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Incontro mondiale sull'uso dei biostimolanti

Nel mese di novembre 2015 si è svolto a Firenze il congresso mondiale sui biostimolanti. Nei quattro giorni di relazioni e incontri sono stati presi in esame i vari aspetti che riguardano questi prodotti che ancora faticano a entrare nel mercato italiano.
Oltre ai nomi istituzionali regionali e del Governo, erano presenti professori, ricercatori e delegati aziendali da tutto il mondo arrivando a sfiorare le 1100 presenze. Il Congresso è stato organizzato e promosso da New Ag International, che ha stimolato una discussione riuscendo a coprire l'argomento sotto punti di vista diversi.

I lavori congressuali sono iniziati con una serie di relazioni che hanno introdotto le conoscenze teoriche e tecniche sui biostimolanti: ovvero come passare dal laboratorio alla realtà di campo. Le esperienze in ambiente controllato sono innumerevoli e sviluppate sia da Università che da gruppi di ricerca, i quali fanno capo a realtà aziendali; si riscontra, tuttavia, una generale carenza di prove in campo che testino i prodotti non solo sulle specie modello largamente utilizzate nei laboratori di ricerca. La complessa e frammentata realtà agricola mondiale necessita di maggiore sicurezza di risultato per recepire bene i benefici possibili e quindi iniziare a utilizzare prodotti nuovi. Una seconda sessione ha riguardato il meccanismo d'azione di questi preparati, in parte ancora sconosciuto e molto differenziato in relazione al materiale di sintesi. In effetti sono oggi presenti sul mercato una varietà di stimolanti, come acidi umici, estratti d'alga, idrolizzati proteici, composti microbici, complessi di macro e microelementi con vitamine e amminoacidi, fosfiti ecc. Risulta difficile identificare e generalizzare sul meccanismo d'azione di preparati così diversi.

Uno sguardo in particolare è stato rivolto all'ottimizzazione della nutrizione in relazione all'uso dei biostimolanti. Anche qui risulta complesso fornire una chiave univoca a causa della vasta gamma di prodotti sul mercato, ma in maniera concorde emerge che è possibile ridurre il contributo dei fertilizzanti in abbinamento con i biostimolanti. Questo non per particolari proprietà nutritive, in senso stretto, della parte attiva del prodotto ma a causa della matrice utilizzata che spesso presenta elevati valori di azoto organico e carbonio.
È stato trattato nello specifico anche il possibile apporto dei biostimolanti nel favorire una risposta migliore delle piante nei confronti di stress abiotici, argomento dibattuto e di elevato interesse in campo agricolo. Su questo tema, la grande maggioranza delle presentazioni si è concentrata su studi in laboratorio che hanno evidenziato buone performance dei prodotti testati, ma si fa sentire la mancanza di una buona conoscenza del comportamento in campo. Trascurato un aspetto fondamentale nell'utilizzo di questi prodotti e la loro azione nei confronti di piante legnose adulte. La maggior delle relazioni presentate si è basata su osservazioni effettuate o sulla classica Arabidopsis Thaliana, o su specie cerealicole. Alcune eccezioni sono rappresentate dagli studi sulle legnose da frutto che rilevano un maggior contenuto zuccherino e una pezzatura più grande della frutta. Visti gli effetti marcati sull'espressione genetica delle piante operati dai biostimolanti, interessante sarebbe valutare la loro azione in risposta agli stress anche nel settore ornamentale, che fornisce la totalità delle piante che vengono poi messe a dimora nelle nostre città, probabilmente l'ambiente più critico possibile per la vita di un albero.

I lavori del Congresso si sono conclusi con una serie di relazioni sui trend di mercato, sulla legislazione e sulle tecnologie di produzione.
In molti paesi, soprattutto dell'Estremo Oriente, i biostimolanti sono già una solida realtà commerciale con una capillare distribuzione nel mercato. Anche negli USA sono molto utilizzati e ancora in espansione. In Europa si sono diffusi a macchia d'olio con Paesi più propensi al loro utilizzo ed altri meno favorevoli. Complice anche una legislazione carente, una mancanza di conoscenze approfondite e una non eccessiva propensione al cambiamento dell'agricoltura italiana, anche nel nostro paese i biostimolanti non sono molto diffusi.

È importante, invece, fare informazione corretta sull'argomento, poiché i benefici di alcune tipologie di prodotto sono reali: non bisogna presentare questa nuova tecnologia come miracolosa, poiché con le evidenze ora a nostra disposizione non lo è, ma è necessario stimolare il dibattito e favorire la diffusione dei biostimolanti al fine di aumentare la conoscenza del comportamento in campo. Questi prodotti presentano un basso impatto ambientale, importante in questa fase di cambiamento climatico, non inquinano e hanno la potenzialità per aumentare la produzione di biomassa delle specie vegetali, fondamentale per far fronte all'aumento della popolazione mondiale.
Queste osservazioni dovrebbero essere sufficienti a invogliare legislatori e agricoltori a velocizzare il processo di diffusione dei biostimolanti anche nel nostro Paese.
 

Dal 16 al 19 novembre scorso si è svolto a Firenze il “2nd World Congress on the use of Biostimulants in Agriculture”

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