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Agevolazioni fiscali: pensare al verde non è sbagliato

Il governo Letta ha ripreso il percorso storico della nostra nazione sugli sgravi fiscali. Negli ultimi decenni, i vari governanti hanno attuato una politica di incentivi verso uno o più settori considerati importanti per la comunità ma in difficoltà. In parole povere, nell’ultimo caso, per le agevolazioni di carattere edile vige la seguente prassi: tu esegui alcuni lavori (per esempio, una ristrutturazione, la creazione di pertinenze per autorimessa, l’eliminazione di barriere architettoniche o la bonifica da amianto); potrai poi detrarre dall’IRPEF una certa percentuale delle somme spese. Tale beneficio è stato esteso anche all’acquisto di beni mobili finalizzati all’arredo. Sicuramente una giusta spinta verso uno dei comparti più colpiti dalla crisi. Da poco sono stati disposti anche sgravi per gli acquisti di elettrodomestici a risparmio energetico, i così detti “Ecobonus”. Questi due esempi non sono casuali e fanno sorgere una giusta domanda: se l’intento del governo era finalizzato all’aiuto di settori economici importanti e all’incremento del risparmio energetico, perché nessuno ha avuto un’analoga attenzione verso la realizzazione di aree verdi? Ci pare giusto approfondire il tema.

 La crisi e il settore. L’Italia può vantare l’eccellenza nella produzione di piante ornamentali da esterno. Sono soprattutto alcuni distretti, sparsi su tutta la penisola, a concentrare il maggior numero di aziende produttrici. Molto più diffusi, invece, i realizzatori e manutentori di verde (si va da aziende specializzate, ai giardinieri, fino ai garden). Per riflettere sulla situazione italiana basta un fatto: la maggior parte di quanto prodotto è destinato al mercato estero, mentre nel Belpaese il mercato è in netta discesa. Un dato che, con l’inizio della crisi, palesa le difficoltà di chi non ha una struttura adeguata per lavorare con l’estero. Sono tante le aziende del settore che hanno dovuto chiudere i battenti o ridurre il proprio organico negli ultimi anni.

Questione di cultura. Un nostro recente viaggio negli USA ha analizzato la gestione del verde di alcune grandi città (in realtà sarebbe bastato passare le Alpi e visitare nazioni come Francia, Svizzera, Olanda e Germania, per non andare troppo lontano). Dalla città ai cittadini stranieri, si nota una diversa attenzione e comprensione dell’importanza del verde ornamentale. Il concetto base, per dirla in breve, è questo: gli alberi purificano l’ aria, hanno un valore fondamentale per la comunità e, udite udite, portano un sostanzioso risparmio energetico che, in alcuni casi, è stato pure monetizzato (vedi punti successivi). Non stiamo parlando di impianti impossibili e architettonicamente all’avanguardia, ma semplicemente di parchi più o meno grandi, di giardini, aree private e viali alberati ben gestiti e progettati con criteri urbanistici e agronomici validi. All’estero l’interesse per il verde si deduce anche dalla sua perfetta programmazione e gestione: molte città hanno appositi uffici e dispongono di molti dipendenti attivi solo in questo settore. Ovviamente il privato fa la sua parte e varie fondazioni collaborano economicamente alla gestione delle aree pubbliche. In Italia, invece, questa cultura, attualmente, non c’è. La realizzazione del verde per le nuove opere edili, in senso generale e al netto delle dovute eccezioni, assume un valore marginale, quasi di fastidio. Non ci sono normative che regolamentano la gestione e la realizzazione di nuovi impianti (purtroppo la nostra legge, di recente pubblicazione, si è fermata alla festa dell’albero, trattando quest’ultimo come un monumento). Non è solo questione del pubblico, ma anche del privato: manca, purtroppo, una generale cultura del verde.

Benefici energetici e convenienza degli sgravi. Si sa, ogni operazione di governo che prevede una riduzione delle imposte ha bisogno di compensazione nel bilancio statale. Aldilà del fatto che, in questo caso, non si tratterebbe di grandi cifre, sarebbe interessante sapere se i nostri governanti abbiano mai pensato a incentivare le opere a verde, oppure, se lo hanno fatto, se hanno valutato i benefici portati alle aziende del settore e all’ambiente. É importante, da parte nostra, sottolineare l’utilità di uno sgravio del genere, soprattutto sotto l’aspetto energetico: si considerino i punti seguenti.

 - La realizzazione di nuovi giardini di tipo privato, spesso, va di pari passo con le opere edili. Parrebbe giusto, come sono stati inseriti i beni mobili per l’arredamento, inserire anche l’acquisto di piante nella spesa detraibile dall’IRPEF.

- Le alberature possono ridurre considerevolmente le temperature estive. Alberi che ombreggiano i tetti delle abitazioni possono portare a una riduzione della temperatura anche di 5-6 °C (dati del North Carolina Extension Service) e quindi ad un minor consumo di energia dovuto all’utilizzo di climatizzatori.

- Il Lawrence Berkeley National Laboratory e Sacramento Municipal Utility District hanno evidenziato un risparmio energetico tra il 7 e il 47 per cento per le spese di condizionamento determinato dalla presenza di alberi intorno alle abitazioni. Alberi piantati a ovest e sud-ovest degli edifici (per chi vive nell’emisfero settentrionale) hanno prodotto i maggiori risparmi. Infine, una copertura arborea anche solo del 20 per cento potrebbe tradursi in un risparmio sulle spese di condizionamento dell’8-18% e e su quelle di riscaldamento del 2-8%. Tutto ciò si riflette a livello di macroscala con benefici a livello regionale o anche superiore.

- Un altro sistema per ridurre il consumo energetico con le piante è quello di fare ombra allo scambiatore di calore esterno del climatizzatore. Uno studio dell’Istituto Americano di Refrigerazione ha dimostrato che questo tipo d’intervento riduce, senza ulteriori spese, la temperatura all’interno dell’abitazione di oltre 1 °C.

- I venti invernali, che generalmente soffiano da nord, nord-est, nord-ovest, aumentano enormemente lo scambio di calore tra la casa e l’ambiente esterno. Alcuni studi hanno dimostrato che si può conseguire un risparmio di oltre il 23% delle spese di riscaldamento tra una casa completamente esposta ai venti invernali e un’altra nelle medesime condizioni ma protetta da piante e siepi idonee a minimizzare le infiltrazioni d’aria.

Ci sarebbero altri validissimi aspetti da analizzare: economici, sociali e culturali. Li abbiamo trascurati per un’esigenza di sintesi. Se il vero intento del governo era quello di sostenere comparti nazionali in crisi e di incrementare una politica del risparmio energetico, i dati ora esposti apparirebbero sufficienti a far capire che gli alberi, la loro coltivazione e la loro messa a dimora sarebbero meritevoli di assai attenta considerazione.

Sgravi per edilizia e acquisto di elettrodomestici. L'utilizzo di piante, invece, non è mai stato considerato. Ecco perché è un errore

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