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PAN: ecco le misure per la tutela delle aree naturali protette

Il Piano di Azione Nazionale, approvato il 22 gennaio 2014, prevede l'attuazione di alcune pratiche volte alla riduzione e all'eliminazione degli inquinanti chimici dalle acque.

Per la tutela dell’ambiente acquatico e dell’acqua potabile e per la riduzione dell’uso di prodotti fi tosanitari e dei relativi rischi nei siti "Natura 2000" e nelle aree naturali protette, sono state pubblicate delle linee guida con decreto del 10 marzo scorso. Le linee guida individuano delle misure raggruppate in tre sezioni e riguardano:

- la mitigazione dei rischi associati  alla deriva, al ruscellamento e alla lisciviazione dei prodotti fitosanitari, nonché alla loro limitazione/sostituzione/eliminazione ai fini della tutela dell’ambiente acquatico e dell’acqua potabile;
- le  specifiche di mitigazione del rischio, che possono essere inserite nei piani di gestione e nelle misure di conservazione dei Siti Natura 2000 e delle aree naturali protette, in funzione degli obiettivi di tutela;
- le misure complementari da prevedere in associazione alle misure di riduzione del rischio.
Tutte queste misure non vengono, però, classificate in base a un'applicazione volontaria o obbligatoria, questo compito viene lasciato alla competenza delle Regioni e delle Province autonome che opereranno le scelte che riterranno migliori.
 
La prima misura comprende la creazione di una fascia di rispetto di almeno 5 metri non trattata con funzione di sicurezza che separa fisicamente l’area trattata da un corpo idrico, dalla vegetazione naturale o da un’area da proteggere. Ha lo scopo di mitigare il fenomeno della deriva, generata dall’applicazione del prodotto alla coltura, rispetto ai corpi idrici superficiali (salvaguardia degli organismi acquatici) oppure rispetto ad aree esterne alla coltura (salvaguardia della vegetazione naturale).
Viene, inoltre, considerato il passaggio definitivo agli ugelli antideriva per le macchine irroratrici.
Una sezione specifica è dedicata ai criteri sostenibili nell'uso del suolo come:
- minima lavorazione (coltivazioni conservative) che consente di ridurre il ruscellamento sostituendo l’aratura con altre operazioni meccaniche che non prevedono il rovesciamento degli orizzonti del terreno; 
- preparazione del letto di semina;
-  riduzione del compattamento superficiale con operazioni meccaniche volte a rompere la crosta superficiale del terreno che si forma soprattutto in terreni limosi;
-  riduzione del compattamento sottosuperficiale;
-  lavorazione lungo le curve di livello;
-  sistemazioni idraulico agrarie;
-  utilizzo di colture di copertura;
-  inerbimento in frutteti e vigneti.
Oltre a questo il documento tratta specificatamente di “Limitazione/Sostituzione/Eliminazione dei prodotti fitosanitari per il raggiungimento del “Buono” stato ecologico e chimico delle acque”, passando in rassegna tutte le pratiche necessarie allo scopo come ad esempio l'utilizzo dei quantitativi più bassi possibili per i prodotti a rischio, l'eliminazione dei trattamenti ove non necessari.

Una delle linee guida indica una strada importante: l'individuazione di prodotti con il più basso impatto ambientale possibile. Pensando ai disseccanti è necessario orientarsi quindi verso prodotti ecologici come, per esempio, l'acido acetico.
In diverse sezioni viene trattato il tema della biodiversità e di come i prodotti chimici abbiano un effetto marcato nella sua riduzione. Il PAN prevede la tutela delle aree a rischio con habitat in scarse condizioni di salute, e del mantenimento degli habitat non a rischio. Riconosce quindi la biodiversità come un valore fondamentale nella gestione del territorio. Si leggono anche dei passaggi riguardo l'acqua potabile. Si ribadisce la necessità,  nelle aree di salvaguardia delle captazioni ad uso idropotabile, di utilizzare gli agrofarmaci seguendo le prescrizioni specifiche del piano di utilizzazione che tengono conto della natura dei suoli, delle colture presenti e delle tecniche agronomiche utilizzate. In assenza di un particolare piano di utilizzazione in dette aree permane il divieto di distribuzione di prodotti.

Sul documento pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale sono riportate anche diverse misure di accompagnamento come:
- mantenimento di una varietà di colture,  favorendo l’uso di cultivar locali resistenti ai patogeni;
- controllo della vegetazione lungo i fossi e gli argini senza l’uso di erbicidi;
- mantenimento di bordi dei campi, di zone di vegetazione seminaturale ai margini dei coltivi, siepi, frangivento, arbusti, boschetti, residui di sistemazione agricole, maceri e stagni e laghetti non trattati con prodotti fitosanitari ed effettuando sfalci alternati;
- creazione di fasce multifunzionali ovvero che fungono sia da fascia di rispetto per mitigare il fenomeno della deriva e del ruscellamento, sia come rifugio, aree di alimentazione e di nidificazione per specie selvatiche;
- mantenimento o ripristino, laddove le condizioni del suolo lo consentano, di  pozze e acquitrini originariamente presenti evitando trattamenti con erbicidi e insetticidi nella zona circostante;
-  sviluppo di vegetazione alta, di cui possono beneficiare alcune specie di lepidotteri, di libellule e di uccelli;
- utilizzo dello sfalcio, soprattutto delle fasce ripariali e dei canali, dove si concentrano gli adulti ed i giovani anfibi, a lati alterni.
Anche se molto deve ancora essere fatto nell'ottica della riduzione dell'inquinamento delle acque e dei terreni, questo è un buon primo passo per iniziare.
 

Sulla gazzetta ufficiale del 10 marzo 2015 sono state pubblicate le linee guida per la salvaguardia dell'ambiente acquatico e delle acqua potabili per alcune aree sensibili

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