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Cambiano i flussi di carbonio tra terreno e atmosfera

I terreni accumulano carbonio attraverso la decomposizione del materiale vegetale e dalle fertilizzazioni come il letame. Questo elemento viene rilasciato come anidride carbonica e metano attraverso la respirazione delle radici e la trasformazione operata dai microrganismi. L'equilibrio tra gli ingressi e le uscite di carbonio determina se il terreno agisce come un sito di stoccaggio o una sorgente di carbonio.
L'aumento delle temperature e delle precipitazioni generato dal cambiamento climatico influirà in maniera significativa sui processi del suolo. Le temperature più calde si tradurranno in una maggior quantità di carbonio in uscita dai terreni attraverso la respirazione, che tenderà ad amplificare gli effetti del cambiamento climatico.

Risultati variabili. Due studi in Inghilterra e Galles hanno raggiunto conclusioni diverse circa l'impatto del clima sulle concentrazioni di carbonio del suolo. 
Una ricerca del 2005 evidenziò una diminuzione degli stock di carbonio nel suolo tra due periodi di indagine (1978-1983 e 1995-2003). Queste perdite non erano correlabili all'uso del suolo, il che portò gli autori a suggerire che ci fosse un legame col cambiamento climatico.
Tuttavia, una ricerca separata, nel 2007, non ha rilevato alcun cambiamento significativo delle concentrazioni di carbonio del suolo in Gran Bretagna tra il 1978 e il 2007.
I ricercatori hanno utilizzato le stesse categorie di uso del territorio recuperate dal primo studio, e operato una distinzione tra siti di indagine dividendo terreni organo-minerali/minerali e suoli più organici. Hanno quindi integrato i dati con la piovosità media e la temperatura.
I ricercatori hanno scoperto che il cambiamento climatico ha colpito i due terreni in modo diverso. Le modifiche del quantitativo di carbonio nei terreni organo-minerali/minerali potrebbero essere debolmente legate alla pioggia, ma non ai cambiamenti di temperatura, mentre il calo del carbonio nei suoli organici è fortemente correlato all'aumento della temperatura.
Nei terreni con meno materiale organico, ma coltivati, solo il 5% dei siti ha mostrato una correlazione al cambiamento climatico: i ricercatori hanno concluso che la riduzione delle concentrazioni di carbonio in questi terreni sia derivata da una riduzione degli input, come le fertilizzazioni operate dal pascolo del bestiame.
Al contrario, una riduzione del 9-22% di carbonio nei suoli organici in habitat semi-naturali, come le paludi, potrebbe essere attribuita al cambiamento climatico.

Gli effetti a cascata. I ricercatori hanno anche scoperto che, quando le temperature aumentano, ai cambiamenti del carbonio in suoli organici segue un cambiamento della vegetazione.
Sopra una temperatura media annua di 7 °C, la copertura di muschio su paludi temperate con terreni torbosi declina bruscamente e altre piante, soprattutto le legnose, crescono più rapidamente.
I ricercatori suggeriscono che le temperature più calde possono indurre cambiamenti della copertura vegetale, che alterano la qualità della lettiera, restituendo meno carbonio al terreno.
Questi cambiamenti nella copertura vegetale potrebbero essere i veri responsabili per il declino delle concentrazioni di carbonio nei terreni.
Questi risultati offrono un nuovo punto di vista grazie al quale si possono aprire nuove prospettive nello studio della funzionalità dei terreni per lo stoccaggio del carbonio.
 

Un confronto fra due ricerche britanniche offre nuovi spunti nella comprensione del legame fra cambiamenti climatici e accumulo nel suolo

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