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Green Jobs: l’Europa ci crede

“Green Employment Initiative Communication”, così è stata definita la Comunicazione adottata dalla Commissione europea e ufficializzata in questi giorni, che definisce  chiaramente quanto ci conviene (in termini di competitività, uso efficiente delle risorse e tutela ambientale) volgere verso un'economia verde e a basso tenore di carbonio.

Nuove opportunità di impiego. In particolare, come suggerisce il titolo, si parla di sostenere i  lavoratori nel far fronte al cambiamento di un mercato del lavoro che da qui ai prossimi anni, richiederà nuove competenze, capacità e attitudini, in un’ottica green, appunto.
La “Green Employment Initiative Communication” si concentrerà sull’intento di:
-       anticipare i cambiamenti verso specializzazioni “green” di tutte le professioni, assicurando transizioni professionali e favorendo la mobilità dei lavoratori;
-       sostenere l’occupazione tassando l’inquinamento e promuovere l’imprenditorialità, le imprese sociali e gli appalti pubblici “verdi”;
-       colmare le carenze in termini di competenze e conoscenze, favorendone un adeguato sviluppo e migliorando l’accesso alla formazione professionale;

Quali sono questi “lavori verdi”? Ad esempio lo sviluppo su larga scala delle tecnologie ecologiche (fotovoltaico, sistemi solari, etc) sta richiedendo un numero elevato di ingegneri, tecnici ed installatori qualificati. Oppure per la costruzione dei cosiddetti “edifici passivi” (a basso consumo energetico) gli architetti si stanno specializzando in nuove tecniche di progettazione, utilizzando materiali diversi e nuovi, magari con sistemi di controllo e manutenzione collegati a computer (domotica).
Va anche fatta la distinzione fra:
-          green jobs in senso stretto: geometra ambientale, esperto di acquisti verdi, tecnico del marketing ambientale, informatico ambientale, installatore di impianti green, tecnico delle energie rinnovabili, bioarchitetto, tecnico del risparmio energetico, e così via.
-          green jobs in senso lato: ne fanno parte quelle figure professionali attivabili dalla green economy.   
È stato definito significativo il potenziale di nuovi posti di lavoro legato a: produzione di energia da fonti rinnovabili, efficienza energetica, gestione dei rifiuti e delle acque, qualità dell'aria, ripristino e conservazione della biodiversità e sviluppo di infrastrutture verdi.

Numeri che danno speranza.  anche durante la crisi economica è stato registrato un notevole incremento di "posti di lavoro verdi": si stima una crescita di circa 3-4,2 milioni di unità nell'UE tra il 2002 e il 2011, e di un più 20% durante gli anni di recessione (2007-2011). E il traguardo da qui al 2020 è di avere altri 20 milioni di posti di lavoro (fonte: Commissione europea).
Europa 2020, la strategia che guiderà tutte le politiche europee (e nazionali) fino al 2020 ci propone (o impone?) una nuova visione dell’economia basata sulla produzione di beni e servizi di alta qualità ecologica e a basso impatto ambientale, conseguendo non solo la tutela delle risorse naturali (in ragione della loro scarsità) oppure mitigando la crisi climatica (agendo sulla riduzione delle emissioni dei gas serra), ma anche conservando il capitale umano e riconoscendone il valore, anzi incrementandolo, dando la possibilità di creazione di nuove figure professionali.
 
Bibliografia:
http://europa.eu/rapid/press-release_MEMO-12-252_en.htm
www.unep.org
COM(2012) 173 final “Exploiting the employment potential of green growth”

Negli ultimi anni le politiche della CE hanno sostenutolo lo sviluppo dell'economia verde, creando nuove possibilità di impiego

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