)

  • effettuare lavorazioni molto superficiali del terreno per ridurre l’evaporazione dell’acqua dal suolo;
  • sostituire l’utilizzo di fertilizzanti chimici con l’impiego di concimi organici (per aumentare la capacità di assorbimento e di ritenuta idrica del terreno), con aggiunta di biostimolanti, corroboranti e microrganismi utili allo sviluppo dell’apparato radicale delle piante, al miglior assorbimento di nutrienti e per rendere le piante più vigorose e tolleranti agli stress biotici e abiotici (Gnesini, 2022);
  • pacciamare il terreno con matrici vegetali inerti o con piante erbacee vive al fine di ridurre gli sbalzi termici (Fig.7), il fabbisogno idrico e l’evaporazione dal suolo migliorando così l’efficienza dell’irrigazione: a questo scopo, si stanno sperimentando diversi pacciamanti inerti, come il miscanto, il cippato di legno, il cippato di faggio o la corteccia di castagno (Gnesini, 2022), o anche diversi mix di specie erbacee (Dichondra repens, trifoglio nano, Zoysia tenuifolia, festuca, Secale cereale, Avena sativa, Veccia villosa, Vicia faba) per l’inerbimento del terreno o del solo interfilare, da sfalciare periodicamente, o interrare (sovescio) o solamente schiacciare e piegare con idonea apparecchiatura (roller crimper).

Fig.7 – Effetto della copertura vegetale sulle temperature registrate sulla superficie del terreno: da sinistra, terreno con erba sfalciata 20 gg prima (26°C), terreno con erba sfalciata 10 gg prima (35°C), terreno nudo (41°C), terreno con erba mai sfalciata (19°C)

La gestione delle temperature eccessive

Le temperature eccezionalmente elevate e l’eccesso di radiazione solare in pieno campo, che abbiamo visto realizzarsi con sempre maggior frequenza negli ultimi anni, possono essere fronteggiate ombreggiando le piante. Ovviamente, le piante coltivate in serra possono anche usufruire delle varie tecniche per l’abbassamento della temperatura in un ambiente controllato (impianti cooling, pompe di calore per la produzione di aria fresca, nebulizzazione (fog system) sulle piante nei bancali, ombreggiamento e ventilazione delle serre).

Relativamente all’utilizzo di reti ombreggianti, sia in serra che in pieno campo (ombrai), si segnala che la ricerca mette oggi a disposizione degli operatori agricoli una gamma di reti ombreggianti diversificate sia relativamente alla % di ombreggiamento (dal 10% al 90%), sia al materiale utilizzato (plastica, nylon, sostanze biodegradabili), sia al colore della rete (Fig.8). Diversi studi, infatti, sembrano evidenziare come, in alcune specie, alcuni tipi di colorazione, ad esempio l’azzurro o il rosso, oltre a modificare l’architettura o l’altezza della pianta, riescono anche a modificare alcune proprietà fisiologiche delle piante stesse, come il livello di traspirazione o la conduttanza stomatica, che, dagli studi di fisiologia vegetale, sappiamo essere alcune delle principali risposte delle piante allo stress idrico o a quello da caldo o da eccessiva irradiazione.

Fig.8 – Reti ombreggianti con diverse colorazioni presso il CREA Orticoltura e Vivaismo di Pescia (PT)

Se non è possibile controllare le temperature esterne con la tecnologia (ad esempio in pieno campo o in ambito urbano), la scelta di specie che tollerano questo tipo di stress abiotico rimane sempre l’opzione migliore. Si segnala, per i prati sportivi o per i parchi cittadini, l’utilizzo di piante macroterme, cioè piante che tollerano temperature elevate, come ad esempio il Paspalum vaginatum (una tipica Warm Season Grass che riesce a fotosintetizzare in modo efficiente fino a 38-40°C, ed è anche tollerante alla siccità e alla salinità), oppure di specie «rustiche», che crescono spontanee in condizioni inospitali, sono meno predisposte ad ammalarsi e meno bisognose di antiparassitari e di concimi (piante aromatiche, officinali, cactacee, succulente etc.), o di specie originarie di zone siccitose e adattate al clima arido (xerofite), o di specie adattate alla salinità del terreno (alofite) o ai terreni molto sciolti e sabbiosi (psammofite). Anche tra le piante arboree è possibile scegliere diverse specie nell’ambito di un genere, o diverse varietà nell’ambito di una specie, che siano dotate di minore sensibilità allo stress idrico o a quello, spesso correlato, dovuto alle alte temperature: ad esempio Ferrini (2024), in un recente Convegno sul Verde Urbano, ha indicato una crescente tolleranza a questo stress abiotico passando, nel tiglio, dalle specie di Tilia cordata e Tilia tomentosa a Tilia x europaea e Tilia platyphyllus. Allo stesso modo, nell’acero riccio (Acer platanoides), la varietà ‘Deborah’ ha una tolleranza superiore alla ‘Emerald Queen’, e questa, a sua volta, superiore alla ‘Summershade’.

