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Crescita ed espansione della flora dei riposi

Un nome poetico per indicare piante di nessun interesse per l’uomo come per gli animali erbivori. Tutti abbiamo potuto osservare mucche al pascolo: testa bassa, sembrano strappare e ingurgitare qualunque erba. La realtà è ben diversa, come dimostrano le aree che per lunghi tempi hanno dovuto subire un eccesso di pressione pascoliva: scomparse le buone foraggere, tenere, delicate, ricche di acqua, in una parola ben appetibili, trionfano quelle rifiutate dal bestiame perché spinose, velenose, aromatiche, di sapore acre, troppo coriacee per risultare gradevoli al gusto, particolarmente resistenti al calpestìo, come il già citato nardo, o infine idonee a rivegetare celermente dopo gli incendi.

Perché la denominazione di flora dei riposi? Le deiezioni animali sono relativamente disperse nei pascoli e ben più concentrate dove il bestiame si raduna per trascorrere le notti; quivi l’arricchimento in azoto del substrato è garantito e la sua eccessiva abbondanza costituisce un drastico fattore limitante per la quasi totalità delle piante; non così per alcune specie, definite “nitrofile”, che, col tempo, se non contrastate dai pastori, finiscono per occupare tutto lo spazio disponibile. Tra le principali ricordiamo Rumex alpinus, Urtica dioica, Urtica urens, Veratrum album (mortale per l’uomo, come testimoniano gli esiti degli avvelenamenti dovuti alla confusione con Gentiana lutea, specie da cui ricavare amari liquori digestivi); e ancora vari acòniti, tra cui Aconitum napellus, A. paniculatum, A. anthora. A. vulparia; il nome latino di quest’ultimo ricorda le volpi, quello italiano (“lupaia”, “lupata”) i lupi: in effetti con questa pianta si preparavano in passato bocconi avvelenati.

Un tempo il pascolo dava un importante contributo all’alimentazione di nuclei abitati altomontani, mandrie e armenti consistevano di molti capi, le aree prative erano tutte o quasi presidiate, la flora dei riposi veniva periodicamente eliminata dai pastori. I tempi sono cambiati e le piante rifiutate dal bestiame, non più contrastate, possono infittirsi e dominare a lungo; solo la riduzione del tenore di azoto nel terreno conseguente alla scomparsa o quasi del pascolo può permettere, col tempo, al dinamismo vegetazionale di ripristinare una serie dinamica normale.

Con la diminuzione dei pascoli, cala anche il dinamismo vegetazionale e le piante rifiutate dal bestiame, non più contrastate, possono infittirsi e dominare a lungo

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