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CRISPR e agricoltura, l’intervista ad Anna Meldolesi

Abbiamo già trattato sulle pagine di questa rivista l’argomento NBT – New Breeding Technology ed oggi lo affrontiamo nuovamente, avvalendoci dell’aiuto di una esperta del settore, Anna Meldolesi, divulgatrice scientifica, giornalista e scrittrice. Attiva da anni nel campo della divulgazione scientifica, è curatrice del blog CRISPeR MANIA, che raccoglie tutte le notizie e le scoperte dalla frontiera dell’editing genomico.
Le abbiamo posto alcune domande che riguardano le possibilità dell’editing e quale importanza queste possono rivestire per l’agricoltura, sia a livello globale che nazionale. Il dibattito sugli OGM, di per sé spinoso a causa delle numerose implicazioni etiche, è spesso viziato da considerazioni ideologiche con scarsa attendibilità scientifica. Per questo è necessario tornare ad affrontare l’argomento considerando i dati che abbiamo a disposizione, cercando di valutare in maniera obbiettiva i pro e i contro dell’applicazione in agricoltura degli organismi editati. L’utilizzo della tecnologia nel settore agricolo ricoprirà sempre maggior importanza, anche nell’immediato futuro: si pensi alla sensoristica, ai sistemi DSS e a tutte le possibilità legate all’automazione e all’intelligenza artificiale. Le NBT rientrano a pieno titolo tra queste alternative, con le quali la moderna agricoltura non potrà fare a meno di confrontarsi. Sperando di contribuire a fare chiarezza su questo tema, proponiamo ora il testo integrale dell’intervista.

1.  
Quando si parla di ingegneria genetica ci si riferisce principalmente agli OGM, dei quali però è stata data una definizione più legislativa che scientifica. Oggi le prospettive più importanti in questo settore riguardano le NBT e in particolar modo CRISPR: dove si collocano, al momento, nella legislazione comunitaria? E in quella statunitense?
Una sentenza della Corte di giustizia europea ha stabilito che le piante sottoposte a mutagenesi sono da considerarsi OGM, dunque anche le piante geneticamente editate andrebbero regolamentate in modo altrettanto oneroso. Tuttavia le autorità europee potrebbero ancora evitare che la sovraregolamentazione soffochi lo sviluppo delle NBT ad esempio inserendo l’editing genomico nella lista delle tecnologie esentate dall’applicazione della direttiva sugli OGM (lista che già comprende, ad esempio, la mutagenesi chimica). La comunità scientifica internazionale ha già avanzato diverse proposte per regolamentare le piante editate in modo equo, ovvero proporzionale al rischio effettivo e non discriminatorio. Durante le audizioni al Senato italiano, ad esempio, è stata discussa l’idea di esentare le piante editate in cui la modifica è talmente piccola da non essere distinguibile da una mutazione spontanea. Negli Stati Uniti il Dipartimento dell’agricoltura ha ribadito l’intenzione di non sottoporre le piante editate a controlli più onerosi di quelli previsti per le piante ottenute con le tecniche convenzionali di miglioramento genetico, se non in situazioni particolari da valutare caso per caso. Dunque in Usa, come in diversi paesi dell’America latina, il quadro regolatorio appare più leggero e favorevole allo sviluppo delle NBT

2.   L’Italia ha sempre avuto una posizione contraria agli OGM. L’impressione è che si sia rinunciato ai possibili benefici per poi ritrovarci comunque a fare i conti con i prodotti OGM, si pensi ad esempio ai mangimi destinati all’allevamento. Secondo il suo parere la tecnologia CRISPR avrà lo stesso destino?
Mi auguro che non accada perché per poter competere sul mercato internazionale l’agricoltura italiana ha bisogno di innovazione. L’editing genomico e la cisgenesi, in particolare, potrebbero essere utilizzati per affrontare alcuni problemi specifici del made in Italy ed esiste un progetto di ricerca finanziato dal Ministero dell’agricoltura che sta esplorando proprio questo potenziale (si veda lo speciale di Le scienze). Tra le organizzazioni che in passato si sono opposte agli OGM, alcune sembrano decise a estendere la propria opposizione alle NBT ma c’è anche chi, come Coldiretti, ha fatto significative aperture sulle nuove biotecnologie

