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Nuove osservazioni sullo stoccaggio del carbonio

Le piante sono un'importante risorsa per mitigare i cambiamenti climatici perché grazie al loro metabolismo sono capaci di abbassare le concentrazioni atmosferiche di anidride carbonica (CO2). I vegetali degli ecosistemi terrestri attualmente sequestrano (immagazzinano) circa il 25% del carbonio generato da emissioni antropiche, più o meno stabilmente. L’umidità del suolo è il fattore ambientale più legato all’efficienza dell’assorbimento, infatti è facile intuire come le piante in stress idrico tendano a ridurre la via fotosintetica.

Le condizioni idriche. I modelli vegetazionali sono utilizzati per ottenere dati utili ai fini di prevedere la risposta degli ecosistemi ai cambiamenti (dei livelli di anidride carbonica, del clima, ecc.) e di conseguenza per comprendere quanto influisce la fotosintesi dei vegetali in un determinato contesto ambientale.
Tuttavia, i modelli di vegetazione utilizzati nelle proiezioni di cambiamento climatico tendono a semplificare eccessivamente l’impatto dello stress idrico, utilizzando un fattore di correzione che tiene conto dell’umidità del suolo e rappresenta la risposta fisiologica della pianta. Il fattore di correzione va da 0 a 1, andando a indicare con valori bassi la scarsa presenza di acqua (quindi una condizione di chiusura degli stomi), mentre ai valori più alti fa corrispondere una elevata umidità con conseguente elevata apertura stomatica.
In realtà si riscontra in campo molta più variazione e complessità nel modo in cui le piante reagiscono ai diversi livelli di umidità nel suolo.

I risultati dello studio. La variabilità del fattore di conversione è inoltre molto elevata nei vari studi effettuati fino ad oggi, oltre al fatto che questi valori non sono stati mai accuratamente testati convalidando la loro veridicità con dati reali misurati su piante in stress idrico. Si deduce quindi che le stime in nostro possesso potrebbero essere inaccurate nella rappresentazione dell’effettiva capacità fotosintetica delle piante. In una recente ricerca è stata stimata la variabilità, appunto, dei dati sulla fotosintesi in nove modelli previsionali usati dal World Climate Research Programme’s Coupled Model Intercomparison Project, Phase 5, un programma di ricerca mondiale sul cambiamento climatico.
Lo studio ribadisce la forte influenza che la rappresentazione dello stress idrico ha sulle stime degli stoccaggi di carbonio, poiché interviene modificando il livello di fotosintesi degli ecosistemi osservati. In particolare, i ricercatori hanno scoperto che i diversi fattori di correzione dell'acqua del suolo portano a stime differenti per piante che presentano invece stress idrici paragonabili, introducendo così una forte componente di incertezza nei modelli previsionali oggi adottati. Il risultato è che questa incertezza sul fattore esatto da utilizzare può generare dati errati con un margine che varia tra il 40% e l’80%.
Evidenziando il problema, i ricercatori suggeriscono al contempo che i loro risultati possono essere utilizzati come base per il miglioramento delle proiezioni degli impatti del cambiamento climatico sugli ecosistemi terrestri, ponendo il focus sulle modifiche della crescita della vegetazione in relazione al contenuto idrico del suolo, strettamente connesse alla produttività agricola e al sequestro del carbonio.

Fonte

Le variazioni nelle stime derivano in larga parte dalle incertezze sulle equazioni utilizzate, che non includono gli stress idrici. Fondamentale rendere più accurati i fattori di correzione

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