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La persistenza degli agrofarmaci: nuove osservazioni sulle piante ornamentali

Il reperimento di piante ornamentali presso i garden center è la modalità di acquisto più diffusa tra i clienti privati. Tuttavia le piante raggiungono i negozi dopo aver completato almeno un ciclo produttivo annuale in un vivaio. Questo significa che, come ogni altra coltura in produzione, queste piante sono state oggetto di cure colturali che possono anche aver incluso eventuali trattamenti fitosanitari. In ambito vivaistico sono presenti limitazioni e controlli per quanto riguarda la presenza residuale di agrofarmaci sulle piante ma ci sono poche informazioni sulla natura dei residui presenti al momento dell’acquisto da parte di un privato. L’eventuale presenza di agrofarmaci sulle piante vendute può rappresentare una fonte di pericolo più o meno preoccupante. Se i rischi per la salute umana risultano limitati, lo stesso non si può affermare nei confronti degli insetti impollinatori. Porre questi insetti come target delle osservazioni è importante poiché possono abitualmente frequentare aree popolate con una presenza massiccia di “verde antropico”.

La salute degli impollinatori.
Assistiamo oggi a una diffusa preoccupazione riguardo la salute delle popolazioni di alcuni insetti impollinatori come le api (Apis mellifera) e i bombi (Bombus spp). Numerosi studi si sono concentrati sull'impatto ambientale dei fattori di stress, inclusa l'esposizione agli agrofarmaci, sulla salute delle api. Il complesso di vari fattori concorrenti al problema è noto come sindrome dello spopolamento degli alveari, legato al fenomeno discusso dall’opinione pubblica noto come moria delle api. È ormai noto che il trattamento delle piante con insetticidi neonicotinoidi rappresenta uno degli aspetti incidenti, in conseguenza della forte diffusione dei formulati e della loro significativa azione sugli impollinatori. Le alte concentrazioni di alcuni principi attivi possono avere effetti sulla mortalità, sul foraggiamento, sul volo e sulla sopravvivenza della regina.
I neonicotinoidi sono una delle molte classi di agrofarmaci che possono interferire con lo sviluppo delle api e delle loro colonie. In letteratura emerge la probabilità che molte specie di impollinatori siano cronicamente esposti a miscele di formulati, in particolare durante la loro vita adulta, quando frequentano spesso terreni coltivati o aree limitrofe. Alcune ricerche dimostrano come la presenza di DMI (una classe di fungicidi) possa aumentare la tossicità dei neonicotinoidi fino a 1000 volte.
La maggior parte delle osservazioni sull'esposizione delle api si è concentrata sugli ambienti agricoli. Tuttavia, recenti studi hanno rivelato che anche il polline e il nettare raccolti da Bombus spp. in ambiente urbano contengono spesso un mix di sostanze chimiche, tra le quali alcuni insetticidi sistemici e fungicidi. È possibile che una fonte di diffusione di agrofarmaci nelle aree urbane sia rappresentata dall’irrorazione con agrofarmaci delle piante ornamentali e orticole effettuata da amatori e ortisti, ma è più probabile che il risultato mostrato dai rilievi sia imputabile ai trattamenti sistemici effettuati nel ciclo di produzione in vivaio. L’utilizzo di formulati di difesa è comune nella pratica vivaistica come in tutti gli altri settori agricoli, anche se ormai da molti anni è in atto una graduale ma incisiva diminuzione del numero degli interventi, accompagnata dalla messa fuori commercio dei prodotti meno sicuri, tra i quali la classe dei neonicotinoidi.

