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C'è vita sulle rupi d'alta quota

Sarà capitato a tutti di osservare un’arcigna rupe verticale di una montagna alpina. La prima impressione che si ricava è quella di trovarsi di fronte ad un ambiente privo di vita vegetale. La realtà è ben diversa: le rocce ospitano sicuramente popolazioni di licheni e di muschi, mentre batteri e alghe, sia uni- sia pluricellulari, si rinvengono in prossimità di stillicidi e perfino entro 1-2 centimetri all’interno di rocce scistose, con cristalli di quarzo che lascino passare un minimo di luce, indispensabile per la fotosintesi; anche certi licheni possono trovare rifugio in simili microambienti, in casi limite, scontando la severità delle condizioni ambientali con un accrescimento anche di pochi millimetri a secolo.

Le piante superiori non possono colonizzare questi habitat: al massimo resistono in fori ciechi della roccia o in fessure minuscole; incredibile, in particolare, lo spettacolo della fioritura della Primula allionii (foto). Le condizioni sono terribili per la vita vegetale: penuria estrema di terreno e di humus, escursioni termiche accentuatissime, aridità ben poco mitigata da nubi orografiche o da precipitazioni (il cui apporto è limitato dalla discesa dell’acqua per forza di gravità); e ancora frequenza del vento e assenza dell’azione coibente di un manto nevoso nella cattiva stagione: le “casmofite” (specie proprie delle fessure delle rupi) devono essere insensibili al gelo (certe non hanno difficoltà a fotosintetizzare a temperature inferiori a 40° sotto zero), ma anche alle alte temperature estive (nell’aria rarefatta l’evaporazione è accentuata e anche il vento aggrava la situazione complessiva).

Su silice il pH basso e la presenza di ioni di metalli pesanti possono creare problemi metabolici ma i corredi enzimatici delle specie silicicole provvedono a risolverli. In modo analogo le specie calcicole non hanno difficoltà a far fronte all’abbondanza di carbonato di calcio; certe piante deviano alla periferia delle foglie soluzioni calcaree concentratissime; l’acqua poi evapora e si formano piccole concrezioni chiare che danno una consistenza quasi litica (ad esempio alle foglie di certe sassifraghe, dove il bianco del calcare contrasta con il verde dei cloroplasti).

Quali sono le maggiori altezze raggiunte dalle piante sulle montagne alpine più elevate? I licheni riescono a vivere anche a 4800 metri, sul Monte Bianco (sul K 2, nel Karakorum, esemplari di Xanthoria elegans furono rinvenuti fertili a 6600 metri di altezza: si può immaginare quali escursioni termiche e quale “bombardamento” di raggi ultravioletti le alghe e i funghi che componevano questa simbiosi lichenica riuscissero a sopportare).
Anche certi muschi mostrano doti insospettate di alpinisti: sul Monte Rosa i cuscinetti nerastri di Grimmia pulvinata e Grimmia incurva sono stati rinvenuti fino a 4600 metri.
Quanto alle piante provviste di fiori solo una dozzina di angiosperme riescono a raggiungere o superare la quota di 4000 metri, mentre quelle che raggiungono o superano 3500 metri sono tra 50 e 60. Questi valori vanno presi con beneficio d’inventario perché  gli alpinisti d’alta quota non annoverano nelle loro file esperti botanici. Del Ranunculus glacialis abbiamo già scritto nel contributo precedente.
 

Le condizioni ambientale rendono difficile la colonizzazione da parte delle piante superiori di queste aree. Proliferano licheni e muschi con il caso eccezionale della Primula allionii

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