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L'astuta amante dei prati marittimi: Ophrys bertolonii

Le aree prative marittime e collinari dovrebbero costituire una fitocenosi successiva ai popolamenti di specie pioniere su rupi, pietraie, frane quando, con il miglioramento delle condizioni edafiche, si sia formato un minimo di pietrisco e di terreno. Il condizionale è d’obbligo perché, di regola, soprattutto nel territorio italiano, queste formazioni sono conseguenza di antichi disboscamenti e vengono conservate nel tempo da incendi (per lo più dolosi!) che si ripresentano con frequenza negli stessi luoghi “imbastardendo” la cotica erbosa: col tempo determinano infatti rarefazione e poi scomparsa di specie buone foraggere e trionfo di essenze dure, ricche di silice, coriacee, che il bestiame consuma proprio per non morire di fame.

Il fine inganno di un'orchidea. Dal punto di vista culturale e didattico le aree prative possono ostentare numerosi motivi di pregio, in particolare un ricco corteggio di orchidee della flora spontanea. Vediamo il caso di una delle specie più entusiasmanti sotto il profilo degli adattamenti all’ambiente: l’òfride di Bertoloni (Ophrys bertolonii, nella foto la sottospecie benacensis). Potremmo supporre che questo fiore, con la sua foggia inconsueta, intenda inviarci un messaggio particolare. In effetti è così: il “labello”, cioè quella sorta di petalo scuro, peloso, che porta incastonata una superficie lucida e riflettente, è un raffinato meccanismo di seduzione, volto a raggirare insetti appartenenti al gruppo degli Imenotteri (api, vespe,  bombi e così via). Di fronte a questa apprezzabile imitazione dell’addome delle femmine, molti “viveurs” in cerca di avventure galanti non restano indifferenti: giudicando di trovarsi di fronte all’anima gemella, anche perché ingannati dalla loro stessa immagine, riflessa dallo “specchietto” del labello, si posano e tentano… di convolare a giuste nozze; si rialzano poi delusi (e impollinati per bene), pronti a ricascare nell’inganno non appena scoprano nei dintorni un’altra trappola del genere: trasportano così a destinazione il polline con precisione millimetrica: un servizio postale a prova di sciopero!

Adattamenti ambientali sopraffini. Potreste pensare che questi maschi di imenotteri siano proprio dei sempliciotti; dovete però sapere che il labello possiede ghiandole che diffondono nei dintorni i feromoni tipici del corpo delle femmine della specie cui appartengono i maschi: un incredibile ponte tra il regno vegetale e quello animale e un inganno che raggiunge vette inusitate di astuzia luciferina. Il fiore di un’ofride: un concentrato di adattamenti all’ambiente elaborati da esseri privi di cervello e di organi di senso, neppure in grado, quindi, di percepire le fattezze degli insetti da ingannare! Ditemi voi: era motivata o no la scelta d’impiegare l’aggettivo “entusiasmante”  a proposito di questa orchidea?

 

 

La foggia del fiore è adattata per sedurre gli imenotteri. Un inganno perfettamente riuscito

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