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Il cambiamento climatico mette a rischio l’ambiente

I cambiamenti climatici stanno avendo un forte impatto sui servizi ecosistemici. È quindi essenziale che i fattori legati a tali cambiamenti siano integrati nelle valutazioni globali degli ecosistemi, al fine di migliorare i risultati della gestione ambientale. Per esempio, una pianificazione dell’ambiente costiero che ignorasse gli effetti dell’innalzamento del livello del mare, porterebbe inevitabilmente a un peggioramento sul lungo termine della fornitura di servizi ecosistemici in quel particolare ambiente.

Risultati discordanti. In una recente review sono stati riuniti i risultati provenienti da un’ampia gamma di studi sul climate change in modo da fornire una panoramica chiara della situazione. Gli studi analizzati sono stati 117 e hanno riguardato il collegamento tra la fornitura di servizi ecosistemici e il cambiamento climatico. Tutti i documenti oggetto dell’indagine sono stati pubblicati tra il 2003 e il 2014, anche se la maggior parte (78%) sono stati pubblicati dopo il 2011, segno evidente della crescente crescita di interesse da parte della comunità scientifica verso questo argomento.
La maggior parte delle analisi (59%) ha riportato impatti negativi sui servizi ecosistemici. Circa un quarto (24%) ha riportato impatti misti, il 13% risultati positivi e il 4% nessun impatto.
Tra i vari servizi ecosistemici, è stato riportato che il sequestro del carbonio ha la più grossa  variabilità di risposta ai cambiamenti climatici: il 41% delle analisi suggerisce un impatto misto, il 35% negativo, il 20,5% positivo e 3,5% neutro. L’impatto della CO2 atmosferica (della quale l’aumento porta a una maggiore crescita delle piante) è risultato in linea di massima neutro con il 36% di risultati negativi e il 36% positivi. Questo sottolinea come lo studio dell’argomento sia molto complesso e influenzato da una serie di fattori non trascurabili come la geografia e il tipo di ecosistema. Ad esempio, una ricerca inglese ha dimostrato che gli aumenti di temperatura peggiorano il sequestro di carbonio; al contrario, uno studio condotto sulle Alpi svizzere, dimostra il contrario.

Molti fattori coinvolti. Più in generale, gli impatti attesi dei cambiamenti climatici variano a seconda della posizione geografica del contesto di ogni studio. La produzione vegetale è risultata influenzata in modo variabile tra clima temperato e mediterraneo e anche tra i vari tipi di colture a livello globale.
È importante notare che il metodo di studio ha dimostrato di influenzare il risultato. Quasi tutti (94%) gli studi che hanno tratto conclusioni tramite questionari sottoposti ad esperti hanno riportato impatti negativi. Tuttavia, poco meno della metà (47%) degli studi che hanno utilizzato questionari e metodo empirico (vale a dire l'osservazione diretta degli effettivi impatti dei cambiamenti climatici) o i metodi di modellazione al computer hanno mostrato impatti negativi, il 29% ha registrato impatti misti, il 9% impatti neutri e il 15% positivi.

Le conclusioni. Gli autori di questo studio raccomandano che, in futuro, i ricercatori dovrebbero affidarsi a metodi più solidi della sola opinione degli esperti, in quanto questa potrebbe risultare influenzata da motivazioni personali o da una mancanza di informazioni.
Gli autori sottolineano anche quanto sia importante tenere conto nella gestione ambientale degli impatti multipli e simultanei dei cambiamenti climatici e degli altri fattori di cambiamento (ad esempio l'uso del suolo) sui servizi degli ecosistemi, inserendoli in un contesto socioeconomico. Ad esempio, anche se gli alti livelli di CO2 possono aiutare a stimolare la crescita delle colture attraverso la fertilizzazione carbonica, questo vantaggio potrebbe essere compensato in negativo dal calo delle precipitazioni e da stagioni di crescita più brevi, in un contesto di crescente domanda di aumenti di produzione agricola a causa dell’incremento della popolazione mondiale.
Tuttavia, questo tipo di approccio integrato è stato spesso trascurato nelle analisi, oltre alla presenza di altre lacune importanti come la mancanza di studi in regioni fuori dall’Europa e dagli Stati Uniti.

Analizzati oltre cento studi scientifici: il 59% riporta impatti negativi sui servizi ecosistemici. Fondamentale l’utilizzo di un approccio integrato capace di sfruttare tutti i metodi disponibili

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