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Il vantaggio di essere una specie pollonifera

La complessità dei popolamenti vegetali ospitati nei vari orizzonti del Piano basale è accentuata dall’intervento dell’uomo: non alludiamo tanto ai rimboschimenti quanto allo sfruttamento dei boschi per il prelievo di legname e al ripetersi degli incendi.
La strategia che, nei decenni scorsi, ha dominato nel redigere le “Prescrizioni di massima e di polizia forestale”, era volta a garantire la conservazione delle conifere nei consorzi misti “conifere/sclerofille” e “conifere/latifoglie”; la conseguenza era un favore fatto ai pini a danno delle angiosperme arboree: si creavano, per qualche tempo, numerosi spazi bene illuminati dai raggi del sole e le plantule dei pini mediterranei potevano crescere, affermarsi e verdeggiare.
 
Una conseguenza delle attività umane volte allo sfruttamento della “risorsa legno”, cui non si dà sufficiente importanza (spesso neppure da parte dei competenti), è quella di aver favorito le specie di angiosperme arboree fortemente pollonifere (dopo il taglio periodico dei boschi) a danno di quelle meno idonee a sviluppare dalla ceppaia polloni numerosi, robusti, a rapido accrescimento: in pratica carpino nero (Ostrya carpinifolia) e orniello o frassino minore (Fraxinus ornus), vennero avvantaggiati rispetto ai lecci (le cui plantule, oltre a tutto, necessitano di ombra (e di humus) per svilupparsi rigogliosamente.
A volte veniva insediato su versanti volti a nord, est ed ovest pure il castagno (Castanea sativa), specie dotatissima quanto a capacità pollonifere.
 
Ovviamente il migliore sviluppo di queste essenze si registrava su versanti riparati dai raggi del sole e nelle vallette a bassa quota dirette in senso est-ovest. Addirittura certi fitosociologi, constatando l’esistenza di questi consorzi di caducifoglie ad altezze modeste, sovrastati da leccete, a quote maggiori, avevano “creato” un’Alleanza di associazioni vegetali, definita Orno-Ostryon, rimarcando come fatto denso di significato l’inversione altitudinale tra caducifoglie e lecci (ornielli e carpini neri a bassa quota, lecci a quote superiori). Troppa fretta, signori esperti! È stato sufficiente abbandonare i prelievi di legname per un ventennio per constatare che il leccio si riprendeva orgogliosamente le plaghe che incolpevoli usurpatori gli avevano sottratto, favoriti da ripetuti prelievi di legname e dalle proprie doti pollonifere.
Chi invece, nel Piano basale, ricavò un cospicuo vantaggio dal ripresentarsi, non troppo frequente, degli incendi negli stessi luoghi fu la roverella (Quercus pubescens) che infatti, ancora oggi, occupa superfici assai vaste a bassa quota. L’argomento costituirà l’oggetto del prossimo articolo.

Cosa accade dopo il taglio di un bosco? Alcuni generi vengono avvantaggiati a scapito di altri. L'esempio della presenza di carpino nero, castagno e frassino minore

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