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La memoria lunga dell' Euforbia arborea

La volta scorsa avevamo accennato alle piante che compongono la macchia mediterranea. Proseguiamo questa presentazione, lungo le coste del “mare nostrum”. Stavolta presenteremo un esempio di adattamento che fa pensare.

Nella macchia mediterranea, in piena estate, lungo le coste del nostro mare, potremmo facilmente notare un arbusto alto un paio di metri al massimo, dall’elegante ramificazione (ogni ramo si biforca e così fino a quelli estremi); la ramificazione è messa in evidenza dall’assoluta assenza di foglie: sembra quasi che una strana malattia abbia sterminato tutti gli esemplari di una determinata specie. Si tratta dell’euforbia arborea (Euphorbia dendroides L.).

Orologio biologico particolare. In autunno, però, compaiono nuove foglie, di un verde tenero, a fine inverno gli esemplari sono in fioritura, a primavera in fruttificazione. All’inizio della stagione estiva tutte le foglie si arrossano per poi cadere. Strano comportamento per un arbusto della macchia: per lui la stagione “buona” è quella sfavorevole: va in “estivazione”. Questa particolarità, lungi dal danneggiarlo, si traduce in un vantaggio: una condizione di “vita latente” consente di tesaurizzare l’acqua all’interno del vegetale; nel periodo della massima calura e aridità non ne serve altra. Proprio grazie a questa prerogativa l’euforbia arborea riesce a vivere anche tra i suffrutici delle garighe più povere.

Altri esempi di vita latente. Due quesiti: nella regione mediterranea abbiamo quattro stagioni: perché l’euforbia arborea rifiuta di prenderne atto? E da quanto tempo è così? Un’altra domanda ci indirizza ad una giusta risposta: nel mondo ci sono altre specie che si comportano allo stesso modo? Certo: ai Tropici, dove una stagione secca (che dura circa nove mesi) si alterna ad una delle piogge, assai più breve. Quando vi è disponibilità di acqua, si producono nuove foglie, fiori, frutti. Quando tutto si dissecca si va in condizioni di vita latente, spogliandosi di quel che farebbe perdere acqua per eccessiva traspirazione.

Storia di una migrazione. Esistono altre euforbie simili nelle regioni tropicali? Sì, nove, dislocate nelle Canarie (cinque), a Madeira (due), alle Azzorre (una), nelle isole di Capo Verde (una). Sono tutte imparentate tra loro, compresa la nostra euforbia arborea, derivando da un unico progenitore diffusosi su queste terre una ventina di milioni di anni fa. L’euforbia arborea, unica tra le cugine, è riuscita a raggiungere, con un’avventurosa migrazione, le coste dell’Africa e di qui l’area mediterranea. Da allora rifiuta pervicacemente di prendere atto che le stagioni da due siano diventate quattro: un bell’esempio di memoria lunga. E di cocciutaggine!

Tipica dell'areale mediterraneo, ha mantenuto l'orologio biologico delle zone tropicali da dove proviene

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