3.   Numerosi scienziati si sono già espressi affermando la sicurezza prima degli OGM e poi delle NBT. Ma è già possibile dire che non ci sono rischi per l’uomo? Perché persiste questo divario tra l’opinione della comunità scientifica e il sentire comune quando si parla di ingegneria genetica?
Una valutazione corretta del rischio andrebbe fatta sui singoli prodotti, non sui metodi usati per svilupparli. In generale, però, si può affermare che l’editing consente una precisione maggiore dell’ingegneria genetica, che a sua volta era più controllabile della mutagenesi chimica. In linea di principio dunque non esiste alcuna ragione per pensare che una pianta editata comporti rischi maggiori rispetto a una pianta con le stesse caratteristiche prodotta con metodi convenzionali, semmai può essere vero il contrario. La percezione pubblica del rischio è distorta per diversi motivi: la maggior parte delle persone non ha idea di come si faccia il miglioramento genetico convenzionale; per 20 anni ha ricevuto informazioni parziali e distorte sui rischi degli OGM; valuta l’accettabilità dei prodotti anche in base a considerazioni di tipo filosofico e sociale (molti hanno scarsa fiducia nei confronti delle autorità e delle multinazionali e una insoddisfazione generale per il modello di agricoltura intensiva di cui gli OGM sono diventati il simbolo). Ciononostante esiste una parte considerevole della popolazione che si dice disponibile a consumare anche piante geneticamente modificate (secondo alcuni sondaggi il 30%). Oltre ai rischi bisognerebbe valutare anche i benefici del miglioramento genetico, e questo sarà più facile se sul mercato arriveranno prodotti con caratteristiche utili per i consumatori e non solo per i produttori, come ad esempio il pane senza glutine per i celiaci.

4.   Parlando di agricoltura, cosa può rappresentare CRISPR? Quali sono le applicazioni già in atto e quali quelle che è ragionevole aspettarsi nell’immediato futuro?
Uno dei vantaggi di CRISPR è la capacità di agire su più geni alla volta, come è necessario fare quando si lavora con piante poliploidi come il frumento. Un altro vantaggio è che può operare cambiamenti minimi, al limite anche di una singola lettera del DNA, quindi consentirebbe di mantenere intatte le caratteristiche qualitative delle varietà pregiate. Potrebbe persino consentire di recuperare i sapori perduti in decenni di miglioramento genetico orientato alla produttività anziché al gusto, attraverso il reinselvatichimento mirato delle varietà moderne o alla ridomesticazione accelerata delle varietà selvatiche. I cambiamenti climatici in corso rendono inoltre più urgente lo sviluppo di varietà più resistenti agli stress ambientali e a malattie che potrebbero ampliare il proprio raggio di diffusione. Se lo sviluppo della tecnologia verrà soffocato da regole troppo onerose e gli istituti pubblici e no-profit verranno tagliati fuori di conseguenza, probabilmente CRISPR sarà utilizzata soprattutto sulle commodities, per soddisfare le esigenze di coltivatori e industrie anziché dei consumatori.

5.  
Una delle preoccupazioni più comuni riguarda la possibile perdita del patrimonio genetico naturale e della diversità vegetale specifica all’interno delle comunità di organismi. Il rischio è concreto?
Come dicevo, CRISPR può consentire di recuperare una parte della biodiversità perduta nel corso della domesticazione e del miglioramento genetico fatto in passato. Ma la ricetta per un’agricoltura sostenibile non passa per un unico modello. In alcune aree sarà necessario aumentare la produttività per evitare la messa a coltura di nuove terre e quindi proteggere quella biodiversità. In altre aree sarà necessario alleggerire l’impronta ecologica dell’agricoltura. Questo è il quadro che emerge dal rapporto su Clima e territorio pubblicato nell’estate del 2019 dall’Ipcc.

