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Substrati alternativi ala torba: test con materiali diversi

La torba rappresenta il materiale più diffuso nei substrati e nelle miscele comunemente utilizzate nell’orto-floro-vivaismo. Viene miscelata con altre componenti che, in maniera più o meno determinante, influenzano le caratteristiche chimiche, fisiche e microbiologiche del substrato. Le torbiere interessate dall’estrazione di materia prima per la produzione di terricci si trovano principalmente nell’Europa settentrionale, orientale e in Canada.  L’intenso sfruttamento delle torbiere ha indotto un progressivo esaurimento di queste fonti di approvvigionamento non rinnovabili.

L’ingresso sul mercato, negli ultimi anni, di torbe estratte da siti lontani ancora non sfruttati, situati prevalentemente nei Paesi Baltici, in seguito anche alle limitazioni all’estrazione in alcuni tradizionali siti del Nord-Centro Europa per problemi ambientali, hanno portato ad un incremento del prezzo del prodotto e ad una diminuzione della qualità. La lenta rinnovabilità di questa risorsa ha portato alla necessità di limitarne l’estrazione ed alla formulazione di substrati “peat free” per l’ottenimento del marchio Ecolabel. In molti Paesi, come ad esempio in Olanda ed anche nel nostro Paese (Progetto PROBIORN della Regione Toscana 2004-06; Progetti FLORPRO 2007-2010 e SUBARTIFLOR 2009-2012 del MiPAAF), diversi progetti di ricerca sono stati finanziati al fine di trovare materiali alternativi alla torba che uniscano, ai bassi costi, anche proprietà fisiche, chimiche e biologiche ottimali, perlomeno paragonabili alla torba.

Nell’ambito del Progetto AGRIENERGIA, finanziato dal MiPAAF il CRA-VIV di Pescia si è occupato di verificare l’efficacia nel vivaismo di compost di qualità ed acidi umo-simili provenienti da biomasse residuali, in presenza di zeoliti o di ammendanti, per la coltivazione di piante ornamentali di diverse categorie produttive. In particolare, in questa prova preliminare sono stati valutati due composti inorganici come le zeolititi (Clinoptilolite e Chabasite) ed un ammendante organico a base di residui della coltivazione dell’orzo (Biomass) al fine di verificare il loro effetto sullo sviluppo di piante di Cupressus sempervirens.

Materiali e metodi
Le prove sono state effettuate presso l’azienda sperimentale del CRA-VIV di Pescia (PT), in serra sotto un ombraio con rete al 50%. Piantine di cipresso da seme (Cupressus sempervirens) di 5 mesi d’età dalla semina, sono state coltivate in vasetti di diametro 7 cm, con 10 piante per replica e 4 repliche per ogni tesi. Le miscele di substrati utilizzate sono state: substrato tradizionale di controllo (torba 70% + perlite 30% (v/v)); miscela di torba 35% + biomass 35% + clinoptilolite 15% + perlite 15% (v/v); miscela di torba 35% + biomass 35% +clinoptilolite 15% + chabasite 15% (v/v); miscela di biomass 70%+ perlite 30% (v/v).
Alla fine del ciclo di coltivazione, su tutte le piante è stata valutata l’altezza della pianta, il diametro del fusto e l’altezza del primo palco fogliare. Mediante l’utilizzo di uno spettrocolorimetro per immagini Xrite SP64 sono state inoltre valutate le differenze di intensità di colore delle chiome tra le piante cresciute nei diversi substrati.

Risultati In generale, tutti e tre i substrati alternativi in prova, hanno determinato un incremento significativo dell’altezza delle piante, dell’altezza del primo palco fogliare e hanno evidenziato un effetto positivo sul diametro del fusto. Questi ultimi due caratteri (diametro del fusto ed altezza del primo palco) sono molto importanti in quanto le piantine da semenzale di cipresso vengono notoriamente tagliate a questa altezza per essere innestate. Tutti i substrati hanno determinato inoltre colorazioni delle chiome delle piante più scure e verdi, percepibile già ad occhio nudo, ma dimostrato anche grazie allo spettrocolorimetro e all’elaborazione delle coordinate CIE.

Conclusioni Il mercato dei substrati di coltivazione per il vivaismo professionale e per l’hobbistica si è sviluppato negli ultimi quarant’anni. Al fine di giungere alla possibile sostituzione totale o parziale delle torbe nei substrati colturali, sono state poste in attenzione numerose materie. Ammendanti organici o materiali inorganici (come le zeoliti), comunemente utilizzati in agricoltura per la coltivazione di piante orticole come pomodoro, sedano, cetrioli e per la riduzione del contenuto di NH4+ nei liquami degli allevamenti di suini, potrebbero risolvere in parte questi problemi. I risultati di questa prova preliminare hanno mostrato che le due zeoliti impiegate (Clinoptilolite e Chabasite) ed il Biomass (ammendante ottenuto dal biocompostaggio di residui della lavorazione dell’orzo) possono essere vantaggiosamente utilizzati in miscela con substrati organici per il miglioramento della qualità di piantine di Cupressus sempervirens.

Domenico Prisa e Gianluca Burchi

CONSIGLIO PER LA RICERCA IN AGRICOLTURA E L'ANALISI DELL'ECONOMIA AGRARIA
CRA-VIV Unità di Ricerca per il Vivaismo e la Gestione del Verde Ambientale ed Ornamentale
Via dei Fiori 8, 51012 Pescia (PT)

e-mail: domenico.prisa@entecra.it

Una prova effettuata in Toscana ha evidenziato buoni risultati utilizzando zeoliti e un ammendante ottenuto dal biocompostaggio di residui della lavorazione dell’orzo

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