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Nuove scoperte sul particolato

Un crescente corpus di prove collega l'esposizione a lungo termine al particolato con malattie cardiovascolari e disturbi respiratori, gravi malattie e morti premature.
Indagando questa connessione, la quasi totalità degli studi si è concentrata sugli effetti delle diverse dimensioni di particolato, ma solo pochi sul ruolo dei vari componenti chimici.
Il particolato è costituito da diversi elementi, poiché proviene da numerose fonti, inclusa la combustione di propellenti, i trasporti e l'industria. Si pensa che i metalli di transizione come rame e ferro siano particolarmente dannosi in quanto possono potenzialmente produrre specie reattive dell'ossigeno, causando problemi all'organismo. Nel corso del tempo, queste problematiche possono aggravarsi e causare malattia.

Un argomento sensibile. Uno studio finanziato dalla Commissione europea attraverso i progetti ESCAPE e TRANSPHORM, è uno dei primi a valutare come la composizione chimica del particolato e l'esposizione prolungata possano attivare le risposte antinfiammatorie del corpo umano.
I ricercatori hanno monitorato individui in tutto il Nord Europa e in Europa centrale, anche in Finlandia, Germania, Svezia e Svizzera. Per fare questo, hanno misurato i livelli di due marker infiammatori nel sangue: la proteina C-reattiva (CRP) e il fibrinogeno. Entrambe queste molecole sono rilasciate durante la fase acuta dell'infiammazione e sono indicatori di malattie cardiovascolari quando presenti a livelli elevati. I ricercatori hanno preso un totale di 21.558 misurazioni di CRP e 17.428 misurazioni di fibrinogeno.
Si sono interessati agli effetti del PM (PM10 e PM2.5), nonché dei suoi componenti, su questi marcatori. In ciascuna regione di studio, il PM è stato misurato in tre periodi di due settimane per 20 siti di monitoraggio tra il 2008 e il 2011. I siti sono stati selezionati con lo scopo di rappresentare la variazione spaziale dell'inquinamento atmosferico in corrispondenza delle abitazioni dei soggetti coinvolti nella ricerca.
I campioni di particolato raccolto sono stati poi analizzati per determinare gli elementi che contenevano. Sono stati ritrovati 48 elementi, otto dei quali sono stati selezionati per ulteriori analisi: rame, ferro, potassio, nichel, zolfo, silicio, vanadio e zinco. Questi elementi sono stati scelti perché rilevati in oltre tre quarti dei campioni, perché hanno effetti negativi sulla salute, e rappresentano le principali fonti antropiche di inquinamento atmosferico.
Per stimare la concentrazione a lungo termine è stato applicato un modello che considera numerose variabili, tra le altre anche l'aumento del traffico cittadino. Infine, per associare le componenti del PM ai marcatori infiammatori, sono stati utilizzati modelli statistici.

Necessari ulteriori approfondimenti. I ricercatori hanno scoperto che l'esposizione a lungo termine a particolato contenente ferro e rame è associata a un aumento delle concentrazioni di CRP. Hanno inoltre compreso che lo zinco nel PM2.5 è correlato a elevati livelli di fibrinogeno, anche se questa associazione appare leggermente più debole. Tutti e tre questi elementi si trovano nelle emissioni industriali. 
Questi risultati suggeriscono che non tutti i componenti del particolato sono ugualmente dannosi. A lungo termine, l'esposizione a metalli di transizione, può essere associata all'infiammazione che precede malattie respiratorie e cardiovascolari. Tuttavia, gli autori affermano che i loro risultati devono essere interpretati con cautela, in quanto gli effetti osservati sono stati poco marcati e le concentrazioni a lungo termine sono state modellate e non effettivamente misurate. Nonostante queste limitazioni, i risultati gettano nuova luce sull'importante ruolo degli elementi che formano il particolato nella risposta infiammatoria e sul loro eventuale collegamento a malattie croniche, suggerendo che gli studi futuri dovrebbero prendere in considerazione non solo le dimensioni del particolato ma anche la sua composizione chimica.
Ancora una volta, più alberi in città e una miglior gestione del patrimonio arboreo esistente, sembrano essere le soluzioni migliori per combattere l'inquinamento o quantomeno per limitarne i danni. La correlazione dimostrata anche con problemi infiammatori abbastanza comuni nella popolazione dovrebbe rappresentare una spinta in più verso una maggiore sensibilità verso i vegetali, unico “filtro” sostenibile per le polveri in città.
 

Diversi elementi chimici presenti nelle polveri sottili causano infiammazioni che possono portare alla comparsa di malattie croniche

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