La gestione delle acque in eccesso

  • in ambito agricolo e territoriale, la progettazione e la realizzazione di impianti per la raccolta e lo smaltimento delle acque in eccesso è devoluta principalmente ai Consorzi di Bonifica che, in Italia, hanno una grandissima tradizione, soprattutto nelle numerose aree che un tempo erano delle paludi e che oggi, invece, sono delle zone in cui si realizza una florida agricoltura intensiva (frutticoltura specializzata, orticoltura, florovivaismo) grazie alle sistemazioni idrauliche e alle idrovore che continuamente innalzano l’acqua da zone poco elevate s.l.m., o situate anche sotto il livello del mare, fino a un’altezza che permetta il loro sgrondo in mare o nei corsi d’acqua o in bacini artificiali: si parla di regioni estese come il Polesine e tutta l’area del Delta del Po, inclusi gli sbocchi limitrofi di altri grandi fiumi come il Bacchiglione, il Brenta, l’Adige e il Reno, o come il Padule di Fucecchio e, in genere, la piana del basso Arno, o come l’Agro Romano e l’Agro Pontino etc. Questi sistemi idraulici oggi soffrono per le mutate condizioni climatiche che determinano sempre più spesso eventi piovosi di eccezionale intensità (come quello, già citato, della Romagna nel maggio 2023) nei confronti dei quali gli impianti progettati in epoche passate, caratterizzate da precipitazioni molto diverse riguardo all’intensità e alla frequenza degli eventi piovosi, oggi non riescono più a opporre resistenza.
  • a livello urbano, dove le eccezionali precipitazioni piovose, oltre che danni a case, strade e manufatti, provocano spesso anche gravi perdite umane a causa del sovraffollamento di queste zone abitate, la ricerca sta mettendo a disposizione dei progettisti, agronomi, forestali, urbanisti, ingegneri e architetti, delle infrastrutture verdi innovative in grado di dare spazio alle piante e, al tempo stesso, di supportare le reti urbane di drenaggio nello smaltimento delle acque in eccesso. Una tipologia interessante di queste strutture sono i Rain Garden (Fig.9), una sorta di aiuole permeabili che, attraverso sistemi di decantazione e filtraggio, assorbono, conservano temporaneamente e poi convogliano verso la rete fognaria l’acqua delle precipitazioni di eccezionale intensità (Fruscione, 2021). Le piante utilizzate nei Rain garden sono specie in grado di resistere tanto a brevi situazioni di allagamento quanto a lunghe fasi di scarsità d’acqua, determinate dalle stratigrafie particolarmente drenanti che, quindi, si asciugano rapidamente. I Rain garden possono essere considerati a pieno titolo infrastrutture per aree urbane che, in caso di eventi piovosi molto intensi, possono alleggerire il carico di lavoro dei sistemi tradizionali di smaltimento delle acque: reti fognarie e di drenaggio, sia intubate che a cielo aperto. Ovviamente la realizzazione di Rain garden richiede profondi stravolgimenti urbanistici che quindi, fin dalle fasi di progettazione, richiedono una collaborazione tra le competenze degli agronomi e forestali con quelle degli urbanisti, architetti e ingegneri: dalla razionalizzazione degli spazi al rifacimento di fondi stradali, dalle modifiche nella viabilità e nelle aree destinate a parcheggi allo spostamento di piazzole per la raccolta dei rifiuti, fino al collegamento dell’infrastruttura verde alle reti fognarie o di drenaggio della città (Burchi, 2024; Camisassa, 2021).

Fig.9 – Una tipologia di “Rain Garden”, infrastruttura verde per aree urbane in grado di assorbire, conservare temporaneamente e convogliare verso la rete fognaria l’acqua delle precipitazioni di eccezionale intensità

5. Conclusioni

La problematica dei cambiamenti climatici che interessa direttamente il settore florovivaistico comprende fondamentalmente la ricorrenza di temperature troppo elevate, la carenza di acqua irrigua e lo smaltimento dell’acqua in eccesso. Indirettamente, si è aggravata la problematica dell’ingresso di nuovi fitopatogeni, parassiti e piante infestanti, in quanto specie aliene adatte alle nuove condizioni climatiche, che si diffondono in un ambiente nuovo già di per sé privo dei propri predatori o parassiti, attaccano piante coltivate tradizionali che si trovano in uno stato di stress e di debolezza proprio a causa delle modificate condizioni climatiche ambientali.

