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Gli scolitidi del genere Tomicus: un pericolo per i pini

C’è sempre più allerta per la diffusione degli scolitidi dei  pini. Comunemente indicati come “blastofagi” i Tomicus sono rappresentati in Italia da tre specie:  T. piniperda (L.), T. minor (Hartig) e  T. destruens (Wollaston). I primi due sono diffusi principalmente in ambiente montano  mentre il terzo è comune lungo le fasce costiere dove colonizza pini mediterranei. Proprio quest’ultimo  causa sempre più danni soprattutto lungo le aree litoranee, dove la pineta rappresenta un elemento ecologico caratteristico.
Gli adulti, della lunghezza variabile tra 3,5 e 5 mm,  sono provvisti di antenne. Le larve sono biancastre ed apode con capo bruno e possono raggiungere i 10 mm di lunghezza. 
 
Ciclo biologico. L’insetto sverna allo stadio adulto all’interno di gallerie scavate nella zona midollare di getti lignificati. All’inizio della stagione primaverile, le femmine forano la corteccia del tronco e dei rami per poi scavare delle lunghe gallerie materne, munite di vestibolo in cui deporre le proprie uova. Le gallerie materne sono riconoscibili per avere un diametro costante e per essere prive di residui.  Dalla chiusura delle uova fuoriescono le larve, ciascuna delle quali si accinge immediatamente a scavare una galleria in direzione perpendicolare a quella materna. I diametri delle gallerie larvali hanno diametri crescenti per via dell’aumentare delle dimensioni degli individui e contengono escrementi e la rasura del legno prodotta durante lo scavo. Le larve non si cibano direttamente del legno, ma di funghi simbionti introdotti nell’albero ospite dalla madre. Raggiunta la maturità, le larve realizzano all’estremità del canale una camera pupale nella quale concludono la metamorfosi. 
In maggio-giugno avviene lo sfarfallamento dei neo-adulti attraverso dei fori praticati nella corteccia. Gli adulti sciameranno verso piante in buono stato vegetativo prediligendo i germogli più vigorosi di 1-2 anni, posti nella parte più alta ed esterna della chioma. Proprio all’interno di questi germogli che gli adulti scavano lunghe gallerie fino ad arrivare alla zona midollare, comportando un arrossamento iniziale degli aghi seguito da un successivo disseccamento o caduta degli apici vegetativi. Tomicus compie una o due generazioni all’anno, a seconda della latitudine.

Pericoli per l’ecosistema. L’insetto è particolarmente dannoso, proprio perché, durante tutte queste escavazioni, gran parte dei vasi linfatici della piante vengono lesionati. Questo causa un progressivo e irreversibile deperimento delle piante colpite, le quali, nell’arco di pochi anni, saranno destinate a morire. Anche la corteccia può essere interessata ai suoi attacchi. Le loro pullulazioni sono in grado di causare importanti  cambiamenti negli equilibri di interi ecosistemi arborei. Da non sottovalutare nemmeno l’effetto sul paesaggio: in molti luoghi, la pineta assume un ruolo di immagine tipica che può essere fortemente compromessa nel caso di numerose piante secche.
 
Controllo: vari protocolli finalizzati al controllo delle infestazioni sono stati attuati in molte pinete alpine e costiere, a seguito della crescente frequenza di fenomeni di deperimento noti dall’inizio degli anni 80. La lotta attuata al fine di mitigare gli effetti di tali infestazioni è  prettamente di tipo preventivo, mirata a ridurre tutto il materiale potenzialmente colonizzabile dagli scolitidi, mantenendo le pinete in buone condizioni vegetative ed eliminando le piante colpite. Non sono per ora noti feromoni attivi contro i Tomicus. Ancora da testare gli effetti dell’endoterapia.  L’insetto vive in simbiosi con il fungo Leptographium  sp., che causa il così detto azzurramento del legno. L’unico efficace ed ecologico sistema di lotta contro il Tomicus è l’utilizzo di esche, costituite da pezzi di tronco di pini vitali, lunghi 2-3 metri, distribuiti in pineta a poche centinaia di metri gli uni dagli altri. 
Questa operazione deve essere effettuata nel mese di ottobre e ha lo scopo di attrarre il maggior numero di adulti pronti per l’accoppiamento. Entro il successivo mese di marzo, cioè prima che l’adulto svernante sfarfalli, tutte le esche devono essere rimosse e bruciate. di circa 1-2 metri. Dopo la loro colonizzazione primaverile, i tronchi dovranno essere scortecciati a fine maggio
 

Provocano gravi danni e sempre più sono le segnalazioni nelle aree litoranee, dove T.destruens sta diventando un serio problema

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