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Inerbimento degli oliveti: una pratica positiva

L'olivo è una delle colture più diffuse nel bacino del Mediterraneo. Gli alberi si adattano bene a condizioni ambientali difficili, come la siccità e la scarsa nutrizione, ai terreni sassosi e scoscesi. Storicamente sono coltivate infatti su terreni marginali. La disponibilità di acqua nel suolo è il principale vincolo alla produttività degli oliveti. Le lavorazioni del terreno riducono la concorrenza con le specie erbacee, fanno diminuire l’evaporazione di acqua dal suolo e, con la pratica dell’interramento, integrano la sostanza organica del suolo. Tuttavia la lavorazione può provocare il degrado della struttura del suolo e alimentare processi di erosione, riducendo l'assorbimento di acqua, in particolare per gli alberi di ulivo su pendii ripidi. Se combinato con l'alta temperatura dell’area del Mediterraneo, questo può anche comportare elevate perdite di carbonio, un fattore importante nella salute del suolo.

L'uso di colture di copertura in grado di migliorare i servizi ecosistemici forniti dagli oliveti riduce molti degli aspetti negativi derivanti dalla lavorazione del terreno. Le colture di copertura sono in grado di ridurre la perdita di acqua piovana tramite deflusso, trattengono l'umidità del terreno sottostante e riducono l'erosione del suolo. Tutti questi hanno rilevanza se accostati al concetto di condizionalità evidenziato da parte della Commissione europea al fine di mantenere il terreno in buone condizioni agronomiche e ambientali, un prerequisito per gli agricoltori che ricevono un sussidio diretto dell'UE.
Una ricerca è stata condotta nel biennio 2007-2009 in un rigoglioso uliveto nel sud Italia. Sono stati messi in atto e testati due sistemi di gestione. Nel 'sistema convenzionale' (CS), la superficie è stata diserbata da due a tre volte l'anno, mantenendo i terreni puliti da erbe, e gli alberi sono stati potati pesantemente ogni due anni, con il materiale di potatura rimosso dal frutteto.
Nel 'sistema sostenibile' (Suss), è stata permessa un’accumulazione della copertura vegetale naturale. Gli alberi sono stati potati leggermente una volta l'anno, e il materiale di potatura lasciato a terra come pacciamatura. Sono state in seguito effettuate le misurazioni degli impatti sulla struttura del terreno, sulla conduttività idraulica e sul contenuto di acqua del suolo. Il rendimento annuale di otto alberi è stato registrato per ogni sistema.

Un netto miglioramento è stato riscontrato nel sistema di gestione Suss rispetto al sistema CS. Suss ha migliorato il movimento dell'acqua, permesso infiltrazioni più profonde negli strati del suolo e evidenziato una maggiore capacità di stoccaggio delle acque piovane, soprattutto in autunno-inverno. I ricercatori attribuiscono questo alla copertura vegetale che rallenta la diffusione di acqua piovana sul terreno e permette una cattura migliore della pioggia. Nel sistema CS, d'altro canto, sono stati rilevati importanti aspetti del degrado del suolo. La lavorazione del terreno ha reso il terreno più vulnerabile, spezzando i legami tra le parti aggregate, con conseguente aumento del deflusso superficiale e dell'erosione del suolo.
Le rese di olive non risultano statisticamente differenti tra i due sistemi. I ricercatori concludono che l'uso ben gestito delle colture di copertura spontanee o seminate dovrebbe essere fortemente raccomandato dai politici come alternativa alle pratiche convenzionali come l’aratura.

La corretta gestione del suolo influisce pesantemente sulla disponibilità idrica. Una ricerca ha messo a confronto un terreno lavorato con uno coperto da vegetazione.

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