Uno studio del 2017.
Una ricerca condotta nel sud dell’Inghilterra ha utilizzato la cromatografia accoppiata alla spettrometria di massa, per analizzare 29 piante reperibili nei garden center, andando a cercare tracce di 8 insetticidi e 16 fungicidi di utilizzo comune sulle specie ornamentali. Dai risultati emerge che solamente 2 piante sono esenti dalla presenza di agrofarmaci, 23 piante ne contengono più di uno e alcune specie presentano tracce di 10 formulati diversi.
I neonicotinoidi sono stati rilevati nel 70% dei campioni, il clorpirifos nel 10% e i piretroidi nel 7%. Boscalid, spiroxamina e gli inibitori della sintesi di steroli (DMI) sono presenti nel 40% delle piante. Anche per quanto riguarda le analisi del polline i dati mostrano come 18 piante presentino tracce di 13 prodotti commerciali differenti. La concentrazione dei composti sistemici è simile tra foglie e polline, ma il dato più preoccupante è il ritrovamento di formulati di contatto, segno del loro utilizzo nel periodo di pre-fioritura o di fioritura.
I neonicotinoidi thiamethoxam, clothianidin, imidacloprid e il fosforganico clorpirifos si trovano nei pollini a concentrazioni comprese tra 6,9 e 81 ng/g, ovvero a livelli capaci di danneggiare l’attività degli impollinatori.
Questi risultati rivelano che le piante ornamentali sono spesso trattate con miscele di insetticidi e fungicidi che persistono nei tessuti vegetali fino a raggiungere rivenditori, hobbisti e giardinieri.
In particolare, gli insetticidi neonicotinoidi e i fungicidi boscalid, spiroxamina e procloraz sono quelli rilevati più frequentemente, mentre i piretroidi e i fosforganici vengono ritrovati meno spesso ma a concentrazioni elevate.
L’effetto che la piantagione di tali esemplari in giardini privati può avere nei confronti degli insetti pronubi non è ancora chiaro, ma sicuramente la presenza di tali composti nel polline non rappresenta un indicatore rassicurante. Inoltre, bisogna tenere in considerazione che molte piante vendute nei garden center vengono marchiate come bee-friendly, per segnalare la possibilità di acquistare piante attrattive per gli insetti impollinatori. Tuttavia questa etichettatura non tiene conto dell’eventuale presenza di residui di farmaci.

Limitare l’esposizione.
Le concentrazioni presenti sugli esemplari superano talvolta i limiti massimi considerati come sicuri, ma il loro impianto in contesti come quelli dei giardini privati, ovvero in popolamenti composti anche da numerose piante non trattate potrebbe essere un decisivo fattore di limitazione dell’esposizione per gli impollinatori.
In queste circostanze, l'opzione più sicura per un giardiniere che desidera proporre al cliente piante sicure per le api, è quella di rivolgersi al mercato del biologico, purtroppo non particolarmente sviluppato per il vivaismo ornamentale. Anche frazionare nel tempo i nuovi impianti, evitando di concentrare le piantagioni in pochi giorni, favorirebbe l’abbassamento del numero di piante potenzialmente contaminate all’interno del giardino nello stesso momento. Per ultimo bisognerebbe evitare di inserire esemplari trattati nei periodi di maggior alimentazione delle api, minimizzando il contatto degli insetti con il polline.
Dal dicembre 2018, in conseguenza di una Direttiva UE, prontamente recepita dall’Italia, l’utilizzo dei neonicotinoidi in pieno campo è stato proibito. Di conseguenza oggi non è più possibile utilizzare clothianidin, imidacloprid e thiamethoxam sulle colture fuori serra.
Fermo restando che immaginare come unica causa del fenomeno della moria delle api, talvolta sovrastimato, l’utilizzo dei formulati sistemici in agricoltura, è estremamente limitante rispetto alla complessità delle osservazioni, è importante che gli agricoltori cerchino sempre di seguire la strada della diminuzione dell’impatto. È necessario affermare che anche la coltivazione vivaistica può essere un esempio di sostenibilità economica, ambientale e sociale. I dati di questa ricerca sono molto importanti per il settore, poiché pongono gli operatori davanti a una problematica concreta e dimostrata. Ricerche di questo tipo devono servire da stimolo a migliorare ancora le tecniche di produzione, permettendo al cliente finale di acquistare un prodotto sicuro per la sua salute e per quella dell’ambiente nel quale verrà inserito.

Pubblicazione

Dott. Andrea Lentola
Laboratorio per Residui e Contaminanti
Centro di Sperimentazione Laimburg 

Dott. Alessandro Gnesini



Anche la vendita al dettaglio può essere interessata dalla presenza di residui pericolosi per gli impollinatori. Alcuni consigli per limitare l’impatto sull’ecosistema

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