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Vivaismo e infestanti: l’utilizzo della pacciamatura

La gestione delle infestanti in un vivaio di piante ornamentali rappresenta una delle sfide tecniche più difficili che oggi ci troviamo ad affrontare.
Tutti gli interventi necessari alla buona riuscita della coltivazione devono essere effettuati contenendo l’impatto ambientale, soprattutto nelle aree caratterizzate dalla prossimità tra aziende e zone abitate, situazione frequente nel distretto di Pistoia.
La convivenza di attività produttive e complessi residenziali fa spesso emergere contrasti dovuti a una comunicazione spesso viziata da luoghi comuni.
Nella zona vivaistica pistoiese si discute ormai da molti anni dell’impatto degli agrochimici sulla salute dell’ambiente e delle persone, con riferimento particolare agli erbicidi.
Questa categoria di presidi risulta oggi necessaria per la produzione vivaistica e viene utilizzata in un contesto di piena legittimità, regolato dalle normative. Il valore delle piante ornamentali coltivate a Pistoia è dato dalle caratteristiche estetiche del prodotto finito e quindi anche dall’assenza di infestanti nel substrato. È quindi facile da capire come la presenza di specie indesiderate nei prodotti venduti incida sulla buona riuscita della produzione: una pianta che presenta infestanti nel vaso è, di fatto, invendibile.
La produzione pistoiese si compone principalmente di due tipologie produttive, il pieno campo e il contenitore, che si distinguono anche per le pratiche di gestione delle infestanti.

La gestione chimica.
In un contesto di lotta classica alle infestanti si ricorre all’utilizzo di erbicidi di sintesi registrati per la loro applicazione nel settore floricolo-ornamentale. All’interno dei contenitori vengono distribuiti al rinvaso erbicidi residuali (i principi attivi attualmente utilizzati sono oxifluorfen, pendimethalin e isoxaben), per poi intervenire all’occorrenza in post-emergenza con prodotti a base di carfentrazone-etile.
Per il pieno campo e per il diserbo “sotto i vasi” si ricorre invece all’ormai notissimo glifosate e in pre-emergenza all’oryzalin.
Questi sono in pratica tutti i principi attivi registrati disponibili per le piante ornamentali, molti meno rispetto a quelli consentiti, ad esempio, sulle numerose colture alimentari.
Negli ultimi anni sono state eliminate molte molecole (come il diquat e il glufosinate ammonio) e questo ha ristretto ulteriormente le possibilità di diserbare le colture ornamentali con presidi chimici.
In sostituzione dei disseccanti tradizionali sono oggi disponibili alcune alternative, che risultano però più onerose, come l’acido acetico, l’acido pelargonico e i prodotti a base di tannini. Nei vivai situati vicino alle abitazioni dovrebbe essere buona norma affidarsi a queste formulazioni, in sostituzione dei classici erbicidi, per eliminare gli effetti dannosi sulla salute degli abitanti, nel rispetto della convivenza civile. Gli elevati costi di questi formulati non sono però sostenibili se si considera la totalità delle superfici da diserbare: i vivai insistono infatti su 5200 ettari a livello di distretto.

La pacciamatura.
Per la vasetteria la tendenza attuale è quella di affidarsi a una metodologia di controllo naturale: la pacciamatura. Questa consiste, al rinvaso, nel riempire gli ultimi cm del contenitore con un materiale pacciamante che limiterà l’emergenza delle infestanti.
Il materiale utilizzato deve essere permeabile all’acqua, non deve impedire gli scambi gassosi e al contempo deve essere capace di limitare il più possibile la nascita delle infestanti.
Al momento i materiali da pacciamatura utilizzabili sono diversi, tra i quali troviamo:
  • Dischi in fibre vegetali o sintetiche;
  • Corteccia;
  • Lolla di riso;
  • Cippato di legno;
  • Trinciato di Miscanthus sinensis.
Tra questi materiali, le ultime due alternative sono quelle che stanno andando per la maggiore nel distretto pistoiese poiché coniugano le esigenze tecniche a quelle di economicità, fondamentali per l’attività produttiva. È infatti importante che i costi della pacciamatura siano sostenibili, ovvero che non superino quelli del diserbo chimico a parità di efficacia. In particolare il Miscanthus risulta essere un ottimo materiale, con discrete caratteristiche drenanti e una buona capacità di contenimento delle malerbe. Utilizzando la pacciamatura è possibile (oltre che auspicabile) evitare l’utilizzo dei prodotti residuali nel substrato, oltre a evitare l’applicazione dei disseccanti durante il periodo di coltivazione. Con questa buona pratica si limita quindi notevolmente il quantitativo dei prodotti erbicidi distribuiti nelle vasetterie, con un conseguente abbassamento della pressione sull’ambiente.
L’utilizzo della pacciamatura si sta al momento diffondendo molto nel settore, ma è limitato all’applicazione nel vaso. Sarà interessante vedere in futuro le metodologie che potranno andare a migliorare la gestione delle malerbe anche negli impianti (sotto i vasi) e nel pieno campo, pensando a nuove pratiche che magari prevedano l’inerbimento controllato e il diserbo meccanico.

Uno sguardo alle tecniche di gestione delle malerbe per un settore in continua evoluzione. I nuovi protocolli di produzione limitano l’impatto ambientale

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