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Pianificazione urbana: l’influenza dei complessi industriali sulle zone umide

Lo scorrimento delle acque superficiali nelle aree urbane a seguito di forti precipitazioni può essere una fonte di diffusione di inquinamento nell’acqua e nel suolo, dal momento che ha la capacità di trasportare i residui chimici presenti nel terreno all’interno dei corpi idrici.

Aree a rischio. Nell'UE, la gestione delle acque piovane e la la protezione degli ambienti acquatici è disciplinata da diverse direttive comunitarie. Le zone umide artificiali sono delle strutture efficaci per il trattamento delle acque meteoriche e si sono molto diffuse nei passati decenni.
Sono capaci di rallentare i flussi d'acqua e al contempo di offrire rifugio per la fauna selvatica, oltre ad avere le caratteristiche adatte per essere utilizzate anche in chiave ricreativa.
Proteggono anche gli ambienti a valle da agenti inquinanti, fungendo da biofiltro. Non tutti gli inquinanti possono però essere rimossi dalle zone umide, infatti il sedimento deve essere periodicamente rimosso tramite dragaggio. Un nuovo studio ha messo in evidenza come la funzionalità e l’efficienza delle zone umide siano direttamente influenzate dalle condizioni locali di uso del suolo, che dovrebbero essere prese sempre in considerazione nel caso di una nuova progettazione di un sito.

L'innovativa ricerca. I ricercatori hanno campionato i sedimenti di 98 siti paludosi costruiti nell’area metropolitana di Melbourne, Australia. I campioni sono stati analizzati per individuare gli agenti inquinanti associabili all’attività antropica, come i metalli e gli idrocarburi. È stato poi determinato l’uso del suolo nei bacini idrografici di ciascuna zona umida, al fine di identificare quali sono le fonti di emissione degli agenti inquinanti nel contesto di un paesaggio urbano. L'uso del suolo è stato classificato in otto grandi categorie: urbano in crescita, semi-rurale, rurale, strada-ferrovia, residenziale, spazio aperto, industriale e commerciale. I dati riguardo l’epoca di creazione dell’area e la geografia locale sono stati poi incrociati con quelli sulla presenza di inquinanti per valutarne l’eventuale influenza.
Sono tredici i metalli, inclusi zinco e piombo, rilevati in ogni campione di sedimento. Alcuni, come argento e cadmio sono stati individuati solo occasionalmente. L’arsenico è stato ritrovato nel 56% dei campioni e il mercurio nel 28,3%. Gli idrocarburi del petrolio sono presenti nel 94% dei casi e per due terzi eccedono i limiti previsti dalle linee guida. Nove sostanze inquinanti, tra cui rame, zinco e nichel, superano le soglie prescritte a livello locale per lo smaltimento in almeno una zona umida, il che significa che il sedimento in oggetto deve essere sottoposto a procedure specifiche di bonifica.
Di solito, le aree di questo tipo vengono dragate all'incirca ogni 20 anni; se si richiedono trattamenti specifici, i costi aumentano esponenzialmente. Gli effetti relativi dell'uso del suolo sono stati valutati usando una tecnica che combina vari modelli per l’analisi dei set di dati ecologici. I risultati mostrano che la probabilità maggiore di superamento delle soglie ecologiche e di smaltimento si ha quando l’attività industriale copre oltre il 10% dei terreni del bacino idrografico.
È stato inoltre scoperto che le zone umide più vecchie contengono più sostanze inquinanti. I metalli e gli inquinanti in genere hanno la capacità di legarsi alle particelle del sedimento, quindi più sedimento si accumula, più aumenta la presenza di molecole indesiderate. Questo fenomeno può risultare più o meno marcato in base alla natura geologica del suolo; emerge infatti che, ad esempio, i suoli basaltici sono molto più soggetti all’accumulo di nichel e cromo. Le aree umide costruite in aree residenziali o moderatamente industrializzate hanno livelli di inquinanti molto più bassi.

Nuove strategie. Le zone umide offrono un habitat attraente per la fauna selvatica, specialmente nei paesaggi i luoghi di rifugio sono scarsi. Se gli inquinanti si accumulano, il livello di pericolosità per gli animali aumenta. Queste aree possono rapidamente trasformarsi in vere e proprie trappole ecologiche.
In particolare, zinco e idrocarburi influiscono direttamente sulla sopravvivenza degli organismi marini.
Lo studio suggerisce soluzioni alternative per la gestione dell'acqua piovana vicino ai siti industriali, più ecologiche ed economicamente sostenibili. Si può agire subito per esempio aumentando i sistemi per la riduzione del deflusso e gli impianti di ritenzione situati prima dell’area umida. Un’altra forma di intervento potrebbe essere tradotta anche in una riduzione della vegetazione attrattiva per gli animali selvatici presenti nell’area, con effetti indiretti da tenere in considerazione. È inoltre consigliato effettuare dragaggi più frequenti per evitare eccessivi livelli di accumulo.
L’esigenza quindi di valutare il complesso delle attività presenti nell’ambito dello stesso bacino idrografico è oggi molto chiara. I pianificatori devono tenere conto di tutte le variabili in gioco prima di valutare le opzioni di gestione delle acque piovane, capaci di influenzare significativamente l’intera ecologia di un territorio.

Le aree di accumulo dell’acqua piovana, a causa dell'inquinamento, possono rappresentare un pericolo per la fauna

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