6.   La diffusione degli organismi modificati può veramente mettere il futuro di tutti nelle mani di poche persone? La proprietà degli OGM più diffusi appartiene oggi a grandi gruppi multinazionali: con gli organismi editati la situazione sarà la stessa?
Per il momento CRISPR è utilizzata liberamente dalla ricerca pubblica e no-profit in migliaia di laboratori, ma il panorama brevettuale è in evoluzione così come le regolamentazioni. Il rischio di concentrazione dipenderà in buona parte dalle scelte regolatorie a livello internazionale: maggiori sono i costi burocratici per portare un prodotto sul mercato, minore è il numero di soggetti che possono permettersi di sostenerli.

7.   Nell’immaginario comune i prodotti bio si pongono in perfetta antitesi rispetto agli OGM. Questa situazione, per certi versi corretta da un punto di vista legislativo, non trova però un vero e proprio riscontro scientifico. Sarà possibile produrre con le NBT delle varietà resistenti che non necessitino di trattamenti con agrofarmaci?
Credo che in generale sia più realistico pensare di ridurre anziché azzerare l’uso di agrofarmaci. Comunque se si vuole fare a meno di intervenire dall’esterno, riducendo gli input, non resta che intervenire dall’interno potenziando le capacità della pianta di difendersi e utilizzare efficientemente le risorse. Le organizzazioni del biologico guardano con diffidenza a qualunque tecnologia genetica, ma qualche voce in controtendenza si è alzata.

8.   Con la tecnica CRISPR/Cas9 è possibile intervenire anche sull’uomo. Le recenti notizie che riguardano la nascita in Cina di bambini con genoma editato ha scosso l’opinione pubblica e alcuni sostenitori della tecnologia stessa sono intervenuti contro questo esperimento. È corretto prevedere dei divieti per applicazioni specifiche? 
CRISPR ha innumerevoli campi di applicazione perciò è fondamentale distinguere. Sono d’accordo con la maggior parte della comunità scientifica nel ritenere l’esperimento cinese sulle due bambine scientificamente oltre che eticamente inammissibile. Personalmente sarei favorevole a una moratoria temporanea, che desse tempo alla ricerca di perfezionare l’uso della tecnologia nell’uomo e desse tempo alla società di maturare un consenso sul suo utilizzo allo stadio embrionale. La maggior parte degli aspiranti genitori, portatori di malattie genetiche, che potrebbe volersi avvalere dell’editing per avere figli biologici sani ha già un’altra opzione disponibile (la diagnosi genetica preimpianto) perciò ritengo che sarebbe saggio procedere con cautela.

9
.   Per concludere, una domanda sugli ultimi rivoluzionari sviluppi nel settore, ovvero il prime editing che è già stato paragonato alla funzione cerca e sostituisci dei software di videoscrittura. In cosa consiste e perché è considerato lo step più importante dalla scoperta del meccanismo CRISPR/Cas?
CRISPR non è più uno strumento solo ma una cassetta degli attrezzi che continua ad arricchirsi di nuovi tool. Il prime editing è l’ultimo arrivato ed è molto promettente per la sua versatilità e precisione. Il primo lavoro che ne ha sancito il debutto ha dimostrato che può effettuare praticamente ogni tipo di mutazione desiderata, in modo efficiente e con pochi effetti fuori bersaglio. Se questo potenziale verrà confermato dai successivi esperimenti, potrebbe diventare lo strumento d’elezione per le applicazioni terapeutiche ma verrà certamente messo alla prova anche in campo vegetale.

Anna Meldolesi è laureata in biologia a Bologna, con master in comunicazione della scienza alla Sissa di Trieste. Scrive di scienza sul Corriere della Sera e insegna giornalismo scientifico al Master di giornalismo allo IULM di Milano. A partire dal 2000 ha raccontato l’evoluzione del biotech su testate italiane e straniere, tra cui Nature Biotechnology. Il suo ultimo libro, pubblicato da Bollati Boringhieri, è dedicato alla rivoluzione dell’editing genomico.

 

Legislazione, etica e possibili applicazioni in campo agrario. Il futuro dell’editing genomico è ancora tutto da scrivere

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