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Riscaldamento globale e scioglimento dei ghiacciai: il caso Monte Bianco

I ghiacciai costituiscono circa il 10% della superficie totale del mondo e sono sempre in movimento sotto il proprio peso. Ad altitudini elevate, i ghiacciai possono stabilizzarsi su pendii molto ripidi e a causa delle temperature, formare altri ghiacciai “appesi”. Questi ghiacciai spesso terminano in blocchi che prendono il nome di seracchi, nel punto in cui la pendenza diventa troppo elevata per sopportarne il peso.

I ghiacciai pensili sono localizzati nella zona di accumulo dove la neve si somma ogni anno progressivamente e si comprime in ghiaccio. Questa neve accumulata forma uno strato di neve granulare e cristallina, che è molto soggetto a subire gli effetti del cambiamento climatico a causa dell'aumento della superficie di fusione.
Il riscaldamento si propaga poi verso la roccia finché la temperatura tra il ghiaccio e lo strato roccioso fine raggiunge il punto di fusione, portando a un potenziale crollo del ghiacciaio. In un'ottica di riscaldamento globale, facilmente prevedibile nell'immediato futuro, è necessario capire come potrebbero comportarsi i ghiacciai al fine di proteggere le valli sottostanti. Queste sono in genere la sede di ecosistemi molto ricchi e importanti dal punto di vista vegetale come da quello faunistico, senza scordarci che molte valli alpine sono ancora densamente popolate.

In un recente studio guidato dall'università di Grenoble, i ricercatori hanno applicato una modellazione numerica per stimare le modifiche alla temperatura del ghiaccio, per prevedere il volume che può diventare instabile in futuro.
Il modello 3D simula la risposta termica e meccanica del ghiacciaio ai cambiamenti climatici in termini di modifiche al suo spessore, temperatura, densità, contenuto d'acqua e velocità di movimento. Gli autori, finanziati da programmi europei e ACQWA e GlaRiskAlp, hanno applicato il modello al ghiacciaio Taconnaz nella zona francese del Monte Bianco.
Questo ghiacciaio è di particolare interesse, in quanto si trova sopra le zone abitate della valle di Chamonix.
Le simulazioni, vincolate dalle misure di temperatura, hanno rivelato che il ghiacciaio e la sua superficie erano generalmente freddi e in sicurezza fino al 1980, quando un aumento significativo della temperatura dell'aria ha causato un livello moderato di innalzamento della neve nella sua parte inferiore. Nel 2012, questo strato aveva raggiunto una profondità di 20 metri. Inoltre, dal 20° secolo fino al 2012, il volume di ghiaccio temperato è aumentato dal 2% del volume totale ghiacciaio fino a circa il 10%. Questo è allarmante perché, come l'aumento della temperatura degli strati superficiali, mostra che l'intero ghiacciaio si sta riscaldando e potrebbe raggiungere il punto di fusione alla sua base, portandolo al collasso.

Gli autori affermano che l'estensione del ghiaccio temperato fino allo strato roccioso è inevitabile e le simulazioni dimostrano come la sezione inferiore o raggiungerà il punto di fusione verosimilmente intorno al 2080, con l'applicazione dello scenario climatico più caldo.
Per questo scenario, il ghiaccio temperato arriverebbe a coprire il 40% del volume totale del ghiacciaio nel 2100.
Il ghiacciaio Taconnaz rappresenta un rischio elevato per la regione popolata nella valle sottostante e per i delicati ecosistemi circostanti; i risultati di questo modello numerico dovrebbero aiutare le autorità pubbliche a valutare meglio il rischio e a stabilire misure precauzionali ad hoc.
Molti ghiacciai delle Alpi sono a quote simili a quelle del Taconnaz e soggetti quindi a simili riscaldamenti. Alla luce delle proiezioni riguardanti il clima, gli autori mettono in guardia riguardo la valutazione di tutti i ghiacciai ripidi sotto i 4000 metri sul livello del mare. L'osservazione e l'effettuazione di analoghe modellazioni di questi ghiacciai dovrebbero essere una priorità.
I ricercatori dicono che il loro modello numerico fornisce un utile quadro di riferimento, ma ogni ghiacciaio richiede un modello appositamente adattato.
 

Uno studio ha simulato l'effetto dell' innalzamento delle temperature sullo scioglimento delle nevi. Le conseguenze saranno pesanti anche per gli ecosistemi circostanti.

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