Italiano English
Download PDF

Desertificazione, un problema mondiale

L'aridità è una naturale caratteristica climatica derivata da scarsità di precipitazioni ed elevate temperature. Un fenomeno a cui è sottoposto il 47% delle terre emerse.
Il 70% delle persone che vivono in terre aride e in altri ecosistemi difficili traggono il loro sostentamento dalle risorse del territorio. Lo sfruttamento eccessivo di queste zone sta mettendo a rischio la sopravvivenza degli abitanti a causa dell'emergere del fenomeno della desertificazione, definito dalla UNCCD (United Nations Conventions to Combat Desertification) come “degrado delle terre nelle aree aride, semi-aride e sub-umide,  secche, attribuibile a varie cause, fra le quali variazioni climatiche ed attività umane. [...] L'espressione degrado delle terre designa la diminuzione o la scomparsa, nelle zone aride, semi-aride e sub-umide secche, della produttività biologica o economica e della complessità delle terre coltivate non irrigate, delle terre coltivate irrigate, dei percorsi, dei pascoli, delle foreste o delle superfici boschive in seguito all'utilizzazione delle terre o di uno o più fenomeni, segnatamente di fenomeni dovuti all'attività dell'uomo e ai suoi modi d'insediamento”.
 
Progetti per il ripristino: un approccio integrato. L'Unione Europea (UE) e la FAO, in collaborazione con i paesi dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico (ACP) hanno lanciato un programma che stanzia in 4,5 anni 41.000.000 € (dei quali quasi la metà derivati dal European Development Fund) per favorire la gestione sostenibile del territorio e il ripristino di zone aride e degradate. Il progetto, denominato “Action Aganist Desertification” mira ad avere effetti soprattutto per quanto riguarda un migliore accesso alle risorse alimentari e a una riduzione della povertà nelle aree critiche.
«La fame e la povertà, il cambiamento climatico, la deforestazione, il degrado del suolo, la desertificazione e la perdita di biodiversità sono tutti interconnessi, - ha sottolineato Alhaji Muhammad Mumuni, segretario generale dei paesi ACP -. Un approccio integrato alla gestione del paesaggio è necessario, così come lo sono nuove politiche, investimenti e dinamicità per affrontare queste sfide nell'area del Pacifico».
 
Africa, informare e istruire. Il nucleo del programma è un progetto FAO in corso dal 2007: il “Great Green Wall” nell'area Sahariana e del Sahel. Prevede la creazione di una cintura verde che opporrà resistenza al progredire della desertificazione.
“Action Aganist Desertification” fonda il suo contributo sul sostegno alle comunità locali e ai governi in Burkina Faso, Etiopia, Gambia, Niger, Nigeria e Senegal per la gestione sostenibile e la tutela di paesaggio e agricoltura. Verranno messe in atto politiche per la promozione di attività generatrici di reddito e la creazione di posti di lavoro nelle zone rurali.
Una parte degli investimenti serviranno per l'informazione e l'istruzione degli agricoltori sul problema della desertificazione e sui migliori metodi per contrastarne l'avanzamento.
Il Direttore generale della FAO, José Graziano da Silva, afferma che desertificazione e degrado, responsabili di fame e povertà, nonché alla base di molti conflitti nel sud del mondo, saranno le sfide più grandi da affrontare nell'immediato futuro. Il programma “Action Aganist Desertification” sarà in grado di migliorare i mezzi di sussistenza e di aumentare la sicurezza alimentare, aiutando le persone ad adattarsi ai cambiamenti climatici.
 
Cooperazione tra Stati. Luoghi lontani come il Sahara e l'area dei Paesi del Pacifico si trovano ad affrontare problematiche identiche. Questo porta a valutare l'importanza della collaborazione tra Stati indirizzandola verso obiettivi comuni: lo scambio e la circolazione di informazioni scientifiche e culturali si rivela quindi fondamentale. L’attenzione si concentrerà sui Caraibi e sulle Isole Fiji portando come esempio la concreta possibilità di realizzazione di opere ambiziose come il “Great Green Wall” africano chiedendo la collaborazione di tutte le organizzazioni governative e non governative dell'area.
 
Il caso italiano. Anche l'Italia non può dichiararsi estranea al problema della desertificazione. Un rapporto di INEA (Istituto Nazionale di Economia Agraria) considera il 50% del nostro territorio a rischio. I dati attuali sono allarmanti: il 4,3% dell'intera penisola (1,2 milioni di ettari) è sterile e il 4,7% (1,4 milioni di ettari) ha subito fenomeni di desertificazione.
Molto importante, quindi, monitorare questo fenomeno costantemente, soprattutto in un Paese come l'Italia, già interessata da preoccupanti fenomeni di dissesto idrogeologico e di erosione idrica: si stima che 30% dei suoli italiani presenti una perdita di suolo superiore a 10 tonnellate ad ettaro l’anno. Nel particolare, la Regione Toscana ha aderito nel 2008 al progetto internazionale DeserTnet “Monitoraggio e azioni di lotta alla desertificazione nella regione mediterranea europea”. L'obiettivo per la Toscana è puntare l'attenzione sul miglioramento delle procedure per l'analisi della vulnerabilità e la realizzazione di studi più approfonditi su clima e meteorologia, essenziali per il controllo dei fenomeni di desertificazione nella regione.

Fonti consultate: 
www.unccd.int
www.fao.org
www.desertnet-international.org

Nascono programmi per limitare i danni portati dall'aridità, come l' "Action Aganist Desertification" che sostiene molte comunità africane. I dati allarmanti sull'Italia

contenuto