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Alberi, ambiente e processi che portano all'equilibrio nel bosco

La strategia di favorire il ritorno dei climax (formazione di piante intradipendenti in equilibrio con l’ambiente) nelle aree in cui non sia prioritaria l’esigenza di sfruttare le risorse potenziali dell’ambiente per il sostentamento dell’uomo, dovrebbe costituire, per tutti gli studiosi, un pilastro fondamentale dell’ecologia applicata. È un dato di fatto che alcuni dissentono da questa tesi, con la motivazione che il concetto di climax è puramente teorico perché il raggiungimento di questa meta finale comporta tempi lunghissimi, valutabili in secoli e più.

Millenni e oltre. È vero: nei casi limite lo sviluppo di una serie dinamica normale può richiedere millenni, se si parte, per esempio, da una coltre di ceneri e sabbie vulcaniche, da una colata lavica, da un sistema di rupi, pietraie, ghiaioni soggetti all’impatto dei raggi solari e di venti frequenti. Solo su spiagge e falesie costiere, in alta  montagna, in certe “zone umide” ad acqua profonda o in aree vulcaniche, tuttavia, troviamo condizioni impossibili o quasi per lo sviluppo della vegetazione: sulla maggior parte del territorio italiano l’evoluzione procede più o meno celermente. Non parliamo poi delle aree agricole abbandonate, nelle quali un lavoro, spesso di generazioni, può avere comportato uno spietramento iniziale seguìto da cure di varia natura quali apporto di terra buona, concimazione, irrigazione: sempre che l’uomo, in questi àmbiti non abbia abusato della pratica di ricorrere al fuoco controllato per “pulire” il terreno da vegetazione indesiderata (approfondiremo questo concetto in seguito), il dinamismo della vegetazione si può compiere in tempi assai rapidi, specie a bassa quota.

Studio dei componenti del bosco. L’identificazione dei climax è un compito assai arduo, che richiede numerosi campionamenti puntuali della vegetazione attuati secondo i princìpi della fitosociologia. In prima approssimazione, tuttavia, è possibile ricorrere a una valutazione speditiva per capire se un bosco è prossimo ad un equilibrio con l’ambiente o addirittura lo ha raggiunto. Con l’eccezione di esemplari di specie esotiche tendenti, se ceduati, a divenire infestanti (robinia, ailanto), un’alta probabilità che un bosco a copertura fitta sia prossimo a un equilibrio con l’ambiente ci viene offerta dal riscontro che l’albero dominante ospiti sotto le sue fronde numerosi discendenti della medesima specie, cioè che si rinnovi spontaneamente nell’ambito del bosco stesso: se sotto una densa copertura di lecci (Quercus ilex) sono presenti numerose plàntule ed esemplari suffruticosi e arbustivi della medesima specie, possiamo ragionevolmente supporre che il climax in questo territorio sia costituito dalla lecceta. La presenza di più generazioni della specie dominante all’interno del perimetro del bosco è garanzia che questo manto arboreo tende spontaneamente a perpetuarsi nel tempo, ha cioè le caratteristiche di un climax.
Al contrario, se nell’àmbito di un bosco fitto gli alberi non si rinnovano, essi devono essere considerati in condizioni non naturali; se poi, in particolare, non rinnovandosi nella penombra del sottobosco, tendono a diffondersi in aree contigue a ridotta copertura vegetale e quindi ben soleggiate, tali specie hanno il valore di forme pioniere: la lettera “A” dell’alfabeto “arboreo”, non la “Z”: è questo il caso di molti rimboschimenti a conifere attuati in àmbiti non severi per la vita vegetale.

 

Occorrono molti anni per portare alla formazione di climax. Alcuni esempi concreti sono facilmente visibili.

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