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Osservare la complessità: il rapporto tra Afidi, formiche e coccinelle

L’interazione tra specie rientra nell’ampio contesto ecologico che racchiude in sé quella serie infinita di connessioni che si stabiliscono tra gli esseri viventi e l’ambiente nel quale vivono. Intervenire andando a modificare questi rapporti comporta un effetto a cascata talvolta imprevedibile. L’equilibrio, o talvolta il disequilibrio, degli ecosistemi caratterizza in maniera importante, ma sempre dinamica, lo sviluppo delle popolazioni, che a loro volta influiscono sulla composizione di tutte le variabili ambientali.
Nell’ampia casistica delle connessioni presenti in natura (ma anche in ambienti antropici) andiamo ad analizzare un caso estremamente interessante di rapporto interspecifico che coinvolge tre gruppi di insetti molto comuni alle nostre latitudini: afidi, formiche e coccinelle.

I legami interspecifici.
Gli Afidi (Aphidoidea Geoffroy, 1762) sono una superfamiglia di insetti fitofagi che rientrano nell’ordine dei Rincoti. Possiedono un apparato boccale pungente-succhiante e si nutrono a spese della linfa elaborata delle piante o dei succhi delle cellule parenchimatiche. Sono caratterizzati da una spiccata attività trofica primaverile-estiva e non è raro imbattersi in colonie molto numerose che invadono un vasto numero di specie vegetali. Il danno, oltre ad essere estetico, consiste nell’alterazione dell’asse fisiologico delle piante e nella modificazione anatomica delle stesse. La loro elevata capacità riproduttiva (caratterizzata spesso da una forte componente partenogenetica) rende questi insetti particolarmente interessanti da un punto di vista biologico. La capacità di arrecare anche ingenti danni economici al settore agricolo ha fatto si che l’interesse verso queste specie sia sempre molto elevato e lo sviluppo di nuove metodologie di lotta agli Afidi sia un argomento sempre attuale.

Le formiche (Formicidae Latreille, 1809) appartengono invece all’ordine degli Imenotteri, composto da una grandissima varietà di specie. Sono insetti molto comuni e possono essere ritrovati in moltissimi ambienti, dalle abitazioni, ai boschi, ai campi coltivati. Vengono ascritte alla categoria degli insetti eusociali, ovvero quegli insetti organizzati in una vera e propria struttura sociale complessa. Infatti, in base al loro comportamento, è possibile identificare formiche appartenenti alla stessa specie, e che abitano lo stesso formicaio, che svolgono compiti molto diversi con un principio di collaborazione estremamente affascinante. Il ruolo centrale che assume la comunicazione all’interno dei formicai permette a questi insetti di difendersi dagli attacchi dei predatori, di regolare la loro riproduzione e di procacciarsi il cibo, garantendone la sopravvivenza. Si parla infatti, riferendosi alle comunità di formiche, di una intelligenza diffusa, un concetto particolarmente importante per comprendere il comportamento di questi insetti. Le formiche sono molto legate allo sviluppo delle colonie di Afidi, in quanto si nutrono della melata zuccherina prodotta dal metabolismo di questi piccoli insetti.

Le coccinelle (Coccinellidae Latreille, 1807) sono insetti dell’ordine dei coleotteri e comprendono svariate migliaia di specie, alcune delle quali presenti nel nostro Paese. Sono insetti molto conosciuti e rintracciabili facilmente in natura anche grazie alle loro livree particolarmente sgargianti. Sono insetti predatori e si caratterizzano anche per il comportamento cannibale, una pratica diffusa nel mondo animale. A scapito dell’aspetto, molte coccinelle sono estremamente aggressive e la loro azione nei confronti delle popolazioni di insetti più piccoli è decisamente significativa. Alle nostre latitudini la maggior parte delle specie compie più generazioni all’anno, regolandosi in accordo alla disponibilità di cibo (comunemente afidi e cocciniglie) con un meccanismo molto preciso.

L’esperienza in campo.
Ma cosa lega questi insetti fra loro? Si può rispondere a questa domanda analizzando un caso esemplare nella coltivazione di specie ornamentali in contenitore. Le osservazioni sono state effettuate in un vivaio del distretto pistoiese.
L'allevamento in vaso di Pittosporum tobira è molto diffuso e viene spesso condotto in serre fredde nei mesi successivi al rinvaso, in modo da fornire una protezione in più alle piante ancora giovani. Dopo la composizione del quadro di vasetteria sono iniziate le osservazioni riguardo una massiccia presenza di formiche che si muovevano partendo dal substrato fino alle parti aeree delle piante trasportando il terriccio per depositarlo all’ascella delle foglie. Dopo qualche tempo sono comparsi i primi afidi che hanno iniziato ad aggredire le giovani piante di Pittosporo. È noto che le formiche traggono un vantaggio nutritivo dall’attacco fitofago dagli Afidi, quindi la compresenza di queste specie non desta particolare preoccupazione. Al fine di testare un protocollo di lotta alternativo a quello classico è stato deciso di intervenire utilizzando i principi della lotta biotecnica. Dopo una ricerca dei predatori disponibili in commercio per gli Afidi è stato scelto di utilizzare una coccinella gialla, Propylea quatuordecimpunctata, nel contrasto allo sviluppo delle colonie. Nei giorni successivi al lancio dell’antagonista sono stati effettuati diversi rilievi al fine di stabilire se la strategia fosse efficace o meno. In questi rilievi risultava che gli afidi venivano di poco ridotti e che le coccinelle si riducevano vistosamente di numero. Per fugare i dubbi sull’efficacia di questo metodo di lotta è stato deciso di testare un’altra specie, Adalia bipunctata, più grande rispetto alla Propylea e di colore rosso acceso. Immediatamente dopo il lancio, le coccinelle si sono dirette verso gli afidi e hanno iniziato ad alimentarsi. Quasi simultaneamente le formiche presenti nel quadro di coltivazione hanno cominciato a muoversi in direzione delle coccinelle aggredendole e facendole cadere al suolo. Le coccinelle cadute non risultavano più in grado di muoversi, probabilmente colpite dall’effetto dell’acido formico. L’azione delle coccinelle è stata veloce e quindi si sono dimostrate capaci di identificare e raggiungere le prede in pochissimo tempo, ma l’attacco delle formiche in difesa degli Afidi è stato altrettanto repentino e ha reso inefficace il lancio dell’antagonista.

Questo dimostra come il controllo biologico, declinato in questo caso con un metodo biotecnico, sia sì efficace (è risultata subito evidente l’aggressività delle coccinelle) ma la sua applicazione deve essere pensata in maniera diversa rispetto ai tradizionali trattamenti con agrofarmaci. Per attuare delle strategie di lotta alternative si deve essere capaci di valutare l’ambiente nella sua interezza poiché non si può ragionare in termini assoluti di legame tra danno e soluzione, come nel caso degli insetticidi specifici. In un ambiente agricolo le variabili da considerare sono molte, tra le quali anche l’eventuale presenza di insetti che non arrecano danni diretti alle piante, ma che sono capaci di influire sul buon andamento della coltivazione.

 

L’interazione tra le specie osservata in un vivaio di piante ornamentali. I limiti del controllo biologico

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