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Nuova PAC: ecco i punti dell'accordo politico tra stati membri

In un ultimo incontro negoziale, il 24 settembre scorso, Consiglio e Parlamento europeo hanno definito tutti i dettagli sulla nuova Pac che regolerà, dal 2014 fino al 2020, il futuro del sostegno all’agricoltura dell’Unione europea dal 1° gennaio 2015. Dopo l’accordo politico, raggiunto il 24-25 giugno 2013, sono stati sciolti i nodi che erano rimasti in sospeso: capping, convergenza esterna, flessibilità fra pilastri, cofinanziamento dello sviluppo rurale.

Ecco le novità scaturite dall’accordo, che vale circa il 40% del bilancio comunitario:
I pagamenti diretti si articoleranno in sette tipologie, tra obbligatori e facoltativi, in diversa percentuale della dotazione nazionale, a discrezione del singolo Stato membro (ad eccezione del greening).
Il pagamento di base (obbligatorio) potrà arrivare fino ad un massimo del 70% della dotazione nazionale e si basa sull’assegnazione dei nuovi titoli.
Il pagamento ridistributivo (facoltativo) per i primi ettari, ovvero i primi 30 ettari, da un minimo del 5% fino al 30% della dotazione, non potrà essere superiore al 65% del pagamento medio per ettaro.
Il pagamento ecologico o greening (obbligatorio), fisso e uguale per tutti gli Stati membri al 30% per gli agricoltori che adottano pratiche agricole benefiche per il clima e l’ambiente sugi ettari ammissibili, quli la diversificazione e la presenza di aree di interesse ecologico (siepi, alberi, biotipi, ecc.) per le colture a seminativo e il mantenimento dei prati permanenti.
Il pagamento alle aree svantaggiate (obbligatorio) riguarderà le aree con vincoli naturali, fino al 15% della dotazione.
Il pagamento per i giovani agricoltori di età inferiore a 40 anni (obbligatorio) integra il loro primo insediamento con un ulteriore 25% per i primi cinque anni di attività, e potrà rappresentare fino al 2% della dotazione nazionale.
Il pagamento piccoli agricoltori (facoltativo) fino al 10% del massimale nazionale, ovvero fino a 1.250 euro/azienda.
Il pagamento accoppiato (facoltativo) sarà di importo limitato e solo per prodotti specifici (esclusi il tabacco, le patate e il settore vitivinicolo), allo scopo di mitigare gli effetti della uniformazione dei titoli, per settori quali come la zootecnica, l’olio di oliva, il pomodoro da industria, la barbabietola, ecc.; in Italia, si potrà raggiungere il 13% della dotazione nazionale o il 15% per le colture proteiche.
Il 2014, sarà l’ultimo anno in cui gli agricoltori presenteranno la Domanda Paccon gli attuali titoli storici. I nuovi titoli saranno assegnati agli agricoltori sulla base delle superfici agricole dichiarate nella Domanda Unica 2015 e corrisponderanno al numero di ettari ammissibili dichiarati al 15 maggio 2015, oppure gli Stati membri possono decidere che il numero di ettari ammissibili, e quindi il numero dei titoli, sia uguale al numero degli ettari che l’agricoltore ha dichiarato nel 2013.
Importante sarà la definizione da parte degli Stati membri dell’ “agricoltore attivo” ovvero i soggetti cui spettano i pagamenti diretti e, di contro, gli esclusi dai pagamenti diretti.

I punti più discussi: convergenza. Il nuovo sistema procederà ad una convergenza dei pagamenti tra Stati membri (c. esterna) per arrivare entro il 2019 ad un livello minimo di sostegno finanziario, con un graduale aumento della dotazione per le Regioni o i Stati il cui pagamento medio (in euro per ettaro) è attualmente inferiore al 90% della media dell’UE (di un terzo della differenza fra il loro livello attuale e il 90% della media Ue).
La convergenza riguarderà anche gli agricoltori all’interno di ogni Stato membro (c. interna), verso il livello medio regionale/nazionale entro il 2019 oppure un avvicinamento dei pagamenti diretti entro il 2019 senza raggiungere il livello medio.

Il valore dei pagamenti diretti. Gli Stati membri saranno chiamati a fare delle scelte per la definizione del valore dei pagamenti entro il 1° agosto 2014 per essere applicate poi dal 2015.

Gli Stati membri potranno adottare tre modelli:

- uniformazione dei pagamenti diretti entro il 2019;

- modello percentuale: fissazione di percentuali decrescenti di anno in anno del massimale nazionale/regionale da assegnare ai pagamenti storici dal 2015 al 2019;

modello convergenza esterna, così chiamato adotta lo stesso criterio utilizzato per la convergenza tra gli Stati membri, fino al raggiungimento un pagamento minimo garantito pari al 60% della media regionale/nazionale entro il 2019, viceversa fino all’adeguamento proporzionali per gli agricoltori che ricevono più della media regionale/nazionale.

Capping e degressività. Tra i punti più discussi, soprattutto sono stati il capping e la degressività. Il capping rappresentava un tetto ai pagamenti diretti che pone un limite massimo ai pagamenti diretti. Dopo l’accordo di settembre rimane uno strumento volontario per gli Stati membri che dipenderà dalle scelte per altre tipologie di pagamento (scegliendo il pagamento redistributivo per i primi ettari gli SM possono decidere di non applicare il capping)
La degressività è obbligatoria e rappresenta di fatto un taglio ai pagamenti diretti. In pratica, ciò significa che l’importo dei pagamenti diretti che una singola azienda riceve (escluso il pagamento ecologico) verrà ridotto progressivamente a partire da 150.00 euro a 300.000 euro (per almeno il 5%) e oltre 300.000 euro. La riduzione verrà applicata al pagamento diretto al netto del pagamento ecologico e del costo del lavoro dipendente e dipenderà dalle scelte degli SM per le atre tipologia di pagamento (non si applica per gli SM che scelgono il "pagamento redistributivo” sui primi ettari)

Trasferimento tra pilastri e sviluppo rurale. L’accordo prevede per gli SM la possibilità di trasferire fino al 15% delle risorse nazionali dal 1° Pilastro (pagamenti diretti) al 2° (sviluppo rurale) e viceversa, trasferimento che può arrivare fino al 25% per i nuovi SM, ovvero per quelli che ricevono aiuti sotto al livello medio europeo dei pagamenti diretti. Soffermandosi sui tassi massimi di cofinanziamento dell’Ue, saranno pari all’85% nelle regioni meno sviluppate, al 75% o al 63% nelle regioni in transizione e al 53% nelle altre, con delle deroghe per le specifiche misure (trasferimento di conoscenze, cooperazione, creazione di associazioni di produttori, progetti Leader, misure connesse all’ambiente e di mitigazione dei cambiamenti climatici).

 

Sciolti gli ultimi nodi rimasti in sospeso. Tante le novità per gli agricoltori

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