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L'intelligenza di adattarsi alle quote elevate

Un escursionista sensibile non può rimanere indifferente di fronte allo spettacolo che offrono certe fioriture su rupi e ghiaioni alle maggiori quote nelle Alpi: chi scrive è rimasto più volte commosso e intenerito. Cosa consente, però, a certe piantine, minuscole e delicate, che uno scarpone può schiacciare senza pietà, di vivere tranquillamente dove l’uomo, se non particolarmente attrezzato, morirebbe entro poche ore?

Il primo accorgimento che va sottolineato è il nanismo, specie se abbinato ad una forma a “pulvino” (a cuscinetto): una porzione epigea alta pochi centimetri e a rami compatti consente di difendersi meglio dalla pressione del vento, di ridurre le perdite di acqua per eccessiva traspirazione, di sopportare meglio il peso della neve ghiacciata. Il nanismo è il risultato dell’inibizione che la luce esplica sugli ormoni di crescita per distensione cellulare (l’ambiente alpino è, di regola, assai luminoso).

Un secondo adattamento è la vistosità della fioritura, che genera incredibili contrasti con la piccolezza di rami e foglie (si pensi ad una Saxifraga oppositifolia - foto -) o ad un’Androsace alpina. Fiori giganti accomunano la flora delle vette a quella degli ambienti subdesertici: un ponte ideale unisce i mondi dell’estremo freddo e dell’estremo caldo. La spiegazione di questa apparente assurdità è semplice: qualunque ambiente severissimo per la vita vegetale tende ad ospitare specie ad impollinazione zoofila (di regola “entomofila”, affidata ad insetti “pronubi”), non al vento o all’acqua: è fondamentale rendere più preciso possibile il viaggio del polline: un’inflessibile selezione naturale, con il passare dei millenni, ha favorito le specie che sono giunte a sviluppare fiori più grandi, vivacemente colorati, provvisti di nettàri con i quali sfamare gli insetti pronubi (alle maggiori quote una vera rarità).
Molte specie hanno invece corolle bianche, simili ad un paraboloide; in questo caso l’astuzia è luciferina: alle quote maggiori, nell’aria rarefatta, è sufficiente una nuvola che schermi i raggi del sole per avere un brusco calo della temperatura; animali eterotermi quali gli insetti diventerebbero torpidi e facile cibo per predatori meno inibiti dal freddo: tinta bianca e forma a paraboloide sono idonee a riflettere i raggi termici verso il centro del fiore (che ospita stami e pistilli), riscaldandolo in misura maggiore: un silente messaggio agli insetti pronubi: qui avete una camera d’albergo con riscaldamento incorporato; se poi il fiore è dotato di nettàri, è garantita anche la colazione in camera. Da un fiore all’altro il polline viaggia e colpisce il bersaglio con precisione millimetrica: un servizio postale ...a prova di sciopero!

Altri adattamenti sono l’estensione dell’apparato radicale, davvero fuori dell’ordinario, il possesso, da parte delle foglie, di cuticole lucide e riflettenti la luce solare, o di rivestimenti di peli che, generando un microambiente di aria ferma a contatto con le superfici fogliari, riducono le perdite di acqua per eccessiva traspirazione (i peli della stella alpina costituiscono non una difesa dal freddo - la pianta è isoterma con l’ambiente - ma un mezzo per tesaurizzare l’acqua interna). Se poi i peli sono bianchicci contribuiscono in misura ancora maggiore ad evitare surriscaldamento e perdita di acqua.

Altri adattamenti sfuggono alla nostra osservazione: una difesa dal gelo è la presenza, nelle soluzioni circolanti, di saccarosio, uno zucchero che, a differenza dell’amido, è solubile: un antigelo incorporato!
Rupi e ghiaioni d’alta quota sembrano nemici acerrimi della vita vegetale: in realtà questi habitat fungono da arcigni tutori di una flora specializzatissima. Le piante a capacità competitive modeste, pressate da quelle meglio fornite di doti concorrenziali, da milioni di anni si sono trovate di fronte ad un bivio: specializzarsi e sopravvivere in luoghi quasi esiziali per la vita oppure scomparire dal nostro pianeta (e chissà quante si sono estinte). Rupi e ghiaioni d’alta quota svolgono al massimo livello un efficace ruolo di asilo per forme deboli e fatalmente destinate ad avere un areale ridotto o comunque assai localizzato. Questo dato di fatto deve essere tenuto presente in primis dai pianificatori territoriali, con particolare riferimento all’opportunità di istituire parchi e riserve naturali.
 

Lo spettacolo offerto dalle fioriture su rupi e ghiaioni alpini nascondono diversi espedienti per sopravvivere in condizioni difficili.

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