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La variabilità del piano montano

Un vizio dei sistematici è la tendenza a racchiudere una realtà complessa entro schemi rigidi. Ne abbiamo la prova a livello di comunità vegetali, anche con la distinzione tra Piano basale e Piano montano. Indiscutibilmente man mano che si sale ad altezze maggiori le fitocenosi di bassa quota vengono sostituite da altre; il problema è tracciare un confine altitudinale tra le prime e le seconde: i saliscendi delle quote, la varietà delle esposizioni, delle condizioni microclimatiche, dei fattori edafici, l’ampiezza ecologica delle singole specie, l’antropizzazione dei manti vegetali, soprattutto per effetto di pesanti prelievi di legname dai boschi durante i secoli passati, ci pongono oggi di fronte ad un quadro complesso e variabile, a volte anche su superfici limitate. Il querceto a rovere deve essere inserito nell’orizzonte superiore del Piano basale o in quello inferiore del Piano montano?
Propendo per la prima ipotesi ma lasciamo ai fitosociologi l’ardua sentenza: diciamo che, su suoli evoluti, man mano che si sale in quota, più il clima diventa rigido più si afferma la tendenza al realizzarsi di un bosco misto di caducifoglie a riposo invernale, microterme e oròfile. A livello di orizzonte montano inferiore questo bosco misto, nel nostro Paese, su tutti i rilievi in cui l’aria abbia un elevato grado di umidità, sfocia nella faggeta, a volte frammista a lembi di abetaia ad abete bianco (Abies alba), ad abete rosso (Picea abies subsp. abies), ad abete di Douglas (Pseudotsuga menziesii), o di pineta a pino silvestre (Pinus sylvestris) o pino nero (Pinus nigra), se l’uomo è intervenuto nelle adiacenze con rimboschimenti.

Dove il clima è di tipo continentale (alludo, in particolare, a certe vallate interne della catena alpina), possiamo trovare invece soprattutto pinete a pino silvestre e così pure rimboschimenti a conifere, a base di specie già citate in precedenza.
Nell’orizzonte superiore del Piano montano le conifere microterme e orofile dominano: il fattore limitante è rappresentato dalla lunghezza del periodo in cui l’acqua presente nel terreno rimane ghiacciata e quindi non può essere utilizzata dagli apparati radicali: è ovvio che le frugali conifere, necessitando di pochi litri di acqua al giorno (anche meno di dieci), possano superare questo tipo di avversità e cavarsela egregiamente in un ambiente molto severo per i vegetali.  

I rilievi più bassi, che presentano una morfologia montuosa, presentano una biocenosi che cambia a seconda del tipo di clima

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