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Specie native o specie esotiche?

Con la disputa su questo argomento si potrebbero riempire interi libri e più volte ne abbiamo discusso su Aboutplants.eu. La questione ha vari aspetti ma, spesso, non viene affrontata con la giusta preparazione tecnica e poco ci si fida delle affermazioni degli addetti ai lavori con spirito collaborativo e non di contrapposizione. Si guarda alla controparte quasi come si guardasse un “nemico”, un “oppositore”. Questo non aiuta a liberarci da pregiudizi, da presupposizioni e presunzioni che non sempre trovano conferma nella realtà dei fatti. Una efficace comunicazione potrebbe originare un dibattito sereno con l’instaurarsi di un atteggiamento di rispetto e comprensione, che viene particolarmente gradito dalla “controparte”, e che porta agli ulteriori stadi della fiducia. Talvolta investire nel rapporto con chi abbiamo di fronte, sia esso un singolo, un gruppo o una moltitudine e dedicare del tempo alla comprensione dell'altro, e alla costruzione di un clima amichevole e collaborativo, può portare a dei risultati di mutua soddisfazione.

I concetti di nativo ed esotico, come ho più volte affermato, sono concetti “fluidi” che necessitano di un preciso contesto per essere pienamente compresi. In linea generale possiamo dividere le piante “native” in diverse categorie, distinguendo le piante autoctone, originate ed evolute in un determinato luogo, da quelle indigene che, invece, si sono stabilite nel tempo in alcune zone, ma che in esse sono state introdotte da eventi naturali e, infine, da quelle naturalizzate, specie cioè, massivamente immesse per mano antropica in determinate zone dove esse si sono perfettamente adattate.
A questo proposito è bene ricordare che, in Europa Centrale, prima dell'ultima Era Glaciale, esistevano tante specie di alberi che oramai sono sparite. Le catene montuose che si estendono da Est ad Ovest hanno impedito il loro ritorno, una volta che i ghiacciai si sono sciolti. Potrebbero essere chiamate specie esotiche oggi? Sono infatti avvenuti cambiamenti importanti nel frattempo nei vari paesi per quanto concerne le condizioni ecologiche. Quindi il semplice fatto che certi alberi esistevano in un certo paese centinaia di migliaia o milioni di anni fa non può da solo determinare il fatto che adesso debbano essere di nuovo piantati.
La domanda sul fatto se siano meglio gli alberi esotici o nativi dovrebbe avere una risposta composta e motivata, differenziando tra alberi nel paesaggio aperto e alberi nei parchi e nei giardini.

Per quanto riguarda il territorio cosiddetto aperto è vero è che l’azione dell’uomo deve essere in armonia naturale ed estetica col paesaggio e questo si può ottenere solo con alberi nativi o naturalizzati. Comunità naturali di piante, nel loro habitat, mostrano una grande armonia, senza riguardo alle loro condizioni ecologiche. Non c'è il pericolo che il paesaggio diventi monotono.
In base a ciò solo alberi indigeni dovrebbero essere piantati nel territorio aperto. Il cittadino, però, potrebbe insoddisfatto di questo. Lui vuole vedere forme risaltanti, alberi penduli e piramidi, colori sgargianti, così che i nostri parchi sono spesso dominati da alberi esotici che con il loro misto di forme e colori producono spesso, ma non sempre, effetti esteticamente più attraenti.

Facendo ciò, è come andare contro natura e contro gli effettivi bisogni umani. Siamo continuamente sovra-stressati e sovra-stimolati nei nostri requisiti quotidiani, dallo stress del traffico e da altre esigenze della vita giornaliera urbana. Non abbiamo bisogno di ulteriori stimoli dalla natura, ma più che altro di rilassarci. Abbiamo bisogno di un adeguato bilancio di armonia e non di furia e attività. E a tale scopo servono piantagioni naturali armoniose e non caleidoscopiche ed egocentriche realizzazioni.
Comunque, questo non vuol dire bandire del tutto agli alberi esotici, ma che essi dovrebbero essere selezionati da associazioni relative ad aree ecologicamente simili a quella in cui dovranno essere utilizzati. In piantagioni miste la bravura del paesaggista, che deve avere un’ottima conoscenza delle relazioni ecologiche necessarie per piazzarli correttamente, potrà produrre un effetto gradevole e “naturale” anche con specie esotiche.
Nel parco pubblico, che è la via di mezzo tra il paesaggio naturale e il giardino privato, dovranno perciò essere preferite specie indigene. Se il parco è sufficientemente grande, gli alberi esotici non dovrebbero essere sparsi tra quelli nativi, ma piantati insieme in gruppi isolati tra di loro. Quando questo è fatto, la loro integrazione nel parco non dovrebbe essere tanto difficile. Le stesse considerazioni si applicano alle conifere usate insieme ad alberi decidui. Ovunque esse siano parte della vegetazione naturale non disturberanno l'immagine d'insieme, a patto che siano piantate nella maniera in cui crescono naturalmente, ma qualora esse non appartengano alla vegetazione naturale dovrebbero essere trattate alla stessa maniera degli alberi esotici. La loro assenza dalla vegetazione naturale probabilmente ha ragioni ecologiche!

Nonostante possa apparire come una scelta facile, la selezione delle specie adatte a un particolare ambiente non lo è affatto. Non esistono alberi per ogni sito! Ogni esperienza guadagnata e ogni consiglio di piantagione è applicabile solo a un'area specifica che spesso ha caratteristiche peculiari del tutto diverse da un’area, anche simile e posta a poche centinaia di metri di distanza. Si pensi alla vegetazione che si trova lungo gli argini di un fiume nel suo tratto cittadino e quella che si trova a poche centinaia di metri all’interno del tessuto urbano vero e proprio. Un ontano potrebbe tranquillamente nel primo caso mentre sarebbe probabilmente sottoposto a stress idrico e termico nella piazza limitrofa al fiume fino a poterne morire. 

Valutare le caratteristiche specifiche del sito di piantagione è fondamentale per andare oltre gli schemi puramente ideologici

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