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L'orizzonte degli arbusti contorti

Giunti al punto in cui siamo, possiamo considerare conclusa la descrizione delle fitocenosi del piano basale e di quello montano: una trattazione purtroppo lacunosa (data l’esigenza di estrema sintesi che ha caratterizzato fin dall’inizio la nostra analisi della vegetazione italiana).

Un’ultima precisazione: soprattutto nell’orizzonte superiore del piano montano estesi disboscamenti vennero effettuati nei secoli passati allo scopo sia di ottenere legname di pregio sia di sviluppare la pastorizia, base per la sopravvivenza di interi nuclei montani. Il risultato fu un’estensione abnorme, ad altezze non elevatissime, delle praterie d’alta quota. Con il netto ridimensionamento di certe pratiche o addirittura con il loro abbandono, in questi luoghi iniziò un lento recupero della vegetazione legnosa arbustiva e, più in alto, suffruticosa. Ginepro comune (Juniperus communis), ranno spaccasassi (Rhamnus pumilus), ginepro nano (Juniperus nana), uva orsina (Arctostaphylos uva-ursi), uva orsina delle Alpi (Arctostaphylos alpina), varie specie di mirtilli (Vaccinium myrtillus, Vaccinium vitis-idaea, Vaccinium uliginosum, Vaccinium gaultherioides), furono i primattori di questa riconquista, a livello sia di piano montano sia di formazioni erbacee in qualche misura artificiali situate a quote maggiori (nella fascia che alcuni studiosi individuano come piano subalpino). Le specie citate possono rinvenirsi, chi più chi meno, sia in stazioni a terreno abbondante sia in aree a vegetazione diradata dove possono assumere anche un ruolo di forme pioniere.

L’associazione più diffusa nelle Alpi (su suoli calciocarenti) è quella a rododendro ferrugineo (Rhododendron ferrugineum) e mirtillo nero (Vaccinium mirtyllus). Sui massicci calcarei delle Alpi centrali e orientali sono invece presenti il rododendro irsuto (Rhododendron hirsutum) e il rododendro cistino (Rhodothamnus chamaecistus).

A quote maggiori (ormai ci troviamo ben sopra 2000 metri) solo piantine legnose prostrate, come gli straordinari salici nani, possono sopravvivere, nel regno di una vegetazione erbacea in cui graminacee e ciperacee di altezze elevate dominano, finalmente libere dalla prepotenza delle piante legnose. Questo argomento, però, verrà sviluppato in un prossimo contributo.

Le specie legnose lentamente ricompaiono nel piano montano offrendo splendide fioriture

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