Per la floricoltura, svolta prevalentemente in un ambiente protetto già climatizzato e controllato, non sarà un grosso problema adattare la regolazione dei parametri climatici all’interno della serra rispetto alle mutate condizioni esterne.

Per l’attività vivaistica, svolta prevalentemente in pieno campo, il notevole sviluppo di tecnologie avanzate già sviluppate per le serre (sensoristica, IoT, gestione da remoto, modelli previsionali, vertical farming etc.) e di tecniche per il risparmio, il recupero, il riutilizzo e la conservazione di acqua rappresenta un contributo decisivo per poter affrontare le problematiche legate ai cambiamenti climatici.

Per il verde urbano, realizzato in un ambiente già in partenza estremamente antropizzato, inquinante e inquinato, risulta fondamentale scegliere prima di tutto le piante (alberi, arbusti e specie erbacee) che maggiormente si adattano alle particolari e mutevoli condizioni che si verificano in ambito cittadino.

Il miglioramento genetico delle specie ornamentali per l’ottenimento di nuove varietà tolleranti gli eccessi climatici, sia attraverso tecniche di breeding tradizionale che con le recenti TEA (Tecniche di Evoluzione Assistita, ammesse per la prima volta in pieno campo e a livello sperimentale in questa stagione 2024), risulta purtroppo poco praticato in Italia sulle specie da fiore o fronda recisa, da vaso verde o fiorito e per il vivaismo ornamentale (Burchi, 2022). Pertanto, auspicando per il futuro l’avvio di programmi di miglioramento varietale ad hoc, si potrebbe almeno per il momento sopperire a questa carenza valutando le numerosissime specie e varietà utilizzabili nel settore ornamentali, già presenti nelle serre e nei vivai dei costitutori italiani, relativamente alla tolleranza al clima torrido e siccitoso (piante rustiche, macroterme, psammofile, alofite etc.).

Bibliografia e Sitografia 

  • Burchi, 2022. Il Miglioramento Genetico. In: Florovivaismo - Principi e Tecniche, di Scariot V., De Pascale S., Ferrante A., Romano D., Ed. EDAGRICOLE Edizioni Agricole di New Business Media srl, Milano, pagg.153-176. ISBN: 978-88-506-5517-5
  • Burchi, 2024. La gestione dell’acqua nelle aree a verde - Risparmio idrico e regimazione delle acque in eccesso. In: Libro Bianco del Verde, Focus 2023-24, L’Acqua – Una risorsa indispensabile per la salute del Pianeta. Ed. Assoverde e Confagricoltura, pag.296-305. ISBN: 979-122-105-335-7
  • Camisassa, F. Spagnolo, M.M. Iacono, 2021. Evoluzione della politica ambientale a Torino. In: VerdeCittà - Il rinnovo delle alberate nelle città: verde, bellezza e salute. Il Made in Italy del florivivaismo italiano, di G. Burchi, Ed. CREA, Roma, pag.39-46. ISBN: 978-88-33851-49-5
  • Corti, 2024. Comunicazione al Convegno “Cambiamenti climatici: corretta gestione dell'acqua e nuove specie botaniche nel verde urbano”, Bologna 29.5.2024
  • Ferrini, 2024. Comunicazione al Convegno “Cambiamenti climatici: corretta gestione dell'acqua e nuove specie botaniche nel verde urbano”, Bologna 29.5.2024
  • Fruscione, 2021. Scelta delle piante e progettazione dell’area verde a Torino, In: VerdeCittà - Il rinnovo delle alberate nelle città: verde, bellezza e salute. Il Made in Italy del florivivaismo italiano, di G. Burchi, Ed. CREA, Roma, pag.97-100. ISBN: 978-88-33851-49-5
  • Gianquinto, 2024. Situazione attuale, prospettive future e linee di ricerca del settore vertical farming. Comunicazione al Convegno “Quale futuro per le Vertical Farms?”, Accademia dei Georgofili, 30.5.2024
  • Gnesini, 2022. Esperienze di fertilizzazione sostenibile nei vivai in pieno campo. Comunicazione al Convegno “TECNICHE INNOVATIVE PER LAGESTIONE DELLA FERTILITÀ”, Accademia dei Georgofili”, Firenze, 30 novembre 2022
  • http://www.centrometeo.com/articoli-reportage-approfondimenti/meteo-corigliano/7430-estremo-altro-dieci-giorni-lettura-eventi-clima-piu-caldo

 

Contributo estratto dalla relazione del dott. Gianluca Burchi presentata al II Convegno Nazionale di Orticoltura e Floricoltura, Padova - 19-21 giugno 2024